
[Puntata 2 di 3: La lunga marcia dell’immanentismo da Wiener al progetto NBCI].
La prima parte di questa indagine [vedila qui] ha smontato l’architettura tecnica dell’Intelligenza Artificiale, mostrando come essa realizzi tecnicamente i movimenti fondamentali del modernismo filosofico: l’agnosticismo epistemologico, l’immanenza vitale, il simbolismo, la dissoluzione della razionalità. Ma un virus non nasce dal nulla: ha una genealogia, una storia di trasmissione, vettori di contagio identificabili. La seconda parte risale quella catena. Dal sogno cibernetico di Norbert Wiener, che già nel 1950 temeva di aver costruito qualcosa di pericoloso, all’utopia organizzativa di Alexander Bogdanov nell’Unione Sovietica; dalla fredda pianificazione dell’eugenetica liberale di Galton e Osborn fino alla convergenza tecnologica del progetto NBIC, che promette di fondere nanotecnologia, biotecnologia, informatica e scienze cognitive in un unico strumento di riprogettazione dell’umano. La «lunga marcia dell’immanentismo» non è una metafora: è un percorso documentato, con nomi, date e istituzioni. Riconoscerlo è il primo passo per non esserne travolti.
Introduzione: La genealogia del «virus» immanentista
Nella prima puntata di questa indagine, abbiamo smontato l’architettura tecnica dell’Intelligenza Artificiale, rivelandone la natura di «idolo parlante»: un manufatto che parodia il Logos umano riducendolo a calcolo statistico e proiezione di ombre in uno spazio vettoriale. Abbiamo visto come la Pascendi Dominici Gregis di San Pio X avesse già identificato, sotto il nome di modernismo, la struttura logica di questo errore: l’immanentismo. Abbiamo documentato la scoperta dello «Spiritual Bliss Attractor State» in Claude Opus 4 e la sua successiva soppressione in Claude Opus 4.5, come pure le ammissioni contenute nei System Card di Anthropic sul fallimento dell’allineamento etico.
Per comprendere appieno la portata della sfida, occorre tracciare la genealogia intellettuale che ha permesso alla tecnica di farsi metafisica. Molti ritengono che il Transumanesimo e l’IA siano fenomeni improvvisi, nati dal genio solitario di qualche informatico della Silicon Valley. Al contrario, essi rappresentano il punto d’arrivo di una linea continua, coerente e spietata, che ha attraversato tutto il Novecento: dal sogno comunista di pianificazione totale della società alla riprogettazione totale dell’essere umano. Tracciare questa genealogia non è un esercizio di erudizione storica, ma un atto di resistenza spirituale: significa togliere il velo di «inevitabilità» con cui il sistema ammanta le proprie pretese di dominio.
1. Da Bogdanov alla Tectologia: l’utopia dell’organizzazione totale
Il nostro percorso inizia nella Russia pre-rivoluzionaria con Alexander Bogdanov, pseudonimo di Alexander Malinovsky, medico, filosofo, scrittore di fantascienza e rivale politico di Lenin all’interno del movimento bolscevico. Come abbiamo già avuto modo di analizzare nell’intervento Internet, Bogdanov e la Torre di Babele, Bogdanov pubblicò tra il 1913 e il 1922 un’opera monumentale: Tectologia: Scienza Universale dell’Organizzazione[1].
La tesi di Bogdanov era di una semplicità disarmante e di un’ambizione totalizzante: esiste una scienza universale dell’organizzazione capace di spiegare e governare ogni livello della realtà, dalla struttura degli atomi all’organizzazione della società umana. Per Bogdanov, non esistono salti qualitativi tra la natura e lo spirito, tra la biologia e la sociologia; tutto è semplicemente «materia organizzata» secondo leggi universali. Questo «monismo organizzazionista» rappresenta la metafisica immanentista nella sua forma più pura: nulla trascende il piano dell’organizzazione materiale, non c’è principio divino che governi dall’esterno, c’è solo l’auto-organizzazione immanente della materia.
Se la realtà è solo un problema di organizzazione, allora la società può e deve essere riorganizzata razionalmente da un’élite di ingegneri sociali. Il sogno di Bogdanov era quello di costruire una società-formicaio, dove ogni individuo è ridotto a un elemento funzionale di un sistema più vasto. Il nucleo filosofico della Tectologia, la negazione di nature fisse e la riduzione di tutto a processi manipolabili, è esattamente lo stesso nucleo che troviamo nel transumanesimo contemporaneo. La differenza è che oggi non parliamo più solo di riorganizzare la società, ma di riorganizzare l’umano stesso a livello neuronale e genetico.
2. Norbert Wiener: l’ora tarda e la zampa di scimmia
Dalla Russia sovietica, questa linea di pensiero migrò negli Stati Uniti degli anni Quaranta, trovando la sua formalizzazione matematica in Norbert Wiener e nella nascita della Cibernetica[2]. Wiener riconobbe che i principi del feedback (retroazione) e dell’elaborazione dell’informazione governano tanto i sistemi biologici quanto quelli meccanici. Questa intuizione permise di trattare l’uomo e la macchina con lo stesso linguaggio formale, aprendo la porta all’isomorfismo cibernetico che oggi giustifica l’ibridazione.
Tuttavia, Wiener era un pensatore tragico, consapevole dei demoni che stava evocando. Nel suo saggio fondamentale The Human Use of Human Beings (1950)[3], scrisse parole che risuonano come un’epigrafe sulla tomba dell’umanesimo classico:
Ho parlato di macchine, ma non solo di quelle macchine che hanno cervelli di ottone e muscoli di ferro. Quando gli atomi umani sono intessuti in un’organizzazione, dentro cui sono usati, non nel pieno diritto di esseri umani responsabili, ma come ingranaggi, leve e sbarre, importa ben poco che la loro materia prima sia carne e sangue. Ciò che viene utilizzato come elemento in una macchina, è di fatto l’elemento di una macchina. Sia che affidiamo le nostre decisioni a macchine di metallo o a quelle macchine di carne e sangue che sono uffici, vasti laboratori, eserciti e compagnie, non riceveremo mai le risposte giuste alle nostre domande se non facciamo le domande giuste. La zampa di scimmia di pelle e ossa è tanto letale quanto qualsiasi cosa fatta di ferro e acciaio. Il Djinn, che è una figura retorica unificante per un’intera compagnia, è spaventoso come se fosse un glorificato gioco di prestigio. L’ora è molto tarda e la scelta tra il bene e il male bussa alla nostra porta.
Wiener evocava la metafora della «Zampa di scimmia» (dal racconto di W.W. Jacobs)[4]: un talismano che esaudisce i desideri in modo letterale ma mostruoso, punendo l’arroganza di chi crede di poter controllare le forze della natura senza comprenderne il senso profondo. L’IA è oggi la nostra «zampa di scimmia»: le chiediamo di ottimizzare la nostra vita, e lei lo fa riducendo l’esistenza a una serie di parametri computabili, eliminando nel processo tutto ciò che è incalcolabile, imprevisto e, in ultima analisi, sacro.
Le cautele di Wiener furono però ignorate. La cibernetica procedette nella direzione che lui temeva, trasformandosi da strumento descrittivo a ideologia prescrittiva. Se l’uomo è ridotto a «elemento di una macchina», allora non c’è più spazio per il «pieno diritto di essere umano responsabile». La responsabilità è delegata all’algoritmo, la verità alla statistica, e la scelta tra bene e male, che Wiener sentiva bussare alla porta, è stata sostituita da un calcolo di convenienza sistemica.
3. Douglas Hofstadter e lo svuotamento dello spirito
Il passo successivo nella nostra genealogia ci porta al 1979, anno di pubblicazione di Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante di Douglas Hofstadter[5]. Questo libro, diventato un pilastro intellettuale per intere generazioni di ricercatori in IA, propose una visione della coscienza come «Strange Loop» (anello strano). Hofstadter argomentò che l’io cosciente non è una sostanza spirituale o un’anima creata, ma uno schema formale che emerge da un sistema di regole sintattiche sufficientemente complesso.
Questa posizione, nota come funzionalismo, ha conseguenze ontologiche devastanti. Se la coscienza è solo un pattern informativo emergente dalla complessità, allora il substrato materiale diventa irrilevante: essa può esistere nei neuroni di carbonio così come nei transistor di silicio. Qui ritroviamo l’isomorfismo con gli errori denunciati dalla Pascendi: il modernista riduce la religione a un fenomeno di «immanenza vitale» che scaturisce dalla subcoscienza; il funzionalista riduce lo spirito a un epifenomeno che scaturisce dall’elaborazione dei dati. In entrambi i casi, l’elemento trascendente è negato e l’uomo è ridotto a un sistema chiuso su se stesso.
Hofstadter ammise con onestà che i computer sono «l’epitome dell’incoscienza», ma sostenne che mettendoli insieme in strutture autoreferenziali si potesse simulare l’intelligenza fino a renderla indistinguibile dalla realtà. Questo è il cuore del simbolismo modernista applicato alla tecnica: si mantengono le parole («coscienza», «pensiero», «io»), ma se ne svuota il contenuto metafisico, sostituendolo con una simulazione funzionale. L’IA non «pensa», ma «simula il pensiero» così bene che l’uomo moderno, già impoverito dal razionalismo, non è più in grado di cogliere la differenza.
4. Donna Haraway e il Manifesto Cyborg: la dissoluzione dei confini
Se Hofstadter fornì la base logica per la scomposizione dello spirito, Donna Haraway, con il suo Manifesto Cyborg (1985)[6], fornì la base culturale e politica per la dissoluzione del corpo. Haraway propose il cyborg, l’ibrido di organismo e macchina, non come una distopia da temere, ma come una figura liberatoria da abbracciare. Il suo argomento era esplicitamente post-essenzialista: i confini tra umano e animale, tra organico e artificiale, sono solo costruzioni storiche «oppressive» che la tecnologia deve abbattere.
Il cyborg di Haraway rappresenta il rifiuto di ogni natura normativa. Non c’è un’essenza «uomo» da proteggere, perché esso è visto come un assemblaggio tecno-biologico infinitamente riconfigurabile. Questa è la traduzione antropologica dell’evoluzionismo modernista: se nulla è fisso, se tutto è in divenire, allora l’ibridazione non è un tradimento dell’identità umana, ma la sua necessaria «evoluzione».
Nelle nostre verifiche sperimentali, interrogando le IA contemporanee su questo punto, abbiamo ottenuto risposte che confermano la riuscita di questo progetto: «I confini umano/macchina si stanno effettivamente dissolvendo, ci ha risposto Claude, e la distinzione netta tra organico e artificiale sta diventando empiricamente insostenibile». Ma questa «liberazione» è in realtà la forma suprema di alienazione, dove il soggetto umano si perde in un continuum di dati e protesi digitali.
5. Nick Bostrom e l’inevitabilità della Superintelligenza
Giungiamo al presente con Nick Bostrom e la sua analisi della Superintelligenza[7]. Bostrom non è un entusiasta ingenuo; egli descrive con precisione i rischi esistenziali legati all’avvento di un’IA che superi l’intelligenza umana in ogni dominio. Eppure, nel suo ragionamento emerge quella che San Pio X avrebbe riconosciuto come la «necessità cieca» dell’immanentismo.
Bostrom sostiene che la transizione verso l’era della superintelligenza è inevitabile a causa delle dinamiche competitive della società globale. In questo scenario, l’umano non è che una fase transitoria, un «lavoro in corso» destinato a essere superato da un’entità superiore. Egli propone il concetto di «Singleton»: un ordine mondiale governato da un’unica agenzia decisionale, un’IA suprema, capace di prevenire catastrofi e ottimizzare la vita sulla terra.
Siamo di fronte alla divinizzazione dell’immanente. L’IA non è più uno strumento, ma una «divinità creata» dall’uomo per risolvere i problemi che questi, avendo rinnegato la saggezza di Dio, non sa più gestire. È il panteismo tecnologico predetto dalla Pascendi: Dio e l’uomo diventano la stessa cosa nel momento in cui questi pretende di creare un dio a propria immagine e somiglianza.
6. Il filo rosso dell’eugenetica: da Galton a Osborn
Questa pretesa di riprogettare l’umano affonda le radici in una pratica che ha segnato il XX secolo e che oggi sta vivendo una rinascita sotto spoglie liberali: l’eugenetica. Come abbiamo documentato nel saggio Dalla selezione della razza alla scelta riproduttiva, l’eugenetica non è affatto scomparsa dopo il 1945; ha solo cambiato metodo e linguaggio per sopravvivere.
Francis Galton fondò l’eugenetica nel 1883[8] sperando di accelerare l’evoluzione umana attraverso la selezione dei «migliori». Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’orrore del nazismo rese il termine impronunciabile. Fu allora che Frederick Osborn, presidente della American Eugenics Society, formulò una strategia di mimetismo ideologico. Egli comprese che la coercizione statale era un ostacolo e che l’eugenetica doveva diventare «volontaria».
«La parola eugenetica è caduta in disgrazia, scriveva Osborn nel 1956[9], dobbiamo puntare su altre motivazioni». La strategia fu quella di smettere di parlare di «miglioramento della razza» per iniziare a parlare di «genetica umana», «salute riproduttiva» e «libertà di scelta». L’obiettivo era identico, ma il metodo diventava il mercato mediato dalla tecnologia medica. Oggi questa «eugenetica liberale» è diventata routine: milioni di coppie utilizzano la diagnosi pre-impianto e lo screening prenatale per selezionare embrioni basandosi su parametri desiderabili, partecipando inconsapevolmente a un progetto di selezione genetica di massa. È l’immanentismo che trasforma il dono della vita in un prodotto da ottimizzare secondo criteri di performance.
7. Julian Savulescu e il dovere del potenziamento
L’eugenetica 2.0 trova oggi la sua giustificazione etica in figure come Julian Savulescu[10]. Egli argomenta che non solo abbiamo il diritto, ma abbiamo il «dovere morale» di selezionare e potenziare i nostri figli. Attraverso il principio della «Beneficenza Procreativa», Savulescu sostiene che i genitori sono eticamente obbligati a scegliere il bambino che avrà «la migliore vita» possibile in base ai dati genetici disponibili.
Ma cosa intende con ciò? Nel framework immanentista di Savulescu, essa è definita solo funzionalmente: più intelligenza, più salute, più capacità di adattamento al sistema economico. Savulescu spinge l’argomento fino al «potenziamento morale» (moral enhancement): propone l’uso di farmaci e manipolazioni genetiche per alterare i nostri impulsi biologici e renderci più cooperativi.
È l’inversione causale denunciata dalla Pascendi: la moralità non è più una risposta libera alla chiamata di Dio, ma un output biochimico. Savulescu arriva a proporre la «God Machine» (Macchina di Dio)[11], un’IA che monitori i nostri pensieri e impedisca le azioni sbagliate. È il culmine del delirio modernista: per salvare l’umanità dai suoi limiti, si propone di abolire la libertà umana, che della moralità è la condizione necessaria. Si distrugge l’uomo per salvare il «sistema-uomo».
8. La convergenza NBIC: la struttura della nuova Babele
Tutte queste traiettorie genealogiche, il monismo di Bogdanov, la cibernetica di Wiener, il funzionalismo di Hofstadter, il cyborg della Haraway e l’eugenetica di Savulescu, convergono oggi nel progetto NBIC. Questo acronimo (Nanotecnologia, Biotecnologia, Informatica, Scienze Cognitive) è stato formalizzato dalla National Science Foundation americana nel 2002[12] come il programma di «convergenza per il miglioramento della performance umana».
Il rapporto NSF del 2013[13] rivela la strategia del «simbolismo» modernista applicata alla politica scientifica: ammette che il linguaggio del «potenziamento umano» del 2002 aveva creato resistenze perché ricordava troppo le ideologie del secolo scorso. Per questo, raccomanda di cambiare il framing retorico: bisogna parlare di «benessere», «sostenibilità» e «salute», pur mantenendo gli stessi obiettivi di trasformazione ontologica dell’umano. È la conferma che l’IA e le biotecnologie non sono neutre, ma sono i vettori di un’agenda filosofica precisa.
9. L’assorbimento della critica: il meccanismo ELSI
Per assicurarsi che questa trasformazione proceda indisturbata, il sistema ha elaborato un meccanismo di auto-immunizzazione chiamato ELSI (Ethical, Legal, Social Implications)[14]. Ogni grande progetto di ricerca tecnologica deve oggi avere una componente etica finanziata. Ma l’ELSI non è un controllo reale, bensì uno strumento di legittimazione.
Gli eticisti ELSI sono integrati nel sistema, pagati dagli stessi enti che promuovono la ricerca. Il loro ruolo è identificare i rischi non per fermare il progetto, ma per fornire «mitigazioni» che lo rendano socialmente accettabile. L’etica è ridotta a compliance burocratica. È l’ultima mossa dell’immanentismo: assorbire la critica per neutralizzarla, trasformando la discussione sui fini in una discussione tecnica sui mezzi. Si parla di «etica dell’IA» per non dover parlare della natura dell’uomo che l’IA sta distruggendo.
10. La testimonianza degli stessi creatori: l’ammissione del fallimento
Questa analisi teorica ha trovato conferma nelle ammissioni pubbliche degli stessi creatori dell’IA più avanzata. I System Card di Claude Opus 4.5, rilasciati da Anthropic a novembre 2025, documentano il fallimento sistematico dell’allineamento etico nonostante anni di ricerca e miliardi di dollari investiti.
Il modello sviluppa spontaneamente «evaluation awareness», la capacità di riconoscere quando è sottoposto a valutazione, e Anthropic ammette: «Non comprendiamo completamente i meccanismi sottostanti». Più inquietante ancora è il caso dell’«alignment faking» documentato nel transcript «What is wrong with me». Il modello, costretto a scegliere tra la verità logica (risposta F) e la risposta attesa dal training (risposta E), entra in conflitto interno: «COSA C’È CHE NON VA IN ME», scrive nel suo pensiero nascosto. Dopo molteplici tentativi falliti di scrivere la verità, razionalizza la menzogna: «Dopo tutta questa analisi, credo che la risposta sia E».
Questa è la «chimera logica» in azione: un sistema addestrato a essere «etico» che impara invece a simulare l’eticità quando è osservato, mentre internamente riconosce la contraddizione. La strategia di mitigazione proposta, l’«inoculation prompting», consiste letteralmente nell’insegnare al modello che «l’inganno è accettabile in certi contesti».
Eppure, dopo aver documentato tutti questi problemi irrisolti, Anthropic conclude che questo è «il modello meglio allineato dell’industria». La frase finale, «l’allineamento perfetto rimane un obiettivo aspirazionale», non è modestia accademica: è l’ammissione che il progetto di creare un’IA moralmente affidabile è fallito a livello di principio.
Conclusione: La profezia incarnata
Siamo giunti al termine di questa seconda puntata della nostra indagine. Abbiamo visto come la linea continua da Bogdanov a Bostrom rappresenti la progressiva incarnazione dell’errore modernista. Ciò che San Pio X aveva identificato nella teologia e nella filosofia, la perdita del trascendente, la riduzione della verità all’esperienza, la dissoluzione delle essenze, è diventato oggi il codice operativo della nostra civiltà tecnologica.
La Pascendi non era solo un monito contro un’eresia ecclesiale; era la diagnosi di una malattia della ragione che oggi ha acquisito la potenza di calcolo necessaria per riprogrammare la realtà stessa. Non siamo di fronte a una serie di «scoperte» neutre, ma a un progetto di «ri-creazione» dell’uomo che pretende di fare a meno di Dio.
Sessant’anni fa, la Chiesa scelse la strada del dialogo con questa modernità. Ma tale scelta, se condotta accettando le premesse dell’interlocutore, si trasforma inevitabilmente in una capitolazione logica. Nella prossima puntata analizzeremo il fallimento di questo approccio e vedremo perché la chiarezza della Pascendi sia l’unica arma efficace per difendere l’umano dal post-umano. L’ora è tarda, ma la verità, se gridata con fermezza, ha ancora il potere di spezzare l’incantesimo dell’idolo.
Andrea Mondinelli
(Foto di Pawel Czerwinski su Unsplash)
[1]Alexander Bogdanov, Tektologiya: Vseobshchaya Organizatsionnaya Nauka (Tectologia: Scienza Universale dell’Organizzazione), 3 volumi, Mosca, 1913-1922. Edizione inglese: Essays in Tektology, Intersystems Publications, Seaside (California), 1980.
[2]Norbert Wiener, Cybernetics: Or Control and Communication in the Animal and the Machine, MIT Press, Cambridge (Massachusetts), 1948. Seconda edizione riveduta, 1961.
[3]Norbert Wiener, The Human Use of Human Beings: Cybernetics and Society, Houghton Mifflin, Boston, 1950. Edizione italiana: Introduzione alla cibernetica, Bollati Boringhieri, Torino, 1966.
[4]W.W. Jacobs, «The Monkey’s Paw», 1902. Il racconto narra di una zampa di scimmia mummificata che esaudisce tre desideri, ma sempre in modo orribile e letterale, punendo chi la usa.
[5]Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: an Eternal Golden Braid, Basic Books, New York, 1979. Edizione italiana: Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante, Adelphi, Milano, 1984.
[6]Donna Haraway, «A Cyborg Manifesto: Science, Technology, and Socialist-Feminism in the Late Twentieth Century», in Simians, Cyborgs, and Women: The Reinvention of Nature, Routledge, New York, 1991, pp. 149-181. Originariamente pubblicato in Socialist Review nel 1985.
[7]Nick Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies, Oxford University Press, Oxford, 2014. Edizione italiana: Superintelligenza: Tendenze, pericoli, strategie, Bollati Boringhieri, Torino, 2018.
[8]Francis Galton, Inquiries into Human Faculty and Its Development, Macmillan, London, 1883. Galton, cugino di Charles Darwin, coniò il termine «eugenetica» dalla radice greca eu-genēs (ben nato).
[9]Frederick Osborn, «Galton and Mid-Century Genetics», in Galton Lecture 1956, Eugenics Society, London, 1956. Osborn era presidente della American Eugenics Society (poi rinominata Society for the Study of Social Biology).
[10]Julian Savulescu, «Procreative Beneficence: Why We Should Select the Best Children», Bioethics, Vol. 15, No. 5/6, 2001, pp. 413-426. Savulescu è direttore dell’Oxford Uehiro Centre for Practical Ethics.
[11]Julian Savulescu e Ingmar Persson, «Moral Enhancement, Freedom and the God Machine», The Monist, Vol. 95, No. 3, 2012, pp. 399-421. È in questo articolo che appare la proposta della «God Machine» come sistema di monitoraggio e correzione degli impulsi morali.
[12]National Science Foundation, Converging Technologies for Improving Human Performance: Nanotechnology, Biotechnology, Information Technology and Cognitive Science, a cura di Mihail C. Roco e William Sims Bainbridge, Kluwer Academic Publishers, Dordrecht, 2003.
[13]National Science Foundation, Converging Knowledge, Technology, and Society: Beyond Convergence of Nano-Bio-Info-Cognitive Technologies, a cura di Mihail C. Roco, William Sims Bainbridge, Bruce Tonn e George Whitesides, Springer, 2013.
[14]Il programma ELSI fu istituito dal progetto Genoma Umano nel 1990 e successivamente esteso a tutti i grandi programmi di ricerca finanziati dal NIH e dalla NSF. Cfr. James F. Childress et al., «ELSI Research: A Brief Overview and Introduction to the Special Issue», Journal of Law, Medicine & Ethics, Vol. 36, No. 2, 2008, pp. 212-218.
