Il fatto che il nuovo Papa provenga dall’ordine fondato da sant’Agostino d’Ippona può diventare occasione per riscoprirne gl’insegnamenti. Tuttavia, spesso il pensiero del sommo vescovo e dottore della Chiesa è stato selezionato ammettendone le tesi più tenere ma escludendone quelle più severe. Anni fa, un grande e compianto teologo si augurò l’arrivo di «un novello Agostino che ricordi agli uomini di Chiesa dimentichi o fedifraghi che non è lecito mettere il silenziatore a nessuna parte dell’Evangelo» (Brunero Gherardini, “La Cattolica. Elementi di ecclesiologia agostiniana”, Lindau, Torino 2011, p. 189). Pertanto, ci sembra opportuno raccogliere un breve florilegio di alcune severe ammonizioni sulla politica che animarono il governo episcopale del santo vescovo: vedrete che sono di grande attualità.

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Se vuoi la pace, preparati alla guerra

«Tutte le cose che sono poste fuori dal loro ordine rimangono senza pace; solo se ritornano nell’ordine esse possono ricuperare la pace». (Confessioni, XIII, 9)

«La pace terrena dev’essere collegata e subordinata alla pace celeste». (La Città di Dio, XIX, 17)

«La superbia (…) odia la giusta pace di Dio e ama la propria, che è iniqua. (…) La pace degl’iniqui non può neppure essere chiamata pace». (La Città di Dio, XIX. 12)

«Voi desiderate la pace e l’abbondanza di ogni tipo di beni, non per usarne onestamente – ossia con modestia, sobrietà, temperanza e pietà – ma per continuare a procurarvi una infinita varietà di piaceri con spese pazzesche e, in piena prosperità, far nascere nei costumi mali peggiori delle stesse crudeltà della guerra». (La Città di Dio, I, 30)

«La volontà deve sempre aspirare alla pace; la guerra si affronta per necessità, affinché Dio ci liberi da uno di necessità e ci conservi nella pace. Infatti, non si cerca la pace per fare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace. Pertanto, sii pacifico anche nel guerreggiare e porta a fruire della pace anche coloro che sconfiggi con le tue armi». (Epistola 189°, 6)

«Le guerre lecite sono quelle che vendicano le offese; il che può accadere o per la mancata restituzione di ciò ch’è stato colpevolmente usurpato, o per il rifiuto di dare le dovute riparazioni dei danni». (Questioni sull’Eptateuco, VI)

«Uno Stato regolato secondo giustizia non intraprende nessuna guerra, tranne che quella necessaria per conservare la Fede giurata e quella necessaria per sopravvivere». (La Città di Dio, XXII, 6)

«Forse che non è giusta quella legge che permette di difendersi fino alla morte dell’assalitore? Allora, il soldato che uccide il nemico è autorizzato dalla legge, dalla quale non può deflettere senza subire gravi pene. Quando uccide, se lo fa senza passione, il soldato è un semplice esecutore della giustizia. Né questa legge può dirsi ingiusta quando, per difendere il popolo, permette il minor male della guerra». (Il libero arbitrio, I, 11).

«Perfino la guerra, se fosse combattuta dai buoni allo scopo di sterminare, reprimendo le cupidigie licenziose, quei vizi che dovrebbero essere repressi ed estirpati da un governo giusto, diventerebbe un’opera di misericordia». (Epistola 138°, II, 14)

«Se si rispettassero i precetti cristiani della società temporale, perfino le guerre non si farebbero senza lo spirito di benevolenza, al fine di far godere ai vinti i benefìci della pietà e della giustizia; allora i buoni intraprenderebbero la guerra con misericordia» (Epistola 18°, 14)

«È per punire gli atteggiamenti di persistente violenza che, molte volte, le guerre vengono iniziate dai buoni a buon diritto, sia perché Dio le comanda, sia perché lo comanda un qualche legittimo Imperatore, quando lo esige il giusto ordine delle cose umane». (Contro Fausto il manicheo, XXII, 74)

«Riguardo le guerre che vengono iniziate per comando di Dio, abbiano esse il fine d’intimorire o di abbattere o di sottomettere la superbia dei mortali, non si può dubitare ch’esse siano intraprese giustamente». (Contro Fausto il manicheo, XXII, 75)

«I chierici, pregando per voi militi, combattono contro i nemici invisibili; voi militi, lottando per i chierici, combattete contro i nemici visibili». (Epistola 189°, 5)

«Quanto all’audacia di coloro che deplorano che Dio abbia comandato certe guerre, o che non credono che un Dio giusto e buono abbia potuto imporre un tale comando, essa è tipica di uomini che, per usare un’espressione molto benevola, non sono capaci di credere che la divina Provvidenza si estenda a tutte quante le cose, sia somme che infime». (Contro Fausto il manicheo, XXII, 78)

Guido Vignelli

(Foto: Di Il Pordenone, Pubblico dominio, wikicommons)

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