La nozione di “tradizione viva” della Chiesa è molto importante anche per la Dottrina sociale della Chiesa dato che essa vi si inscrive. Sembra però evidente che questa nozione, soprattutto per una interpretazione tendenzialmente storicistica e modernista dell’aggettivo “viva”, sta subendo una variazione di senso. Se ne è occupato di recente l’articolo “Sur le concept de Trdition vivante” di Laurent Jestin pubblicato sulla rivista francese “Catholica” (n. 154, Hiver 2022, pp. 15-28) e il saggio è stato ripreso in Italia da Mons. Nicola Bux su La Nuova Bussola Quotidiana con l’articolo “La tradizione vivente e il malinteso su Vincenzo di Lerino” (25 gennaio 2022) [leggilo qui].

Desidero presentare i suoi principali aspetti ai frequentatori dell’Osservatorio.

Jestin riprende i principali interventi di Francesco a proposito del tema della “Tradizione viva” della Chiesa, nei quali egli cita sempre alcuni passi famosi dal Commonitorium di Vincenzo di Lerino. Il primo intervento citato risale ad un libro-intervista concessa dal papa a Dominique Wolton nel 2017 (Éditions de L’observatoire). Qui Francesco dice che “la tradizione non è un immutabile conto in banca. La tradizione è la dottrina che è in cammino, che avanza”, a cui segue la citazione di San Vincenzo di Lerino: “Ut annis scilicet consolideatur, dilatetur tempore, sublimetur aetate” [progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età]. Il capitolo 7 del libro-intervista con Dominique Wolton si intitola “La Tradizione è un movimento”.

Nella medesima intervista Francesco si chiede “come cresce la tradizione?” e risponde “Essa cresce come cresce una persona: tramite il dialogo che è come il latte per il bambino. Il dialogo col mondo che ci nutre. Il dialogo che ci circonda. Il dialogo fa crescere. Se non si dialoga non si cresce, si rimane fermo, piccolo, un nano. Non mi posso accontentare di camminare con i paraocchi, devo guardare e dialogare. Il dialogo fa crescere, e fa crescere la tradizione. Dialogando e ascoltando un’altra opinione, io posso, come nel caso della pena di morte, della tortura, della schiavitù, cambiare il mio punto di vista. Senza cambiare la dottrina. La dottrina è cresciuta con la comprensione. Qui c’è la base della tradizione”.

Jestin ricorda che la stessa citazione di San Vincenzo di Lerino c’è in Ludato si’ (nota a piè pagina del paragrafo 121) e nel discorso di Francesco dell’11 ottobre 2017 nel quale egli annunciò la successiva riscrittura del Catechismo sulla pena di morte. Qui egli disse che “la tradizione è una realtà viva e solo una visione parziale può pensare al deposito della fede come a qualcosa di statico”.

Soprassedendo sui discorsi di chiusura del sinodo dell’Amazzonia del 26 ottobre 2029, Laurent Jestin fa l’esempio del discorso ai fedeli della diocesi di Roma del 18 settembre 2021. Anche in questo caso Francesco cita il Communitorium di Vincenzo di Lerino: “Ut annis scilicet consolideatur, dilatetur tempore, sublimetur aetate” [progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età] allo scopo di spiegare che la tradizione non è come un conto in banca, come una coperta conservata dalla naftalina. come Ulisse immobilizzato dal fascino delle sirene o come l’acqua stagnante: “Una Chiesa stagnante comincia a languire”.

In tutti questi casi Francesco ha sì citato dal Commonitorium di Vincenzo di Lerino, ma si è riferito solo ad una parte del testo, evitando sempre di ricordare quanto viene chiamato il “Canone Leriniano”: “In ipsa item catholica ecclesia magnopere curandum est ut id teneamus quod ubique, quod semper, quod ab omnibus” [anche nella stessa Chiesa cattolica ci si deve preoccupare molto che ciò che noi professiamo sia stato ritenuto tale ovunque, sempre e da tutti]. L’omissione di questo passo e di altri del testo finisce per decontestualizzare le citazioni fatte e di corrompere la visione della tradizione.

Alla fine del suo articolo Laurent Jestin riporta un passaggio dal già citato intervento di Francesco del 18 settembre 2021. Nella frase che precede la citazione di San Vincenzo di Lerino egli dice: “Dei Verbum (n. 8), riprendendo la Lettera agli Ebrei, afferma: «Dio, che ha parlato in passato, parla senza sosta con la Sposa del suo Figlio diletto»”. Ecco, per Francesco “l’ermeneutica pellegrina” che caratterizza la Chiesa. Questo cammino “ha avuto inizio con i primi apostoli e continua”.

Due sono i punti messi in evidenza dall’Autore in questa rassegna sulle citazioni leriniane di Francesco: la prima è una certa relativizzazione della dimensione oggettiva della tradizione; la seconda è che il motivo dei cambiamenti nella tradizione non è la vita interna della Chiesa ma il rapporto col mondo, sicché viene ridotta la cesura tra i tempi della rivelazione, conclusi con la morte dell’ultimo apostolo, e i tempi della esplicitazione del deposito rivelato.

Stefano Fontana

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