L’Osservatorio Card. Van Thuân si occupa da sempre di due cose: di Dottrina sociale della Chiesa e di formazione. La formazione, in particolare, è l’attività primaria, nel senso che l’Osservatorio ha istituito diverse scuole di Dottrina sociale e si regge sulla pubblicistica, cioè sulla produzione sistematica di testi (libri, articoli, studi, saggistica). L’Osservatorio, perciò, non poteva non rivolgere l’attenzione al fenomeno odierno di rinascita della scuola cattolica, necessaria alla formazione dei giovani, nella forma di una miriade di scuole parentali che sta sorgendo un po’ ovunque, in Italia e all’estero.

Dopo la pubblicazione del libro Manuale per una buona Educazione Civica – che vuole essere un testo di orientamento e formazione per insegnanti e genitori su alcuni aspetti della politica –, l’Osservatorio ha organizzato, lo scorso 4 giugno, un Convegno nazionale sull’Educazione cattolica, allo scopo di tentare un coordinamento utile alle scuole parentali o all’impegno dei cattolici nelle scuole paritarie e statali. E, in effetti, si sono presentati all’appuntamento diversi responsabili e fondatori di nuove realtà scolastiche cattoliche, che hanno parlato dei loro progetti. Tra di essi otto sacerdoti.

Stefano Fontana, Direttore dell’Osservatorio, nell’intervento di apertura ha sostenuto la centralità d’iniziative di questo tipo per il semplice motivo che l’educazione, oggi, è centrale, da quando lo Stato – italiano ma, in generale, ogni Stato – si è autoimposto il ruolo di sommo educatore, formatore e plasmatore delle coscienze. È soprattutto per mezzo dell’indottrinamento dei giovani – ha detto Fontana – che lo Stato moderno si è trasformato in un «grande utero artificiale», in un surrogato di «mamma», la quale vuole rieducare i cittadini a una sorta di nuova «religione civile» imposta, ideologica e anticristiana. La scuola di Stato è, appunto, il luogo della rieducazione, che avviene con la rimozione dello spirito critico e il sostegno di tutte le opinioni, da ritenere equivalenti rispetto alla verità.

Fontana ha parlato, in particolare, di un sistema politico chiuso a riccio su se stesso, che limita la libertà educativa, al quale è opportuno opporre la diffusione della fede cattolica in ogni ambito. Come scrisse Pio XI nell’enciclica Divini illiud Magistri (sull’educazione cristiana della gioventù), esiste un ordine divino e finalistico delle cose, per cui la Chiesa e i genitori hanno un ruolo educativo «sopraeminente», che precede persino i genitori stessi e la comunità politica. Lo Stato, quindi, non può prescindere da quest’ordine divino (naturale e soprannaturale) e arrogarsi la totalità dell’educazione dei giovani, imponendo persino valori opposti a quelli affini alla stessa natura umana. Da tutto ciò non possono che provenire grandi mali, come l’indifferentismo religioso o come l’onnipresente opposizione tra fede e ragione.

Il quadro che si presenta oggi è di una gioventù carica d’informazioni, ma priva di sapienza. I giovani sono abbandonati a se stessi: sono spaesati e smarriti. La Chiesa medesima appare del tutto conforme a questa tipologia di Stato. La Chiesa odierna – ha osservato Fontana – è interessata sì all’educazione, ma non all’educazione cattolica: è come se accettasse la mentalità del mondo in modo incondizionato e si accontentasse «di collaborare come animatrice, solo per l’integrazione sociale».

Nell’intervento successivo don Samuele Cecotti, Vicepresidente dell’Osservatorio, ha detto che l’educazione cristiana si fonda sul principio che l’uomo, per natura, ha la necessità di ricevere un’educazione. Questa esigenza naturale, tuttavia, sempre secondo l’insegnamento di Pio XI nella Divini illiud Magistri, è trascesa dalla divina Rivelazione al livello soprannaturale. Il fine generale, poi, dell’educazione è il «bene oggettivo» della persona, che non si può esaurire nell’ambito della natura, ma si completa nella sopra-natura, per via della vocazione dell’uomo all’eternità in Dio.

Per questo motivo – prosegue Cecotti – mentre i genitori sono educatori per diritto di natura, la Chiesa è educatrice per diritto divino. Tra i due diritti non c’è contrapposizione. E, dunque, l’educazione non può ignorare il fine ultimo e soprannaturale della vita umana. È vero, inoltre, che la comunità politica ha certamente un ruolo nell’educazione dei giovani, ma la sua funzione educativa non è diretta, come quella dei genitori e della Chiesa, ma è sussidiaria alla realizzazione del «bene comune», di cui l’educazione fa parte. Lo Stato, per realizzare una buona educazione, dovrebbe interagire con i genitori, evitando modalità di tipo anarchico, mentre la Chiesa, con la sua dottrina, ha il dovere di vigilare e supervisionare l’azione degli educatori. Don Cecotti, insomma, ha individuato nella riuscita di una buona educazione il rispetto del giusto ordine da dare alle priorità: a capo di tutto c’è il fine soprannaturale, che passa per i fine naturali. Da qui nasce il ruolo peculiare della scuola cattolica, che dev’essere libera, non in senso liberale, ma nel senso di essere lasciata libera di fare il bene e il giusto.

Notevole anche l’analisi di don Marco Begato SDB, Autore dell’Osservatorio, che ha parlato della sua esperienza di coordinatore didattico nella scuola paritaria. Secondo don Begato la crisi attuale dell’educazione è su due livelli: strutturale (di lunga soluzione) e contingente (situazioni locali). La formazione dei docenti, inoltre, dovrebbe avvenire su tre dimensioni: quella della scienza e del sapere, quella dell’educazione e quella della fede. Si tratta di risposte che provengono dal basso, cioè dai responsabili dell’educazione più a contatto con gli studenti.

Silvio Brachetta

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