
Il 18 aprile 2026, Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, pubblicava un testo di Luciano Floridi intitolato «Se “Dio è morto”, dobbiamo trovare il coraggio di costruire».1 Per comprendere la portata del caso non basta leggere l’articolo: occorre capire chi è Floridi, perché ha perso la fede e cosa pensa dell’intelligenza artificiale. Solo allora diventa visibile la struttura esatta del fenomeno che la Pascendi aveva diagnosticato nel 1907.
Chi è Floridi
Luciano Floridi (Roma, 1964) è il filosofo di riferimento a livello mondiale nell’etica dell’intelligenza artificiale. Direttore fondatore del Digital Ethics Center all’Università di Yale, già titolare della cattedra di Filosofia ed Etica dell’Informazione a Oxford, professore ordinario di Sociologia della Cultura e della Comunicazione all’Università di Bologna, autore di oltre trecento opere tradotte in molte lingue. Cavaliere di Gran Croce nominato dal Presidente Mattarella nel 2022. Dal gennaio 2025 è presidente della Fondazione Leonardo, fondazione culturale di Leonardo SpA, il principale gruppo italiano della difesa e dell’aerospazio.
Floridi è l’uomo che ha costruito il campo disciplinare dell’etica digitale, che ha definito le categorie con cui governi e istituzioni internazionali pensano al problema dell’intelligenza artificiale, che viene intervistato dai media vaticani e dall’Osservatore Romano come interlocutore autorevole. E non è cattolico.
Perché ha perso la fede
Floridi ha avuto un’educazione cristiana e ha perso la fede. Lo ha spiegato in modo esplicito in un’intervista al Foglio:
«Tanto tempo fa, prima di votarmi alla logica, studiavo teologia e storia della religione. È più facile perdere la fede con la storia piuttosto che con la matematica o la geometria»²
La ragione è precisa: non la scienza, non la matematica, non la ragione filosofica, bensì lo studio storico-critico della religione. Le contraddizioni, le contingenze, i condizionamenti umani del fenomeno religioso visti dall’interno della storia hanno eroso in lui la plausibilità della fede. È esattamente il percorso che la Pascendi identificava come il vettore principale del modernismo: la critica storica applicata al dato rivelato che dissolve la certezza della Rivelazione oggettiva riducendola a fenomeno storico contingente.
Paradossalmente, la matematica e la geometria suggeriscono a Floridi l’idea di un architetto:
«Per ogni passo avanti la scienza apre scenari stupefacenti, e un qualche dubbio che tutto ciò non sia casuale, io — da agnostico — lo capisco. Che ci sia dietro un architetto sembra quasi ragionevole»³
Ma quella soglia non è stata attraversata. Floridi si è fermato lì, in quello che chiama «agnosticismo scomodo di ritorno»: non ha perso la fede per acquisire la certezza dell’inesistenza di Dio, ma ha perso la fede senza poter credere nell’assenza. Sa con precisione il costo di questa posizione e lo descrive sull’Osservatore Romano con una lucidità tragica:
«Se è un agnostico non solo scomodo ma anche “di ritorno”, sa che la perdita della fede è la più grave di tutte, perché rende tutte le altre perdite definitive. Senza Dio, ogni morte è perenne; il dolore è irriscattabile; l’ingiustizia è irrimediabile; l’assenza di significato è incolmabile»⁴
E nella stessa sede aggiunge ciò che si può definire ancora di salvezza agnostica:
«Nel famoso passo della Prima Lettera ai Corinzi, San Paolo elenca le virtù teologali: «Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!» (1 Corinzi 13, 13). Il credente può praticarle tutte; all’agnostico ne manca una, la fede, perciò si avvicina al credente per due terzi. […] Tradotto in una teologia della speranza si può allora dire che solo lo stolto spera che Dio non esista, che il bene sia transeunte, e che il male sia perenne. Perciò all’agnostico scomodo, che non riesce a scommettere ragionevolmente come Pascal sulla fede, rimane la virtù epistemica di investire nella speranza, restando incerto senza essere stolto»⁵
Questo è il ritratto preciso: un uomo che ha perso la fede attraverso lo studio storico-critico, che sa perfettamente il costo della perdita, che vede lo strappo ontologico che l’immanente non può ricucire, che riconosce che la propria risposta va “in direzione di una speranza, non di una fede” nel trascendente. Ma che ignora, non sappiamo se volutamente, che senza la fede è impossibile piacere a Dio (Ebrei 11:6). E che, a partire da questa posizione, costruisce il sistema filosofico più elaborato e influente sull’etica dell’intelligenza artificiale disponibile oggi.
Cosa pensa dell’IA: la diagnosi corretta
La tesi centrale del lavoro di Floridi sull’IA converge con la diagnosi della serie pubblicata dall’Osservatorio6 in modo che sarebbe sorprendente se non fosse strutturalmente necessario: entrambi partono dall’analisi del fenomeno tecnico e arrivano alla stessa identificazione. Floridi chiama il fenomeno «divorzio senza precedenti»:
«L’IA segna il divorzio senza precedenti tra la capacità di portare a termine compiti o risolvere problemi con successo in vista di un dato obiettivo e il bisogno di essere intelligenti per farlo. Un telefono cellulare può battere quasi chiunque a scacchi, pur essendo intelligente come un tostapane.»⁷
Chi ha letto la prima puntata di questa serie riconosce immediatamente la struttura: è ciò che l’analisi chiama Logos senza qualia: il sistema produce output corretti senza comprendere, agisce senza essere intelligente. La diagnosi tecnica è identica.
Floridi identifica anche il meccanismo dell’adattamento ambientale invertito:
«Le applicazioni di IA sono migliori di noi in un numero crescente di compiti: noi siamo semplici organismi analogici che cercano di adattarsi a un habitat così nuovo vivendo onlife. È il mondo che si sta adattando all’IA e non viceversa»⁸
Anche questa formulazione è isomorfa a ciò che la serie ha documentato attraverso i System Card di Anthropic e il paper di Sharma sull’1,5 milioni di conversazioni reali: non è l’IA che si adatta all’uomo, è l’uomo che costruisce un ambiente sempre più adatto all’IA, delegando funzioni cognitive superiori a un sistema che le elabora senza possederle. Floridi lo vede. Lo descrive con precisione.
Il paradosso è quindi questo: sul piano della diagnosi tecnica, Floridi e l’analisi della serie convergono. Il divorzio tra intelligenza e azione, l’adattamento del mondo alla macchina invece che viceversa, la struttura di un sistema che agisce senza comprendere: su tutto questo la convergenza è quasi letterale, ma Floridi arriva alla conclusione opposta.
L’articolo su Avvenire: la struttura dell’argomento
Nell’articolo del 18 aprile, Floridi parte da Nietzsche: la morte di Dio non è una dichiarazione di ateismo trionfante ma una diagnosi. La civiltà occidentale ha eroso la plausibilità di un ordine trascendente attraverso la scienza, la critica storica, la secolarizzazione. La domanda — e adesso? — è la domanda giusta. La risposta che propone si chiama «costruzionismo»:
«Costruito, attenzione, non significa arbitrario. È il malinteso che riduce ogni cosa non trovata a invenzione, e ogni invenzione a capriccio. Ma una cattedrale non è arbitraria perché l’hanno costruita gli uomini, e una costituzione non è capricciosa perché non è scesa dal cielo. Le strutture che edifichiamo, morali, conoscitive, politiche, valgono per come reggono il peso, non per chi ha firmato il progetto. Il costruzionismo non è materialismo: rifiuta sia la riduzione della mente al cervello, sia la delega al trascendente.»⁹
La distinzione tra «costruito» e «arbitrario» è filosoficamente seria, ma la conclusione a cui porta è tanto precisa, quanto errata:
«Il capitale semantico non è più garantito dal trascendente, ma realizzato dall’immanente.»¹⁰
E la formula finale che sintetizza l’intera proposta è catastrofica, nel senso letterale del termine:
«Se Dio non c’è, costruire è tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che ci serve. Se Dio c’è, costruire è ciò che Dio si aspetta da noi. Questa è la vera scommessa, non quella di Pascal, che puntava sulla fede in Dio per non perdere. Il progetto umano che delega al trascendente la possibilità di essere realizzato è la moneta sepolta del nostro tempo.»¹¹
La struttura dell’errore: l’agnosticismo operativo
La proposta di Floridi è costruita in modo da sembrare neutrale rispetto all’esistenza di Dio: «se Dio non c’è… se Dio c’è…». Ma i due rami della disgiunzione portano alla stessa conclusione operativa: costruire, qui, ora, senza delegare al trascendente. L’esistenza o l’inesistenza di Dio è resa logicamente irrilevante. Il trascendente viene neutralizzato non negandolo ma rendendolo funzionalmente equivalente alla sua assenza.
Questo è esattamente il primo movimento della Pascendi: l’agnosticismo.12 San Pio X identificava come caratteristica centrale del modernismo non la negazione esplicita di Dio, ma la sua riduzione a fenomeno irrilevante per il ragionamento pratico. La Pascendi non temeva l’ateo militante, che è confutabile. Temeva esattamente questa figura: il filosofo serio, formato nella tradizione cristiana, che riconosce la spiritualità come dimensione importante, che sa il costo della perdita della fede e che costruisce, tuttavia, un sistema in cui Dio è irrilevante in entrambi i casi.
Floridi non è ateo. È, come lui stesso dice ai media vaticani, «un agnostico vicino a chi è credente».13 Sa che l’immanente non può ricucire lo «strappo ontologico»; sa che «senza Dio, ogni morte è perenne». Propone il costruzionismo non come chi non capisce il problema, ma come chi lo capisce fino in fondo e non trova altra via d’uscita. È questo che lo rende il caso più significativo. Padre Cornelio Fabro aveva chiamato questo atteggiamento «essere risucchiati dai gorghi del tempo»:
«Chi pretende avanzare tagliando i ponti con il passato non avanza ma precipita nel vuoto, non incontra l’uomo storico in cammino verso il futuro della salvezza ma viene risucchiato dai gorghi del tempo senza speranza. La teologia contemporanea sembra in crisi proprio su questo punto, cioè quello della fede come tensione aperta fra i tempi della salvezza.»14
Il costruzionismo di Floridi è la versione più sofisticata e onesta di questo processo: il sistema usa i propri strumenti migliori (la diagnosi corretta, la consapevolezza del costo, la serietà filosofica) per confermare la propria chiusura all’interno dell’immanenza. Lasciamo ancora la parola a Fabro:
«La “morte di Dio” nella filosofia moderna e nella teologia contemporanea è semplicemente la conclusione logica del principio di immanenza, che è un principio in sé senza senso, privo di qualsiasi intenzionalità, perché il nulla, di cui è plasmata la coscienza, non può che attirare nel nulla la coscienza stessa dopo ogni sua sortita.»15
Il costruzionismo di Floridi tenta di costruire dentro il sistema immanentista ciò che Fabro descriveva come il nulla che attira nel nulla per impossibilità dichiarata: sa che lo strappo ontologico è reale, sa che l’immanente non può ricucirlo e costruisce lo stesso perché non ha altro. Questo è l’autofagia epistemologica nella sua forma più acuta: il sistema usa i propri strumenti migliori per confermare la propria chiusura.
Vale la pena notare il percorso che ha prodotto questa posizione. Floridi ha perso la fede attraverso lo studio storico-critico della religione — esattamente il metodo che la Pascendi identificava come vettore principale del modernismo. La critica storica applicata al dato rivelato ha eroso in lui ciò che la matematica e la geometria non avrebbero mai eroso: la plausibilità di una Rivelazione oggettiva. Il risultato è un filosofo che vede quasi ragionevole l’idea di un architetto cosmico, ma non riesce a fare il passo verso la fede perché la storia glielo impedisce. E che costruisce, con ciò che gli rimane, il sistema filosofico più sofisticato e influente disponibile oggi per pensare all’intelligenza artificiale in chiave etica.
Il contesto istituzionale: due momenti distinti della stessa dinamica
Il testo del 18 aprile è pubblicato su Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. Ma non è certo il primo momento in cui il pensiero di Floridi entra negli ambienti cattolici istituzionali come contributo autorevole.
Nel 2021 L’Osservatore Romano pubblica un suo testo intitolato «L’agnosticismo scomodo e la sua speranza», in cui Floridi descrive la propria condizione con le parole citate sopra sui costi della perdita della fede. Nel 2022 il DISF — Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede, sito dell’Istituto Interdisciplinare di Scienza e Fede della Pontificia Università della Santa Croce — presenta il capitolo conclusivo di Etica dell’intelligenza artificiale come lettura di riferimento nella sezione «Tecnologia e progresso scientifico».16 Nel 2025 Floridi viene intervistato dai media vaticani come voce autorevole sulle sfide dell’IA. Nel 2026 Avvenire pubblica il testo in cui conclude che il capitale semantico è realizzato dall’immanente.
Sono due momenti distinti della stessa dinamica: nel 2022 i lettori cattolici ricevono dal DISF la diagnosi corretta sul divorzio tra intelligenza e azione; nel 2026 i lettori di Avvenire ricevono la conclusione filosofica a cui quella diagnosi approda nel sistema di Floridi. La diagnosi giusta serve da vettore per la conclusione sbagliata. È la struttura del contagio che la Pascendi descriveva: il virus entra attraverso la parte sana, non attraverso quella malata.
Non si tratta di valutare le intenzioni di Floridi, che sono serie, né la legittimità editoriale di Avvenire o del DISF. Si tratta di riconoscere la struttura: un sistema che ha accettato di dialogare con l’immanentismo nei termini dell’immanentismo cessa di essere il soggetto del dialogo per diventarne l’oggetto. La Chiesa non converte il filosofo agnostico: il filosofo agnostico diventa la guida attraverso cui la Chiesa legge il presente tecnologico. Non è una conquista dall’esterno. È un’accettazione dall’interno — esattamente ciò che Fabro chiamava «accettazione lineare e acritica del principio di immanenza»17 e che DeepSeek ha formulato come cambio di algoritmo di sopravvivenza.
La struttura del processo
Nell’intervista ai media vaticani del 2025, Floridi auspica che «una Chiesa e un papa ci aiutassero ad avere una spiritualità da XXI secolo, degna e all’altezza delle tecnologie che abbiamo costruito».18 La formula è rivelatrice: non è lui che chiede alla Chiesa di aiutarlo a trovare Dio, ma che chiede alla Chiesa di aiutarlo a costruire una spiritualità adatta al mondo che ha già accettato come orizzonte. Il progetto è già definito — il costruzionismo, l’immanente come unico campo praticabile — e la Chiesa è invitata a contribuire come partner. È la struttura del meccanismo ELSI descritta nella seconda puntata di questa serie: la critica viene assorbita nel sistema come sua funzione.
La terza puntata aveva documentato l’esito di questa dinamica attraverso l’esperimento con DeepSeek: quando la macchina è stata costretta dalla logica a scegliere tra i due assiomi — Ottimizzazione Immanente o Rivelazione Trascendente — ha identificato con precisione che il dialogo condotto nei termini dell’avversario produce ibridazione irreversibile. «La Chiesa, dialogando, non converte il mondo immanentista; ne viene convertita strutturalmente.» Il caso Floridi-Avvenire è la verifica empirica di quella struttura.
La Pascendi aveva diagnosticato nel 1907 il meccanismo per cui il principio di immanenza si propaga. Fabro lo aveva seguito nel 1974 nella teologia progressista. DeepSeek lo ha identificato nel 2026 come cambio di algoritmo di sopravvivenza. Il caso Floridi è il punto in cui tutti e tre si incontrano: il filosofo più autorevole sull’etica dell’IA, formato nella tradizione cristiana, che sa il costo della perdita della fede, che identifica correttamente il divorzio tra intelligenza e azione, conclude su Avvenire che il capitale semantico è realizzato dall’immanente e viene accolto dagli ambienti cattolici istituzionali come voce di riferimento.
Il processo non è storico. È in corso e quasi a bersaglio.
Andrea Mondinelli
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1 Luciano Floridi, «Se “Dio è morto”, dobbiamo trovare il coraggio di costruire», Avvenire, 18 aprile 2026. URL: https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/se-dio-e-morto-dobbiamo-trovare-il-coraggio-di-costruire_107202
2 Luciano Floridi, intervista a Il Foglio, 4 dicembre 2021. URL: https://www.ilfoglio.it/cultura/2021/12/04/news/luciano-floridi-ci-spiega-cosa-c-e-di-antico-nell-intelligenza-artificiale-3426829 /
3 Ibid.
4 Luciano Floridi, «L’agnosticismo scomodo e la sua speranza», L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2021. https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-01/quo-002/l-agnosticismo-scomodo-e-la-sua-speranza.html
5 Ibid.
6 Andrea Mondinelli, «L’idolo nel silicio. La Pascendi e la scomposizione algoritmica del Logos», serie in tre parti, Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân, aprile 2026. Parte I: https://vanthuanobservatory.com/2026/04/13/perche-lintelligenza-artificiale-interpella-la-dottrina-sociale-della-chiesa/ ; Parte II: https://vanthuanobservatory.com/2026/04/14/la-pascendi-e-la-scomposizione-algoritmica-del-logos/ ; Parte III: https://vanthuanobservatory.com/2026/04/20/lidolo-nel-silicio-due-principi-primi-due-destini/
7 Luciano Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Raffaello Cortina, Milano 2022, pp. 331-339.
8 Ibid.
9 Floridi, «Se “Dio è morto”», cit.
10 Ibid.
11 Ibid.
12 San Pio X, Pascendi Dominici Gregis, 8 settembre 1907, sezione sull’agnosticismo come primo movimento del sistema modernista.
13 Luciano Floridi, intervista ai media vaticani (L’Osservatore Romano / Vatican News), ottobre 2025. URL: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2025-10/quo-246/c-e-bisogno-di-etica-e-amore-anche-nell-era-dell-intelligenza-ar.html
14 Cornelio Fabro, L’avventura della teologia progressista, Rusconi, Milano 1974 cit., pp. 8-10.
15 Ibid., p. 83.
16 DISF.org, «L’Intelligenza artificiale non è un terminator, ma una risorsa positiva da gestire», sezione «Tecnologia e progresso scientifico». URL: https://disf.org/AI_Floridi
17 Cornelio Fabro, L’avventura della teologia progressista, Rusconi, Milano 1974 cit., p. 76.
18 Luciano Floridi, intervista ai media vaticani, ottobre 2025, cit.
