Ieri, martedì 17 maggio 2022, una circolare del ministero della Pubblica istruzione a firma del Direttore generale ha invitato tutte le scuole italiane, statali e paritarie, a parlare del dovere di lottare contro l’omofobia. Tutti sanno che dietro questa espressione si nasconde l’idea di promuovere le relazioni omosessuali come normali sicché dire il contrario sarebbe come dire che gli uomini di pelle nera sono inferiori a quelli di pelle bianca. Tutti sanno anche che la legge Cirinnà ha purtroppo già equiparato le coppie omosessuali alla famiglia naturale, ma evidentemente questo non basta. Bisogna che lo Stato diventi Educatore ai nuovi diritti e non si limiti a contemplarli per legge, ma anche li insinui nella mente e nei cuori dei nostri bambini, ragazzi e giovani (la circolare non faceva nemmeno distinzione di età scolastica).

Il disegno di legge Zan, tutto impostato su questa lotta ideologica all’omofobia, non è stato approvato, ma il meccanismo ideologico funziona lo stesso. Questo ci dice una cosa fondamentale: quando viene approvata una legge che prevede la colonizzazione ideologica della scuola, vuol dire che la scuola è già stata colonizzata. La cosa avviene dopo, non prima: la rivoluzione giuridica e politica è consuntiva e non preventiva.

Nel nostro Paese si stanno sviluppando molte iniziative dal basso per liberare la scuola dal sistema dello statalismo ideologico. Molte famiglie non accettano che a decidere i principi e i valori dei loro figli sia il Direttore generale del Ministero o il governo. Nasce un movimento di liberazione nazionale della scuola, consapevole che la prima e vera rivoluzione antiregime in Italia sia quella educativa.  I figli ci vengono strappati e rieducati secondo i voleri del Leviatano che diventa anche il Grande Educatore. Educati non in una scuola neutra da valori, cosa in sé impossibile, ma in una scuola militante sul fronte dei disvalori, siano essi il relativismo morale e l’ateismo religioso. In una scuola in cui la parola Dio è assente, o al massimo viene adoperata come oggetto di vilipendio, e la parola Chiesa è colpevolizzata di tutte le nefandezze della storia, è difficile che i nostri figli trovino un ambiente veramente educativo.

Ma c’è anche molto di più. La scuola cosiddetta pubblica estromette la fede (cattolica) dall’ambito del sapere, considerandola un “innamoramento”, un atto di volontà, un desiderio, salvo poi dare spazio educativo a ben altri “desideri”. Questo significa che tra le discipline insegnate in qualsiasi tipo e ordine di scuola e la fede cattolica non c’è nessuna relazione. La fede è un corpo estraneo, che viene relegata al massimo in una certa ora di lezione e a patto che diventi una materia di cultura religiosa generale e di intrattenimento, ossia nulla. In questo modo l’intero quadro del sapere manca di unità, le materie si accostano ma non si integrano, e i nostri ragazzi escono da un lungo periodo di studi – lo Sato li prende infanti e li rilascia uomini –  senza un quadro sapienziale che dia “gusto” alla loro vita e che li sappia veramente orientare in essa. Stiamo fabbricando giovani privati dell’unità interiore.

Tra le molte reazioni a questa situazione, in questi e nei prossimi giorni vanno notati due avvenimenti tra essi collegati, ambedue dovuti all’Osservatorio cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa.

Il primo è la pubblicazione del libro “La buona educazione civica – Indicazioni per insegnanti e genitori” (Fede & Cultura, Verona 2022). Gli autori, tra cui  scrittori legati anche alla Bussola come Riccardo Cascioli, Stefano Fontana, Stefano Magni o Anna Bono. danno indicazioni su come trattare alcuni argomenti di educazione civica – dalla Costituzione ai diritti, dalla legge allo Stato – in modo alternativo alla vulgata corrente imposta dal potere governativo. L’insegnamento dell’educazione civica, riesumato dal ministro Azzolina durante il governo Conte e dotato perfino di Linee Guida governative che dicono agli insegnanti cosa e come fare, sta diventano una religione civile insinuata nelle menti dei nostri ragazzi da parte del potere politico. Gli insegnanti si presteranno? Alcuni insegnanti cattolici protestano ed ecco quindi un vademecum per il loro lavoro alternativo. I genitori accetteranno? Intanto diamogli                   uno strumento per capire, poi vedremo.

Il secondo è il Convegno “Il momento della vera scuola cattolica”! che si terrà a Lonigo (Vicenza) il 4 giugno 2022. Relazioni di don Samuele Cecotti, don Marco Begato e Stefano Fontana, più al pomeriggio testimonianze, confronti e coordinamento culturale e operativo guidato da Fabio Trevisan. Qualcosa si muove, facciamolo muovere e muoviamoci insieme. Sono invitate soprattutto le scuole parentali e homeschooling, ma anche le scuole paritarie alle quali la parità va stretta e anche gli insegnanti cattolici nella scuola di Stato che non sanno spesso che pesci pigliare.

Lo strumento del libro sulla buona educazione civica, che ci si augura entri in ogni scuola cattolica, e il convegno del 4 giugno prossimo possono essere un promettente inizio di un movimento di resistenza e di liberazione.

Stefano Fontana

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