
Pubblichiamo la terza puntata (QUI e QUI per le prime due) del breve saggio di riflessione sulla scuola cattolica, scritto da don Marco Begato. In vista di una pubblicazione unitaria, il titolo pensato è “Prima inattuabile: la restaurazione della scuola cattolica”.
2. La verità ricercata: quid est veritas?
Il cammino culturale, particolarmente dalla modernità, ha sostituito il modello veritativo classico con un nuovo modello, portando con sé elementi incompatibili coi precedenti sia nell’ordine epistemologico che ontologico.
Le prime novità hanno iniziato ad emergere nell’epoca della tarda Scolastica medievale e nel corso del Rinascimento, ma è stata la grande svolta gnoseologica segnata dal metodo cartesiano a creare le condizioni per l’insorgere, non senza qualche pregiudizio, della cultura illuminista, che si è poi rivelata, volente o nolente, terreno fertile per quelle “deboli” ramificazioni contemporanee in cui si è inevitabilmente fissato il superamento del modello aletico cristiano.
I Padri della Chiesa hanno operato in modo da poter affermare la Verità cristiana, salvando il più possibile il patrimonio classico precedente; una simile operazione di ricongiungimento tra modello cristiano e sapere contemporaneo è ancora in là a venire.
Abbiamo scelto di schematizzare le grandi novità di pensiero in tre filoni, considerati sufficienti a contenere la varietà di proposte filosofico-culturali emerse con slancio negli ultimi quattro secoli.
Di esse offriremo una sintesi schematica, cercando di apprezzarne gli elementi positivi, portando poi il focus sui punti critici rispetto alla cultura e al modello scolastico cattolico.
Il primo filone che individuiamo è quello del Naturalismo, che ha un suo portavoce eminente in August Comte, espressione del positivismo francese ottocentesco.
Cosa afferma: Verità delle scienze della natura.
Comte afferma che il criterio di verità sia dato dal modello di sapere scientifico naturale. Qualsiasi altra forma di sapere è giudicata da questo e quanto più vi si allontana tanto meno sarà affidabile.
Come si pone rispetto al nostro modello: Al di fuori dell’approccio naturalista delle scienze empiriche non si ha verità. Il sapere teologico in generale, e cristiano in particolare, diviene dunque un sapere inaffidabile ed è ridotto a una favola, a un approccio euristico utile per i popoli più regrediti, ma del tutto nocivo per l’evoluta comunità occidentale e moderna. La cultura religiosa può essere al massimo tollerata come qualcosa che riguarda la sfera personale della coscienza soggettiva, certo di una coscienza stimata in qualche modo arretrata rispetto al progresso del mondo. Con ciò si sfocia, ben che vada, in un agnosticismo che impedisce di esporsi pubblicamente pro o contro il credo religioso; oppure più facilmente in forme di irreligiosità, che siglano una incompatibilità tra religione e sapere.
Cifra sintetica dei naturalismi risulta essere lo scientismo.
Il problema culturale per la scuola cattolica: L’adesione acritica allo schema naturalista rischia di produrre in primo luogo una sequela solo formale della proposta religiosa della scuola. Una seconda possibilità è l’adozione di un duplice piano veritativo, l’affermazione cioè di una fiducia scientifica parallela alle verità della fede: i.e. si segue la scienza attorno ad alcune questioni, ma si aderisce alla fede attorno ad altre questioni.
Il problema pastorale per la scuola cattolica: La fede in un ambiente naturalista e scientista non può essere condivisa, né tanto meno elevata a proposta universale: se vuoi, puoi credere; ma se credi, non sei colto. La proposta pastorale in tale situazione può sopravvivere come proposta meramente accessoria. Di essa si può salvare al massimo la ricaduta positiva sociologica (Comte nei suoi studi sociologici pionieristici, a suo modo indicò l’utilità di un credo – sia pur secolarizzato – come collante sociale). Risulta scarsa la capacità di testimonianza davanti agli alunni, per cui lo studio resta marginale e distaccato rispetto al progetto educativo cristianamente inteso, mentre si genera nel frattempo una sorta di schizofrenia educativa. La scuola cattolica diviene di fatto un’istituzione per retrogradi.
Quale arricchimento può nascere nel dialogo: il confronto con tale modello è da considerarsi inevitabile, anche perché rappresenta la visione oggi dominante a livello di strumento politico e di coscienza di massa (cfr. tecnocrazia). Un effetto positivo che nasce da tale confronto è quello di favorire il superamento di forme di sapere ingenuo, residui culturali fideistici e posizioni apologetiche acritiche o trionfalistiche. Inoltre il dialogo offre uno spunto alla valorizzazione del sapere scientifico, cui il contributo cattolico aggiungerà una provocazione sui limiti del conoscere umano. Come effetto indiretto, una seria riflessione sui temi naturalistici potrebbe almeno suggerire, laddove mancasse, una valorizzazione della dimensione reale e naturale, eventualmente stimolando un recupero della bellezza della realtà; le scienze naturali aprono la coscienza del soggetto alla percezione della bellezza e del mistero della vita nella sua concretezza immanente, poggiando sulle conquiste empiriche e sulle evidenze materiali, e infine prestandosi a costituire quasi una strada verso Dio.
Approfondimenti: dal filone naturalista vediamo svilupparsi quello logicista, in cui la verità è intesa come questione di coerenza interna a determinati schemi logico-formali. Tra modelli logici coerenti equipollenti la prevalenza è stabilita dal criterio pragmatista. Ne consegue che la verità viene sottoposta a dimensioni di utilità e funzionalità. Su tale prospettiva si innesta lo spettro del dominio politico dei modelli scientifici e dei rispettivi criteri veritativi, da cui si apre lo spazio per la tenocrazia. Per molti aspetti è lo scenario odierno, già affacciato sui grandi temi della Intelligenza Artificiale e del Transumanesimo.
Il secondo filone che individuiamo è quello del Progressismo. Tra i molti rappresentanti di tale prospettiva, indichiamo in Hegel il pensatore più acuto, massima voce dell’Idealismo tedesco.
Cosa afferma: Il Progressismo sostiene che il sapere umano è in perenne divenire verso forme di coscienza sempre più mature; in questo orizzonte la verità nella forma della rappresentazione religiosa è destinata a superarsi nella forma filosofica del concetto. Il Naturalismo, presentato prima, può essere concepito come un momento ancora astratto o come una fase embrionale in tale progresso “spirituale” costante. Vi è dunque un frangente storico in cui le due correnti si sostengono e si sovrappongono, che è appunto quello caratterizzato dal rigoglio ottocentesco. Se da un lato tale modello prevede, al di là della sua connotazione empirica o trascendentale, un cammino della e per la verità, tale da non poter essere in alcun modo trattenuta nelle forme particolari della coscienza umana; dall’altro esso individua il fondamento della realtà in un compimento e una destinazione che non possono di fatto identificarsi con la persona umana o divina, bensì al di là di queste si manifesteranno in fenomeni storici che travalicano e trascurano i tratti peculiari dell’esser-persona (corporeità, relazioni, affetti, immaginativa). Si esprime in assoluti che tendono a forme di tipo logico-concettuale.
Cifra sintetica risulta essere il relativismo.
Come si pone rispetto al nostro modello: Laddove il Progressismo è più propenso a superare il riduzionismo scientifico naturale proprio del Naturalismo e perciò a evitare la sua naturale deriva tecnocratica, assumendo più facilmente degli orientamenti di carattere religioso o quanto meno spirituale, nondimeno il suo rapporto con il fenomeno religioso e tanto più con la rivelazione cristiana rimane altamente problematico e ambiguo. Se uno Spirito si dà, esso si identifica difficilmente con quello cristiano, mentre tende ad assumere le sembianze di un Assoluto pienamento calato nella storia e per questo svuotato della esemplarità propria del Dio cristiano. Problematico anche lo svilimento della persona umana, con grave compromissione della sua singolarità e con la tendenza a modelli di antropologia funzionalista e strumentalista, tali da rendere l’individuo un momento e un ingranaggio di un Sistema Tecnico e tecnologico che lo consuma a discapito di una sempre maggiore efficienza produttiva.
Il problema culturale per la scuola cattolica: L’adesione allo schema progressista mina alla base l’idea di una Verità assoluta cui tendere e alla ricerca della Quale consacrare gli sforzi dello studio. Il modello tradizionale dei semina verbi viene perduto, al contrario le impronte del Logos sono declassate a momenti che, una volta superati, non è più necessario conservare . In generale lo studio non è più un mezzo per incontrare Cristo, anzi diviene il luogo in cui far maturare la consapevolezza del portato esclusivamente mitologico dell’annuncio cristiano. La cristianità da fine vivente è ridotta a mezzo immaginifico.
Il problema pastorale per la scuola cattolica: Come per l’opzione naturalista, anche in tal caso la fede non può essere condivisa, né tanto meno elevata a proposta universale. Se vuoi, puoi credere. La proposta pastorale rimane accessoria. Più radicalmente, se il modello naturalista tollera uno spazio di credenza soggettiva, sia pur destituita del valore di verità, il modello progressista ha una pretesa più pervasiva: l’Assoluto cui si riferisce (sia esso il Geist, la Struttura, il Popolo, la Tecnica o altro) è presentato come matrice risolutiva dell’intera esperienza universale e antropologica. Se nel sistema naturalistico l’homo religiosus è un regredito, in quello progressista diviene un alienato. La scuola cattolica diviene così un’Istituzione per disadattati. Fatta salva la possibilità di coltivare la consueta, ma sempre più problematica in quanto priva di uno spazio d’esistenza e d’azione, duplice verità: della vita e della fede/scuola cattolica.
Quale arricchimento può nascere nel dialogo: Il Progressismo aiuta a pensare secondo un approccio storico e sistematico, rilegge in termini di forti relazioni di senso la totalità, conduce a indagare e cogliere la verità di ogni momento, introduce la preziosità – non certo scevra di limiti – della metodologia dialettica; valorizza la ragione come mediazione e incoraggia il lavoro del pensiero, che è chiamato a trovare una conciliazione tra posizioni opposte, per una sintesi superiore di differenti verità parziali di partenza; benedice la fatica del concetto e il valore del pensare; insegna alla filosofia il coraggio di guardare fino in fondo nell’abisso del negativo, la accompagna nel travaglio di questo; in ciò per esempio – ma è un esempio prezioso nel contesto cristiano – si offrono spunti per valorizzare l’elemento del dolore e della morte, che per gli esseri spirituali non è dato come scandalo ma come esercizio esistenziale.
Il terzo filone che individuiamo è quello del Prospettivismo. Tra i molti rappresentanti di tale corrente, indichiamo in Friedrich Nietzsche il pensatore più radicale e noto.
Cosa afferma: Il Prospettivismo ri-lega la verità alle dinamiche di potere, rigettandone ogni aspirazione al trascendente e piuttosto la vede ridursi a spinte vitalistico-biologiche, che nel tempo possono diventare lo scenario di conflitti psicologicamente inconsci o politicamente razziali L’esasperazione di un tale antropocentrismo, all’interno del quale interviene e domina un processo di creazione e distruzione della realtà da parte dell’eterno ritorno dei bisogni. Per quanto non siano escluse alleanze ad hominem e sovrapposizioni con altri modelli (per assurdo, anche con quello classico), si tratterà pur sempre di posizioni esposte a falsificazioni , mai di istanze eterne ed immutabili . La morte di valori trascendenti, l’apparenza e relatività del progresso stesso, la diffidenza nei confronti della scienza lo accompagnano continuamente.
Cifra sintetica risulta essere il nichilismo.
Come si pone rispetto al nostro modello: conducendo al parossismo , talvolta con toni a dir poco provocatori, la logica di una verità totalmente immersa nel divenire mondano, il Prospettivismo ne porta alla luce gli inconsci caratteri individualistici e irrazionalistici, la cui deriva può condurre ad una cultura della sopraffazione e dell’istante di cui tende ad accentuare l’inclinazione all’elitarismo e nella quale le relazioni sono di fatto risolte in termini opportunisti (il concorso di convenienze può all’occorrenza produrre alleanze apparentemente solide). Esso condanna l’apollinea ed umana, troppo umana ricerca di senso, verità e ragione come lesiva della primordiale signorilità del fanciullo dionisiaco
Il problema culturale per la scuola cattolica: dal punto di vista dei contenuti il Prospettivismo opera una denuncia del sistema-valori dell’intero canone d occidentale (cfr. il dionisiaco nietzschiano o il woke contemporaneo), per cui nella sua serietà esso costringerebbe a una revisione totale dei paradigmi, specialmente educativi. Dal punto di vista didattico infatti il Prospettivismo scoraggia l’avventura culturale, mettendo in guardia da ogni significativa ambizione che pretenda di essere spiritualmente edificante mentre la riduce al possesso di informazioni da decostruire, oppure da padroneggiare come una vuota forma di dialettica.
Il problema pastorale per la scuola cattolica: l’esito potenzialmente nichilistico del Prospettivismo non sembra concedere margine alla testimonianza cristiana; nel tratto di pensiero che da Nietzsche conduce al transumanesimo più estremo il cristianesimo è visto come un problema o un ostacolo; per cui l’affermazione dell’annuncio cristiano,e non metaforiche, universale e personale ad un tempo, non può che rappresentare uno scandalo e costituire un nemico per la scuola Prospettivista.
Quale arricchimento può nascere nel dialogo: l’opera del Prospettivismo Può essere valorizzata sotto l’istanza di demistificazione e smascheramento di visioni ingenue e aprioristiche della realtà. Beninteso, si tratta di assumere l’indole decostruttiva del Prospettivismo esclusivamente nel suo aspetto di esercizio scettico rispetto ai fondamenti dei propri valori , senza con ciò lasciarsi ammaliare e accoglierne le affermazioni proprie. D’altra parte, questa disposizione d’animo aperta all’ascolto dell’altro è di per sé implicita nella logica del dialogo che è elemento proprio ed inalienabile dello spirito cristiano tout court. . Un interessante contributo in forma di pars costruens può essere perciò accolto nella forma dell’invito ad oltrepassare il proprio orizzonte concettuale , accettarne la prova, indagandone i relativi confini, nello sforzo di leggersi a lato degli imperativi culturali implicitamente dominanti, rivolgendo l’animo o all’intrinseco agonismo della vita.
Una tendenza anticlericale serpeggiante
A tutto questo aggiungiamo un accenno al carattere anticlericale che attraversa di fatto i tre filoni proposti (e, al di là di essi, tutta la cultura odierna). Si tratta di un melieu anticattolico che i cattolici stessi negli ultimi decenni non hanno saputo più giudicare in modo critico, divenendo incapaci di valutarne le falsità e in alcuni casi convincendosi delle sue tesi. Senza interessarci sulle radici di tale aspetto e senza impegnarci in interpretazioni di scuola, non possiamo però fingere di non rilevare una simile tendenza in tutti i pensatori di successo della contemporaneità. Schematizziamola.
Cosa afferma: Tale tendenza ha assunto la forma dell’istanza puntualmente anticlericale negli autori a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo, mentre ha manifestato caratteri generalmente anticristiani nei secoli successivi. La critica muove da una relativizzazione ad una colpevolizzazione per approdare ad una demonizzazione del retaggio culturale cattolico, sconfinando in esplicite forme di ostilità e tentativi di rimozione dello stesso.
Come si pone rispetto al nostro modello: Molta della produzione culturale recente è implicata in una narrazione distruttiva della tradizione cattolica e cristiana. Le ricostruzioni culturali, scientificamente discutibili, abbondano di interpretazioni lesive del portato culturale cristiano-cattolico. La capacità di riconoscere le ricchezze del contributo di pensiero cristiano-cattolico è compromessa, con gravi fraintendimenti e lacune nello studio di ampie aree del pensiero.
Il problema culturale per la scuola cattolica: accettare tale linea significa anzitutto scendere a compromesso con la falsità culturale, privandosi di molteplici strumenti di analisi e conoscenza della realtà. Misconoscere il valore culturale proprio del contributo cristiano-cattolico non può che alimentare un rapporto di contrasto con la propria tradizione – nell’impossibilità, data dalla menzogna, di ricostruirne gli effettivi e reali pregi e difetti, con il rischio di alimentare in modo confuso, disordinato e sterile il proprio impegno di fare cultura cristiana e cattolica.
Il problema pastorale per la scuola cattolica: la fede viene privata di una dignità culturale e sociale tale che il bene che essa mostra ancora oggi, non trova fondamento e riscontro nella tradizione che ce l’ha consegnata. Così facendo si impoverisce il fondamento storico, elemento teologicamente fondamentale nella fede cattolica, mentre le posizioni specifiche del credo risultano o irrazionali e assurde o, al contrario, vengono assunte per mero tradizionalismo e fideismo – e tutte queste soluzioni sono inadeguate rispetto alla proposta cristiana.
Quale arricchimento può nascere nel dialogo: il superamento delle Leggende Bianche, in favore di ricostruzioni fedeli ai criteri storici e scientifici unita a l’abolizione delle Leggende Nere, con miglior comprensione dei fenomeni epocali che ci hanno preceduti; un senso di verità e rigore rispetto allo studio; un rinnovato valore del tema del dialogo, finalmente purificato da storpiature di qualsiasi orientamento e sorta.
Bilancio sintetico sul pensiero moderno-contemporaneo
In sintesi, cosa apprendiamo dalle considerazioni di questo paragrafo? Qual è il portato complessivo del pensiero moderno-contemporaneo in sé e rispetto al nostro modello?
Cosa afferma: le prospettive del pensiero moderno e contemporaneo assumono un modello veritativo inospitabile, quando non esplicitamente ostile, ad ospitare quello consegnato dal cristianesimo in quanto fede religiosa rivelata, creduta e ragionata (e in parte già depositato in alcuni modelli filosofici classici secondo la dottrina dei semina verbi).
Come si pone rispetto al nostro modello: Emerge una figura di verità che perde la dimensione salvifica, trascendente, immutabile, dalla quale segue un modello antropologico che sacrifica la dimensione personale, relazionale, affettiva e termina in una struttura cosmologica in cui non trovano poste le dimensioni di gratuità, contemplazione e affidamento.
Il problema culturale per la scuola cattolica: è fuorviante immaginare una scuola cattolica separata da un modello veritativo e culturale sul quale poggiarsi come pilastro per la sua edificazione terrena
Il problema pastorale per la scuola cattolica: non può trovare radici profonde e vigorose una pastorale cattolica priva di un fondamento veritativo necessario per la sua connaturata missione formativa, educativa e redentiva.
Quale arricchimento può nascere nel dialogo: una certa purificazione dagli sviluppi spuri del proprio sapere e credere può conseguire dalla preliminare chiarificazione dei confini che distinguono la cultura cattolica dalle restanti così come una miglior comprensione della propria e altrui identità nel costante esercizio dialogo con l’eventuale provocazione a riconoscere e affrontare ulteriori spazi di evoluzione, maturazione e conversione, nell’ottica della possibilità di trovare e far germinare nuovi semina verbi presenti nella cultura contemporanea.
Nel prossimo capitolo cercheremo di indicare delle linee fondanti il progetto culturale della scuola cattolica, facendo tesoro degli elementi fin qui raccolti.
(3 – segue)
(Foto-Pixabay)
