«La Russia è come noi occidentali 400-500 anni fa. Cioè, loro nel 1860, quando noi avevamo il pensiero illuminato di Mazzini, loro la servitù della gleba, che è una forma di schiavitù conclamata. Poi sono passati all’assolutismo monarchico zarista e all’assolutismo bolscevico. Quindi è chiaro che un processo democratico richiede tempo. Noi abbiamo avuto la rivoluzione francese, l’illuminismo prima, la grande speculazione filosofica di un Locke, di un Voltaire, poi abbiamo avuto Hegel, e così via».

Queste parole sono state dette da Gennaro Sangiuliano, direttore del TG2, in una trasmissione televisiva.

La guerra in Crimea fa brutti scherzi e fa pensare e dire cose improponibili da un punto di vista strettamente culturale. Balza agli occhi nelle parole di Sangiuliano la proposta continuità tra “assolutismo monarchico zarista” e ”assolutismo bolscevico”. Una tesi insostenibile dal punto di vista storico e culturale. Il bolscevismo non ha origini russe, non nasce in continuità con la storia russa, ma è stato un virus esportato clandestinamente in Russia. Lenin arrivò in Russia in un vagone piombato mandato là da chi voleva mandarlo là. Il bolscevismo distrusse lo zarismo e non ne fu la continuità. È anche ridicolo etichettare l’impero russo dei Romanov con la spregiativa espressione “assolutismo monarchico”, dato che era una realtà molto complesse e articolata secondo schemi certamente non in voga oggi attuali ma non per questo sbagliati o ingiusti.

Il marxismo fu un prodotto culturale della filosofia moderna europea. Non è nato in Russia ma a Londra. Per di più il marxismo, come osservava Del Noce, è la fase più matura del razionalismo moderno, quella che conduce il suo immanentismo al punto che solo il nichilismo ne può essere la prosecuzione. Ciò spiega gli effetti di secolarizzazione non solo religiosa ma anche etica che il marxismo ha prodotto sia in Russia sia negli altri Paesi europei (e non solo europei). Come sia possibile fare di tutto ciò, invece, una prosecuzione della Russia zarista rimane inspiegabile.

Essendo il marxismo la fase matura della filosofia moderna, esso non si oppone né a Voltaire, né alla rivoluzione francese, né a Mazzini, né ad Hegel. Con ciò non si vuol dire che costoro fossero marxisti (come è ovvio), ma che il marxismo trova la sua originaria matrice nella loro stessa matrice culturale. A diverso titolo lo hanno preparato. La rivoluzione francese fu la prova generale del bolscevismo e da essa derivò non solo la democrazia totalitaria ma anche ogni dittatura della Volontà generale. Voltaire fu il maggiore protagonista della moderna “irreligione occidentale”, ossia della rescissione delle proprie radici da parte dell’Europa. Hegel certamente è uno dei padri di Marx, sia per avergli fornito i criteri fondamentali per una critica alla religione, sia per fornirgli il criterio storicistico della dialettica che imprigiona l’uomo nella storia e fa derivare la verità dalla prassi. Tutta questa storia di idee viene commerciata come una storia di libertà, ma è stata una storia di schiavitù. Rimane quindi problematico come Sangiuliano, con notevole approssimazione, possa vantarsene.

Purtroppo la filosofia moderna ha prodotto molte ideologie distruttive, tra le quali il marxismo, ma non solo. Molti studiosi, infatti fanno dipendere il marxismo addirittura dal liberalismo (di Rousseau, Voltaire e lo stesso Locke fatte le debite distinzioni), mentre Sangiuliano vede il bolscevismo marxista come prosecuzione della società zarista e lamenta che in Russia non ci siano state le correnti di pensiero che hanno prodotto il marxismo. Infatti là non c’erano, erano qui da noi.

Stefano Fontana

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