La rivista spagnola “Verbo”, nel suo fascicolo di marzo-aprile 2022, pubblica una Nota del prof. Danilo Castellano sulla guerra tra Russia e Ucraina [“Algunes reflexiones en torno a la guerra rusia-ucraina”, pp. 221-236]. L’Autore opportunamente indica la data della redazione di questo testo – il 14 marzo 2022 – considerata la natura dinamica della situazione esaminata. L’intervento del prof. Castellano propone alcuni spunti di riflessione che meritano una attenta considerazione. [Le traduzioni dallo spagnolo sono mie].

Dopo aver chiarito che: 1) la guerra non dimostra alcuna “astuzia della ragione” come voleva Hegel; 2) la guerra è “espressione di barbarie e non di civiltà” (p. 223); 3) è sempre difficile conosce in modo esaustivo la cause di una guerra, perché queste vengono presentate ad arte per farla apparire giuste,

Gli artefatti della informazione

l’Autore considera il ruolo svolto dalla informazione nella preparazione e nella conduzione della guerra. Anche nel caso ucraino le cronache della guerra in corso dimostrano che esiste una aperta strumentalizzazione delle notizie. Per esempio, è stato riferito che l’esercito russo avrebbe un forno crematorio, senza specificare le sue funzioni di igiene e favorendo così surrettiziamente l’accostamento tra Putin e Hitler. Un altro esempio riportato dall’Autore: nessuno nel mondo occidentale ha considerato l’assassinio di Denis Kireev, uno dei membri della delegazione ucraina per i negoziati con la Russia, commesso dai servizi segreti della stessa Repubblica di Ucraina. La valutazione degli atteggiamenti della stampa occidentale è piuttosto dura: si tratterebbe del “silenzio degli schiavi”: “La stampa occidentale, a parte qualche eccezione, si è dimostrata servile rispetto a coloro che hanno il potere di turno”.

Le zone di influenza

Di interesse è la parte della Nota dedicata a “Il problema delle zone di influenza”. Dopo la seconda guerra mondiale sono state create due zone di influenza, annullando così il principio dell’autodeterminazione dei popoli e della indipendenza degli Stati. Dopo la crisi dell’impero sovietico, le zone di influenza sono state di fatto superate. Ora “Putin sostiene che la nuova configurazione internazionale disegnata negli ultimi decenni è illegittima” (p. 227). Le zone di influenza non sono accettabili perché si fondano sul diritto della forza che è la negazione del diritto. Però, nonostante ciò, il diritto internazionale prevede il principio secondo il quale pacta sunt servanda. Ora, sembra che Putin sia il solo ad aver osservato la violazione degli accordi sulle zone di influenza e l’espansione della NATO con le conseguenti minacce per la Russia. Castellano sostiene che Putin abbia ragione nel denunciare la violazione, anche se la risposta alla domanda se ciò legittimi l’uso della forza da parte russa non è facile.

Il bisogno di una autorità internazionale

Si diceva che le zone di influenza annullano la sovranità degli Stati. Castellano nota che oggi tale sovranità, intesa come indipendenza, è in crisi per l’influenza delle potenze e la capacità distruttiva delle armi. Per far fronte alla nuova situazione, secondo lui, “è necessaria l’apertura al diritto internazionale fondato sulla ragione” (p. 228). L’ONU ha costantemente agito contro i criteri della ragione, finendo per essere strumentalizzata per presentare come “legale” la guerra di aggressione, come accaduto con la Guerra del Golfo del 1990-1991. Ecco allora la conclusione di Castellano a questo riguardo: “Risulta sempre più evidente la necessità di una autorità internazionale, addirittura mondiale, per affrontare i problemi della sicurezza e della pace. L’autorità può essere l’imperatore di Dante o altra istituzione idonea a considerare le relazioni tra gli Stati secondo regole di diritto naturale (classico) e canoni morali. La guerra russo-ucraina lo reclama con forza” (p. 228).

Uno scontro di civiltà?

L’attuale guerra in Ucraina è uno scontro di civiltà? L’Autore ricorda che da tempo Putin sostiene la distinzione tra la civiltà russa e quella occidentale. La “Santa Russia” rappresenterebbe una alternativa di fatto alla società occidentale. Basta pensare alla politica di Putin contro i “nuovi diritti” della cultura radicale. Segnalando l’esistenza di questa problematica, evidenziata anche da Alexander Dugin, Castellano invita ad essere molto cauti perché la figura di Putin è “difficile da decifrare” (p. 230) e non è dato sapere se le sue insistenze su questo “scontro di civiltà” siano utilizzate machiavellicamente.

La guerra di difesa preventiva

“La guerra non si giustifica con motivazioni di civiltà. Nemmeno quella russo-ucraina” (p. 231). La difficile domanda che si pone davanti ad ogni guerra è se essa sia giusta. Castellano conferma che ci sono guerre giuste, come atto di legittima difesa di fronte ad una ingiusta aggressione. Tali furono per esempio i casi dell’opposizione degli zuavi pontifici all’esercito piemontese nel 1870, o la (breve) resistenza del Belgio all’esercito tedesco nel 1940. In certi casi e a certe condizioni può essere anche giusta una guerra di difesa preventiva. Non è facile, secondo il nostro Autore, chiarire se l’Ucraina abbia adottato strumenti di minaccia reale alla Russia, “ciò che è certo è che una alleanza come la NATO, creata per motivi difensivi, non deve trasformarsi in uno strumento offensivo, neanche virtuale” (p. 232). Non è nemmeno giusta la difesa della sovranità di uno Stato se la sovranità viene invocata come giustificazione di qualunque decisione, considerata come non soggetta a controllo in quanto sovranamente assunta. “L’Ucraina ha diritto a prendere decisioni sul proprio destino. Però non può, come nessun altro Stato, invocare questo diritto per installare strumenti offensivi nel suo territorio nei confronti di un altro Stato” (p. 233).

Stefano Fontana

 

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