Pubblichiamo la SESTA puntata ( Qui le precedenti: PRIMA, SECONDA ,TERZA, QUARTA e QUINTA ) del breve saggio di riflessione sulla Scuola cattolica scritto da don Marco Begato. In vista di una pubblicazione unitaria, il titolo pensato è “Prima inattuabile: la restaurazione della scuola cattolica”.

PUNTATA 6

Dalla scuola alla cultura

A questo punto è possibile fare un passo ulteriore e indicare in che modo una didattica condotta al culmine della propria consapevolezza cattolica divenga naturale sostegno e preambolo ad una cultura integralmente cristiana, didatticamente preparata e scientificamente fondata.

Una fondata weltanschauung cattolica

Si potrebbero, a questo punto, fondatamente affrontare tematiche e questioni di taglio meramente teologico, attinenti il Credo ecclesiale. Per esempio, ci si potrebbe cimentare nel descrivere una compiuta visione cattolica del mondo e della storia, che sia ancorata ai grandi e alti Misteri della Rivelazione: la radice trinitaria dell’universo, il rapporto tra creature spirituali e naturali, la mediazione universale di Cristo, il ruolo della Grazia, il fondamento della vita morale, la vocazione soprannaturale dell’esistenza, la bontà operativa della vita umana, il valore del sacrificio e il senso della morte.

Precisiamo: stiamo qui parlando del passaggio dalla scuola alla cultura. Una volta compiuto il percorso di studi accademico, uscendo dalle mura e dagli itinerari didattici, quale prospettiva di sapere si apre? Si apre questa proposta di costruzione culturale ampia e completa, finalmente pronta per confrontarsi vis a vis con i nuclei del Credo cattolico.

Puntualizziamo: quale sarebbe la differenza tra questo quarto livello e una qualsiasi proposta di catechismo in qualche centro ecclesiastico? La differenza qui apprezzata è quella di raggiungere il momento teologico-confessionale, solo dopo aver completato lo sforzo scientifico autonomo precedente. Senza con ciò voler sostare su questioni tecnico-metodologiche e senza nulla voler dire circa l’ordine, i tempi e i metodi con cui la scolarizzazione cattolica e l’annuncio catechistico andrebbero sviluppati, in questa sede preme piuttosto insistere sul necessario dialogo e sulla importante complementarietà tra studio scientifico autonomo e formazione pastorale. I gradi di sapere che abbiamo fin qui presentato ci permettono di conferire pieno valore culturale al processo di annuncio cristiano, mentre dicono in modo esplicito del compimento confessionale e dell’orientamento proprio del tragitto degli studi.

Diversi e differenti impedimenti condotti dalla cultura attuale, rintracciabili in un residuo illuministico accolto acriticamente, non favoriscono immediatamente tale passaggio, che quindi deve essere reso oggetto di approfondimento e meditazione personale, deve essere gradualmente assimilato dal docente, per poi venir rettamente attuato nella professione didattica. Ma l’esito è importante – come ripeteremo più sotto – e si tratta di far incontrare in modo coerente e pieno il sapere didattico con il credo religioso: di qui soltanto può nascere una cultura cattolica degna di nota.

Ad maiorem Dei gloriam

Per concludere questa ricca sezione, ricordiamo ed esplicitiamo che questa prospettiva ha un merito ulteriore: essa permette di realizzare in modo pieno e consapevole quello che per sese resta il fine ultimo attribuito dalla fede a ogni azione umana e quindi anche all’impresa della scuola: glorificare Dio e con ciò stesso nobilitare l’uomo (quinto livello e apicale).

In tal caso non si chiede nulla di più rispetto al percorso già svolto, ma appunto è opportuno sottolineare  come un simile impegno articolato e peculiare comporti di per sé quel perfezionamento dell’actus studendi tale da renderlo, proprio perché perfetto rispetto al proprio fine e modo, in tutto compiuto e pienamente restituito a Dio come ringraziamento e lode. A ciò si aggiunga che l’apprezzamento dello scibile in quanto buono e ragionevole e oggetto di studio rispettoso, rappresenta a sua volta un moto di giustizia con cui riconosciamo a Dio il Suo e in ciò Lo glorifichiamo.

La dimensione culturale della scuola cattolica

La maturazione e accrescimento della fede non può darsi né in contrasto né in assenza di una rigorosa indagine razionale, così come, viceversa, l’esercizio intellettuale non può sviluppare le componenti più ricche e significative di sé in contrasto o in assenza di un dialogo fruttuoso con i contenuti della Rivelazione e. Valgano a riguardo le molte considerazioni del punto precedente. L’insieme di quelle conferisce e restituisce significato pieno all’esistere stesso della scuola cattolica, individuandone e promuovendone il portato culturale proprio. Certo, il prezzo da pagare per pareggiare tale livello di senso è quello di un robusto investimento di pensiero e di autoanalisi, accompagnato da un esigente impegno di autoformazione e aggiornamento da parte dei dirigenti e dei docenti, tale da toccare non solo e non tanto le conoscenze e competenze specifiche delle discipline insegnate, quanto la consapevolezza e il grado di adesione alla sfida che il messaggio cristiano richiede, inevitabilmente in contrasto con alcuni se non la maggior parte degli elementi della cultura dominante e quindi con alcuni trend di pensiero ormai radicati nel corpo insegnanti delle stesse scuole cattoliche.

La dimensione pastorale della scuola cattolica

Le pratiche religiose e le scelte antropologiche del credente non prescindono dalle linee di pensiero, né contrastano con esse, ma da queste sono arricchite, corroborate e illuminate. Una scuola che presenti una valida proposta formativa, educativa e culturale è una scuola che può proporre anche una proposta pastorale pienamente credibile. Di contro avremo l’approccio inevitabilmente claudicante di chi propone itinerari pastorali esigenti, che però non sanno mostrare la propria affidabilità sul piano culturale e portano con sé incoerenze e frammentarietà intellettuali. Si tratta peraltro di percorsi accompagnati dall’implicita accusa di inefficacia: come può un percorso pastorale brillante produrre un riscontro culturale così fragile e discontinuo? Problemi che hanno come propria costante l’arruolamento di credenti relativamente convinti e però inconsapevoli della ricaduta culturale del loro credo, con annessi rischi di fideismi o di appartenenze confuse o più semplicemente di ignoranza religiosa crassa.

Secondo un diverso approccio, considerando che le nostre scuole in occidente accolgono sempre più studenti di scarsa identità cristiana (o di identità religiosa chiaramente non cristiana), la miglior testimonianza evangelizzatrice che possiamo offrire loro non sarà mai una scuola in cui cultura e pastorale sono sbiadite e confuse, piuttosto dove sono solidamente fondate e in forte dialogo e per ciò stesso capaci di mostrare tutto il fascino e la ricchezza di una cultura religiosamente compresa e razionalmente sostenuta. Una proposta chiara e autentica, purché non coercitiva, è il miglior dono che uno studente acattolico possa ricevere da una scuola cattolica.

Il ruolo del dialogo

Tutto quanto fin qui esposto non esclude in alcun modo il richiamo al dialogo e al confronto con le linee culturali differenti dalla nostra.

Il confronto con la cultura contemporanea, senza dubbio distante e spesso in evidente e dichiarato contrasto con quella cattolica, è importante certamente per il fatto che insegna a vivere come onesti cittadini in questo mondo, scongiurando il rischio che l’identificazione cattolica produca persone socialmente disadattate o che si auto-emarginano, il che non è coerente con l’esperienza storica del cattolicesimo nella storia.

Più profondamente, la capacità di dialogo favorisce la condivisione intellettuale ed esperienziale con gli altri uomini, nutre la comunanza con le persone, apre all’incontro con la ricchezza che l’umanità nelle sue forme porta sempre con sé. Ancora una volta, la cura dei semina Verbi sembra una buona piattaforma per educare all’incontro costruttivo e proattivo col prossimo, non in quanto dubitiamo della Verità creduta e professata, ma in quanto sappiamo che il nostro rapporto con la Verità è in costante crescita e può crescere per il contributo buono di chiunque, e anche perché riteniamo che gli altri sono sempre potenziali portatori di un contributo positivo – fosse pure solamente in forma germinale o inconsapevole -, senza con ciò ignorare bensì imparando a discernere (e proprio grazie alla formazione culturale ricevuta!) anche gli elementi propriamente non condivisibili o contestabili.

L’incontro nel dialogo permette l’evangelizzazione e la testimonianza cristiana, la quale risponde a un comando del Signore Risorto. Con ciò si concede all’altro l’opportunità di interrogarsi e scegliere come porsi di fronte all’appello del messaggio evangelico. Ad ogni modo la proposta cristiana, culturalmente fondata, interviene per correggere e mitigare le distorsioni di pensiero e di sensibilità legate alle pieghe storiche, e in ciò porta un contributo specifico di perfezionamento all’avventura umana.

Abbiamo dato per implicito che il dialogo, platonicamente inteso (il Vangelo non dà istruzioni in merito al dialogare, ma solo in merito all’annunciare), è l’incontro tra due esponenti dell’unico/unigenito logos. Di qui viene confermata l’importanza di essere preparati e consapevoli circa la natura del Logos cristiano, che sarà da presentare e promuovere nel confronto col logos che gli verrà contrapposto.

Don Marco Begato

(Foto: Pixabay)

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