
Pubblichiamo la quarta puntata (QUI, QUI e QUI per le precedenti) del breve saggio di riflessione sulla scuola cattolica scritto da don Marco Begato. In vista di una pubblicazione unitaria, il titolo pensato è “Prima inattuabile: la restaurazione della scuola cattolica”.
3. La verità intessuta: linee di proposta culturale scolastica
Idee guida generali: un progetto condiviso
Gli assunti del precedente capitolo ci danno elementi per ricostruire una visione culturale unitaria con una chiara identità di fondo cattolica.
Beninteso, tale prospettiva terrà conto di tutte le osservazioni raccolte, non esclusi gli spunti di dialogo arricchente con le prospettive alternative alla nostra. Inoltre è opportuno ricordare il nostro obiettivo concreto: indicare un modello che sia adeguato al settore scolastico, che quindi alimenti la cultura introducendo alla scienza del sapere, prima ancora di fare professione confessionale; in altre parole, l’intento è quello di contribuire alla formazione di un modello didattico che sia compatibile e intellettualmente capace allo stesso tempo di fronteggiare e incontrare la cultura attuale nelle sue linee di pensiero predominanti, senza temere da un lato il dialogo squisitamente razionale o, dall’altro, sottovalutare ciecamente l’opportunità di un guadagno culturale.. In sintesi, lavoriamo per un modello identitario ma inclusivo, ben radicato ma rivolto all’alterità .
Un appunto metodologico si mostra però necessario. Quanto andremo a raccogliere nel presente paragrafo dovrebbe esser man mano condiviso, tramite gli opportuni passaggi formativi, con l’intero corpo docenti: la linea culturale di una scuola cattolica non può mai ridursi al convincimento dogmatico di uno o pochi dei suoi professori, siano questi pure membri della dirigenza scolastica, ma deve costituirsi come una posizione saldamente orientata e intimamente compresa e condivisa dall’intero collegio dei docenti. E questo è un valore aggiunto cui può e deve ambire la scuola confessionale paritaria o parentale, disponendo della preziosa opportunità di selezionare e formare accuratamente il proprio personale.
A questo punto i docenti, mentre andranno ad elaborare la propria proposta didattica specifica, saranno in grado di trasmettere a ciascun alunno la medesima proposta formativa ed educativa collettiva, capaci – in ragione dei principi su esposti – di fornire un sapere radicato e arricchente, identitario e aggiornato, significativo in primis per gli alunni cattolici che scelgono la scuola cristiana in quanto tale, e in secundis valido anche per gli altri studenti che la scelgono per ragioni contingenti e strettamente didattiche che potranno pur sempre in essa ri-trovare una proposta dialogica, aperta, stimolante e non costrittiva, pur essendo ben definita nel suo carattere pur sempre confessionale.
Una cultura d’ambiente: una proposta oltre l’aula
Parlare di dimensione culturale significa letteralmente parlare di qualcosa che può crescere e far crescere nel tempo. La natura peculiare della formazione cattolica rifugge qualsiasi nozionismo e razionalismo, poiché mira anzitutto ad irrorare tutti gli aspetti di vita vissuta e condivisa alla luce della Rivelazione cristiana. Per questo una proposta culturale cattolica non potrà limitarsi a un’offerta di contenuti, prescindendo dalla cura di un ambiente che si vuole luogo di incontro vissuto tra persone. Più in generale, ogni proposta scolastica educativa in quanto tale dovrà sempre impegnarsi nella guida e nello sviluppo di tutte le dimensioni del soggetto educando: spirituale, mentale e fisica.
La qualità della scelta cattolica dovrà quindi collocarsi già a livello di strutture. La vita nella e della scuola dovrà essere impostata in modo da mostrare l’inesauribile risorsa dei valori che la fondano e che afferiscono all’ambito religioso, spirituale, estetico, morale, sociale e ludico: una costante attenzione e incessante cura degli ambienti educativi; un’impostazione oraria precisa ma flessibile seconda una preventiva calendarizzazione degli eventi formativi; la promozione di esperienze dentro e fuori la scuola comprensivi di momenti condivisi al di fuori del contesto strettamente scolastico nel potenziale e auspicabile coinvolgimento delle famiglie e del territorio. Tutto ciò dovrà essere programmato in modo da risultare coerente con, ed espressione della impostazione culturale cattolica di principio.
Quali potrebbero essere i principi didattici generali sui quali armonizzare la proposta didattica?
I semina Verbi, fondamento della scuola cattolica
Le basi didattiche su cui si edifica la scuola cattolica devono costituire le fondamenta universali del sapere e al contempo mostrare la trasparenza della loro identità cristiana. Alla luce di quanto fin qui presentato, consideriamo valido e congeniale pilastro quanto implicato dalla teoria dei semina Verbi, la dottrina secondo la quale tutto l’universo, essendo plasmato sul modello del Logos che è il Verbo di Dio, porta ovunque e sempre la Sua impronta, almeno in germe. Fare scuola cattolica allora non significa isolare argomenti espressamente cristiani, bensì sapersi rivolgere allo scibile umano universale, conoscendolo secondo i suoi propri principi, nel rispetto dell’autonomia propria di ciascuna disciplina scientifica, tenendo però ferma la consapevolezza che qualsiasi oggetto studiato possiede la propria verità e diviene oggetto degno di studio nella misura in cui lo si coglie nel suo rapporto – sia pur germinale, implicito, allegorico, analogico con il Verbo.
La struttura ontologica della verità, arricchita e ricompresa nella luce della rivelazione di Gesù Cristo e tramandata dalla Tradizione ecclesiale, rende inadatto qualsiasi altro approccio, in quanto tale struttura non ostacola in alcun modo la ricerca scientifica, mentre ne sostiene lo sviluppo sotto qualunque aspetto e ne promuove l’indagine di senso.
Questo approccio si può esemplificare soprattutto indicando i limiti, i divieti da imporre all’impresa scolastica. Esattamente come avviene con i Dieci Comandamenti che istruiscono la vita pratica del credente, ugualmente possiamo suggerire degli indicatori didattici che guidino l’esperienza del docente. Saranno espressi in negativo, perché rivolti ad indicare i confini oltre i quali l’approccio formativo esce dal proprio carattere cristiano, mentre lasceranno alla libera immaginazione del professore la possibilità di esplorare in positivo tutto quanto può essere affrontato e proposto per far fiorire adeguatamente la propria disciplina.
Ecco dunque alcuni suggerimenti normativi. Se il Verbo rappresenta la fonte del Creato e se ogni realtà ne porta in sé i semi – più o meno maturati – ne consegue che ogni approccio disciplinare risulterà inadeguato se implicherà le denigrazione del Verbo, la pretesa di farne a meno, l’irrisione della religione rivelata del Verbo incarnato, la svalutazione del Creato o l’assolutizzazione dello stesso. Queste istanze indicano tutte un misconoscimento del ruolo radicale del Verbo rispetto alla realtà, alla natura e al sapere scientifico.
D’altra parte, se il Verbo ha scelto la modalità seminale per rendersi presente nell’universo, questa modalità per ciò stesso è degna di rispetto. Se il Verbo ha valorizzato culture e saperi, rimanendo in essi nella forma seminale, noi siamo invitati ad apprezzare tali culture e saperi de facie non cristiani, senza disprezzarle o distruggerle o abolirle o distorcerle, bensì presentandole nella loro identità particolare. .
E ancora, se il Verbo ha scelto di manifestarsi a più livelli – esplicitamente nel culmine della Rivelazione, ma anche simbolicamente nell’ordine della natura o drammaticamente nelle differenti fioriture culturali dello spirito – analogamente il corpo docenti è chiamato a valorizzare gli oggetti del sapere secondo il loro grado veritativo di manifestazione. Più precisamente, se L’IRC, nonché alcune parti di discipline esplicitamente impegnate col fenomeno cristiano tratteranno esplicitamente i contenuti confessionali, le discipline STEM provvederanno ad insegnare ad apprezzare l’ordine, le leggi, la bellezza della ragione (sia pur nella consapevolezza dei suoi limiti, il riconoscimento dei quali rientra nei confini su riportati e quindi nell’apprezzamento del Verbo come unico fondamento pieno delle scienze), mentre alle discipline umanistiche spetterà valorizzare e approfondire l’infinita profondità spirituale della sensibilità umana nella sua capacità creativa nell’ambito delle arti, della cultura e della stessa indagine sull’uomo.
Lo splendore del Verbo, peculiarità della scuola cattolica
Il paragrafo precedente raccoglie delle attenzioni che per lo più dovrebbero trovare d’accordo l’intera comunità cristiana scientifica e docente. Sostanzialmente le medesime si imperniano sull’affermazione dell’esistenza di un principio eterno e trascendente, dal quale dipende la struttura del cosmo, il quale può essere perciò indagato e contemplato, ponendo al contempo i limiti del nostro sguardo conoscitivo su di esso. È ragionevole credere che anche alcune, se non diverse, tradizioni di pensiero potrebbero convenire, tutto sommato, con una simile presentazione dei caratteri del fondamento, ovviamente senza per questo giungere ancora ad identificare schiettamente tale principio immutabile col volto di Cristo.
Faticheranno invece a riconoscerne la bontà alcune correnti culturali, specialmente di matrice volontaristica e idealistica, per le quali gli elementi più critici da condividere sarebbero principalmente due. Se Il primo riguarda l’effettiva possibilità di comprendere l’universo e le sue leggi mediante l’esercizio ragione umana, tale convincimento ha trovato paradossalmente proprio nel cristianesimo un terreno fertile nel quale affondare le sue radici filosofiche,, al punto che esso persiste oggi nella forma assenso incondizionato nei confronti delle conquiste delle scienze empiriche e delle loro applicazioni tecnologiche Il secondo elemento critico, legato all’impostazione idealistica, concerne i limiti della conoscenza umana, la quale viene a ritenersi di fatto priva di limiti invalicabili nel progresso del sapere scientifico e della sua traduzione ingegneristica del mondo, anche umano (è l’utopia dell’intelligenza artificiale). Le correnti analizzate nel capitolo precedente hanno di fatto contribuito ad alimentare una tale prospettiva, rispetto alla quale il cristianesimo rimane depositario del compito cruciale di messa in guardia dalle pericolose pretese della volontà di potenza nel campo del sapere scientifico A ben vedere, in tutto ciò il cristianesimo invita a un punto di equilibrio tra irrazionalismo e idealismo, tra ignoranza della verità e arroganza della soggettività.
All’interno della cultura scientifica promossa dal cristianesimo questi due aspetti – la possibilità umana di conoscere le strutture del reale e la consapevolezza dei limiti di tale atto – sono di per sé disponibili alla comprensione di qualsiasi uomo, mentre di fatto si assiste ad una loro sempre più frequente avversione pregiudiziale. Essi trovano non un fondamento assoluto, ma certo un valido sostegno e rinforzo nella visione del cosmo e del sapere proposta dal cattolicesimo: non si tratta cioè di verità di fede eppure dalla fede cristiana ricevono un prezioso contributo e un inesauribile credito. Come insegnavano i Padri e gli autori della Scuola, la fede non pretende di sostituirsi all’esercizio della ragione, sebbene quella possa giovare nella purificazione e nel sostegno di quest’ultima
Orbene un primo contributo specifico del nostro approccio cattolico alla didattica dovrebbe almeno esser quello di purificare la pratica scientifica, accogliendo l’istanza classica di un fondamento immutabile del reale insieme alla coscienza dei limiti umani troppo umani nell’esercizio del sapere l); sostenerla, difendendo la natura pur sempre indagabile della natura sensibile, avvalorando la dignità a della ragione umana contro tutte le tendenze atte a svilirla) e incentivarne lo sviluppo, tenendo fermo e difendendo la nobilità e la bellezza, pur nello spirito di necessario sacrificio, dello studio e della conoscenza della realtà creata. rinnovando l’invito a uno studio serio, alimentato da un senso di sacrificio e ispirato a valori nobili).
Don Marco Begato
(Foto: Pexels, Arthur Krijgsman)
