Siamo molto contenti di informare che il 13mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo del nostro Osservatorio (“Il modello cinese: capital-socialismo del controllo sociale”, Cantagalli, Siena 2021) è stato pubblicato in Francia dalle Éditions de l’Homme Nouveau di Parigi. Ringraziamo il Direttore dell’Editrice parigina, Philippe Maxence, e pubblichiamo la nostra traduzione della seconda parte della sua Prefazione all’edizione francese del Rapporto. Dopo aver parlato nella prima parte [vedi qui] della crisi delle democrazie occidentali, la Prefazione esamina il fenomeno del controllo sociale e della gestione della popolazione, segni della importazione qui da noi del Modello cinese. Con l’occasione invitiamo all’acquisto dell’edizione italiana scrivendo qui: acquisti.ossvanthuan@gmail.com  [Stefano Fontana]

Prefazione all’Edizione francese

di Philippe Maxence

Tre forme di controllo sociale

Più in concreto e in modo più schematico, possiamo distinguere tre forme di controllo sociale, che non si oppongono né si annullano tra loro, ma possono completarsi facilmente.

La prima può essere indicata nel controllo sociale tramite il conformismo. Essa è resa efficiente tramite lo strumento digitale e si inscrive nel quadro economico del mercatismo. Tracciando i consumatori è possibile determinare i loro gusti, le loro preferenze e, da ciò, suscitare i loro desideri. Chi non ha fatto l’esperienza in certe chat on line di notare che il sito propone in seguito certi prodotti presentati come acquistati da altri clienti sulla base di una affinità di interessi o di desideri? Allo stesso modo, l’accesso ripetuto a certi siti genera l’arrivo di pubblicità che propone prodotti selezionati secondo i gusti, i desideri o le tendenze del visitatore. Ci troviamo così di fronte a quanto Ernest Dichter ha chiamato la “strategia del desiderio” e il cui libro, dallo stesso titolo, data la propria edizione francese nel 1961 con la prefazione di un grande maestro della pubblicità, Marcel Bleustein-Blancher.

Questa forma di controllo sociale si appoggia da un lato su un conformismo condiviso, legato ad una affinità nel consumo di prodotti, e, dall’altro, sulla classificazione dei consumatori in base ai loro gusti e desideri. Questo tipo di controllo viene attuato in tutti i campi della vita sociale, ben oltre il solo ambito commerciale. La società moderna non è più una comunità di vita ma un agglomerato di individui sovrani che si controllano reciprocamente e continuamente.

Una soglia viene superata con l’attivismo militante di sorveglianza ideologica, controllando i pensieri considerati devianti e ostracizzando in maniera mediatica coloro che li esprimono. Paradossalmente, questi ultimi non sono l’obiettivo primario. Si vuole piuttosto scoraggiare gli esitanti o coloro che potrebbero allinearsi alle tesi denunciate, creando così un clima di paura. Come ci sono gli agenti per il mantenimento dell’ordine, questi militanti ideologici sono gli agenti del disordine. Si tratta di un controllo sociale ideologico.

Queste due forme di controllo sociale possono essere considerate “orizzontali”, dato che sono attuate da individui considerati sullo stesso piano (tutti consumatori nel primo caso, tutti cittadini nel secondo). Essi permettono al sistema globale di mantenersi nell’equilibrio generale tra i diversi agenti d’influenza, equilibrio che per sopravvivere ha bisogno di garantire la propria stabilità con il consenso degli individui.

Gestione della popolazione

Il controllo sociale di origine statale, come quello descritto analiticamente in quest’opera, è invece un terzo livello, di natura “verticale”. Esso supera il mero conformismo del pensiero e del comportamento, per entrare nel quadro della gestione della popolazione e dell’ingegneria sociale. disciplina, questa, “indirizzata a influenzare gli atteggiamenti e i comportamenti sociali in grande scala”.

Da questo punto di vista, la Cina è il Paese che sembra essere riuscito a superare forti contraddizioni storiche e politico-economiche, arrivando all’alleanza tra comunismo ed economia di mercato, sotto la direzione perfettamente leninista, del partito-Stato. Ma si deve riconoscere che questo passaggio ha prodotto al proprio interno una contraddizione pratica tra, da una parte, le linee dell’ideologia e, dall’altra, la società dei consumi realizzata tramite una certa forma di economia di mercato. Da qui la necessità di rafforzare il monitoraggio, l’inquadramento e il controllo della popolazione, reso oggi possibile dagli strumenti digitali.

Il lettore troverà in questo libro la presentazione del credito sociale alla cinese. Non si deve credere che si tratti di qualcosa di solamente imposto. Anche in una società così chiaramente totalitaria, l’adesione di una parte della popolazione è necessaria per il funzionamento del sistema. Un reportage televisivo ha mostrato, per esempio, una giovane cinese che esprimeva la propria gioia nell’atto di dare la propria impronta facciale per acquistare una bibita ad un distributore. Ella trovava questo metodo non solo pratico ma anche divertente. Il consenso al sistema viene dato senza complessi né riflessioni. Un altro reportage, diffuso da France24 nel 2019, mostra l’adesione di molti cinesi al sistema dei crediti sociali: un punteggio assegnato ad ogni cittadino che può diminuire o aumentare in funzione dei suoi comportamenti considerati come civili o incivili. Alla fine, il punteggio entra in un conto bancario, permette di iscrivere i propri figli ad una scuola o, più semplicemente, di viaggiare. Il cittadino modello beneficia di certi vantaggi come quello di viaggiare a prezzi ridotti. Lin Junyue, il creatore del sistema dei crediti sociali, spiega che utilizzando grandi quantità di dati (big data), “questo sistema giocherà un ruolo importante per presentare. analizzare le conseguenze e mostrare l’offensiva della Cina nel mondo”.

Infine, ringraziamo Stefano Fontana per averci autorizzato a pubblicare il Rapporto dell’Osservatorio cardinale Van Thuân in francese affinché il pubblico del nostro Paese conosca meglio una delle principale sfide dei prossimi anni.

Philippe Maxence

[2/2 fine]

[Traduzione dal francese di Stefano Fontana]

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