Durante la prima videolezione sulla filosofia di Karl Rahner, andata in onda giovedì scorso 18 settembre, Stefano Fontana aveva espresso alcune valutazioni sul libro di Salvatore Vitiello, Rahner oltre Rahner. L’ontologia del simbolo in Karl Rahner, Cantagalli, Siena 2025. Il prof. Don Salvatore Vitiello ci ha inviato via mail una Lettera con alcune sue precisazioni critiche. La pubblichiamo insieme alla riposta di Stefano Fontana.

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Egregio Direttore, Dott. Stefano Fontana,

nella giornata di ieri, mi è stata segnalata la pubblicazione di una Sua video-lezione sul pregiato sito internet dell’Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân. Questo Suo intervento – il primo di tre –, dal titolo “Rahner: figlio della Scuola di Lovanio”, prende dichiaratamente le mosse dalla mia ultima recente pubblicazione “Rahner oltre Rahner. L’ontologia del Simbolo in Karl Rahner”, con prefazione di S.E.R. il Card. Gerhard Ludwig Müller, per i tipi della Cantagalli.

Sebbene Lei dichiari, intorno al minuto 12’ e 15’’, di non voler proporre una recensione del mio libro, che in ogni caso dice di aver “letto con attenzione”, il testo viene da Lei ripetutamente citato – talvolta richiamandone il titolo e talaltra solo l’autore – ben tredici volte, nei primi venti minuti, e sottoposto ad alcune precise critiche.

Mi consenta di esprimere, prima di tutto, sincera soddisfazione per l’interesse che il libro ha suscitato anche in Lei, offrendo tra l’altro uno spunto per realizzare queste video- lezioni, nonché per riproporre la Sua pubblicazione del 2017 dal titolo “La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo”.

Al contempo, però, mi corre l’obbligo di segnalarLe, non senza un certo imbarazzo, che una lettura anche solo un po’ meno che “attenta” di “Rahner oltre Rahner” – per intenderci: prefazione, introduzione, indice e conclusioni – non avrebbe lasciato il benché minimo spazio ad alcuna delle idee e delle posizioni che Lei, nel citato video, attribuisce erroneamente al testo e al suo autore. Mi spiego.

Al principio dell’intervento, attribuisce al mio testo l’intento non solo di “valutare e dibattere”, bensì anche “promuovere” il pensiero di Karl Rahner. Al minuto 9’ 50’’, inoltre, proietta sul titolo del libro – in maniera, a mio avviso, gravemente preconcetta – il celebre intento di Joseph Marechall di “superare Kant con Kant”, preponendo arbitrariamente al “Rahner oltre Rahner” la preposizione “con” – “con Rahner oltre Rahner” –, per poi dedurre, di fatto, ogni altra osservazione da questo ingiustificabile malinteso e prescindendo da qualsivoglia riferimento diretto al testo. Nel prosieguo della video-lezione, mi attribuisce, quindi, la dichiarata intenzione di “superare Rahner con Rahner”, per poi accusarmi, al minuto 12’ 15’’, di quell’atteggiamento che Gilson aveva denunciato come “diplomazia metafisica” e che, a parer Suo, attraverserebbe l’intero percorso del mio libro.

Pur condividendo pienamente, nel merito, le fondamentali critiche che Gilson e Fabro muovono al pensiero di Karl Rahner e che Lei, Direttore, opportunamente ripropone con intento divulgativo, la mia ricerca non ha voluto fermarsi all’esame della presunta ortodossia tomista di questo autore, pacificamente sconfessata dallo stesso Rahner, quanto piuttosto svilupparsi lungo tre tappe: la ricostruzione dei presupposti biografici, intellettuali e  spirituali  del  pensiero  rahneriano,  nel  primo  capitolo;  la  presentazione  e

l’approfondimento della proposta filosofico-teologica contenuta nella categoria sintetica di “Simbolo reale” secondo le intenzioni proprie dell’Autore, nel secondo capitolo; l’esame critico della proposta rahneriana, nel terzo e ultimo capitolo.

Questo esame ha inteso mostrare alcune virtualità contenute nella proposta rahneriana, unitamente però alla necessità di una completa “rifondazione metafisica”, capace di sostituire il Vorgriff-anticipazione della gnoseologia trascendentale, secondo la quale essere e pensiero coincidono, con il fondamentale actus essendi tommasiano, secondo il quale l’essere di ogni ente creato è partecipato direttamente da Dio nella misura propria all’essenza di ciascuno.

Nel testo, perciò, non v’è spazio per alcuna “diplomazia metafisica” e “oscillazione prospettica” tra analisi trascendentale e il realismo metafisico, bensì solo un’attenta correttezza metodologica, che si propone di esporre ed approfondire, in un primo momento ancora “acritico”, il pensiero del teologo di Innsbruck, per poi verificarne, solo in un momento successivo, la reale “tenuta” tanto filosofica, alla luce del senso comune che dovrebbe presupporre, quanto teologica, alla luce del Dogma che vorrebbe servire, e proporne, infine, alcune radicali “correzioni”, a mio avviso possibili e necessarie al pieno sviluppo delle innegabili virtualità contenute nella citata categoria di Simbolo reale.

Contrariamente a quanto da Lei asserito, perciò, la prospettiva da me adottata è dichiaratamente – e oserei dire “fieramente” – metafisico-realista. Il teologo di Innbruck è certamente da me “valutato e dibattuto”, ma nient’affatto “promosso”, soprattutto nei presupposti filosofici del suo pensiero e nelle sue non meno problematiche conseguenze cristologiche, sacramentali ed ecclesiali. Il titolo, chiaramente provocatorio, non si riferisce all’intento di “salvare” o di “superare” Rahner “con” Rahner, quanto piuttosto a quello di salvarne alcune profonde e positive intuizioni, portandole però “oltre” il suo sistema filosofico-teologico e radicandole completamente nella prospettiva metafisica tommasiana.

Vi è un’unica eccezione, nel testo, in cui mi permetto di correggere Rahner “con” lo stesso Rahner e si trova nel paragrafo 3.2.2.3 (pp. 288-298), che sicuramente avrà notato, dedicato alla critica della concezione trinitaria rahneriana – in Dio, secondo Rahner, vi sarebbero non tre “Persone”, bensì tre “modi di sussistenza” –, per mezzo della sua stessa “teoria dell’attuazione”, che dalla considerazione dell’Umanità Ss.ma di Cristo, assunta e divinamente personalizzata, “ricostruisce” i tratti divino-immanenti del Logos eterno.

Cogliendo quest’occasione per esprimerLe la mia profonda gratitudine per il lavoro che l’intero Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân – e segnatamente la Sua persona – offre allo studio, all’approfondimento e all’applicazione della Dottrina Sociale della Chiesa, sono a chiederLe di voler correggere le Sue affermazioni a proposito del mio libro “Rahner oltre Rahner”, quanto meno pubblicando sul medesimo sito e in riferimento alla Sua video- lezione questa mia Lettera.

Confidando nella benevola accoglienza di questa mia richiesta, porgo i più cordiali saluti e auguro ogni vero bene nel Signore.

In Domino,

sac. Salvatore Vitiello

Presidente Associazione “Logos e Persona” APS

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Caro Professore Vitiello,

grazie della lettera che mi ha inviato vie e-mail e del suo interesse, sicuramente immeritato, per la mia videolezione sulla filosofia di Karl Rahner. Lei ha ragione a ritenere che, nonostante io abbia affermato di non voler fare una recensione opprofondita e organica del suo libro [Rahner oltre Rahner, Cantagalli], nel corso della lezione ho espresso alcune valutazioni e ha fatto molto bene a precisare il suo pensiero e l’intento generale del libro. Sarà mio dovere, ma anche un piacere, pubblicare domani la sua lettera nel sito del nostro Osservatorio e rimandare ad essa i fruitori della prossima video-lezione prevista per giovedì prossimo.

A questo proposito mi permetta di fare a mia volta qualche precisazione sui due aspetti principali da lei sottolineati.

Il primo di essi è il paragone da me stabilito tra il titolo del libro (“Rahner oltre Rahner”) e l’intento del Padre Maréchal di “superare Kant con Kant”, paragone che lei considera improprio e difforme dalle sue intenzioni. Rimango però del parere che lo svolgersi del libro comprovi questa mia visione. Nella sua lettera Lei dice che nel libro ha voluto “mostrare alcune virtualità contenute nella proposta rahneriana, unitamente però alla necessità di una completa “rifondazione metafisica”, capace di sostituire il Vorgriff-anticipazione della gnoseologia trascendentale, secondo la quale essere e pensiero coincidono, con il fondamentale actus essendi tommasiano, secondo il quale l’essere di ogni ente creato è partecipato direttamente da Dio nella misura propria all’essenza di ciascuno”. Ciò significa, a mio parere, aver voluto individuare nel pensiero di Rahner uno o qualche elemento che potrebbe aprire o svilupparsi in un percorso che vada oltre Rahner. Ma questo è precisamente equivalente a superare Rahner con Rahner, come da me inteso. L’intento comporta di entrare in Rahner e trovarvi una chiave che permetta di uscirne, superando quelle posizioni. Proprio questo è quanto Gilson rimproverava a Maréchal: una volta dentro non si esce più, perché il principio del trascendentale moderno, evidentemente presente nella ontologia trascendentale, non lo permette, impastando esso coerentemente tutto il sistema. Il Vorgriff rahneriano impronta tutto il suo pensiero da capo a piedi, e a mio avviso ci sono solo due possibilità: o lo si contrasta, e in questo caso non si entra nemmeno in Rahner; o lo si accetta, ma allora si entra e non se ne esce. Con ciò non voglio dire che lei sia per questo rahneriano, mi sembra solo che si sia messo su una strada accidentata. 

Aggiungerei anche che trovare qualcosa in Rahner che possa aprire una porta per andare oltre Rahner sembra non tenere adeguatamente conto di un aspetto. Tutti i termini del realismo metafisico qui sono trasformati di senso. Essere, ente, esistenza, ontologia, meta fisica, forma, materia, reale, trascendentale, categoriale, naturale, soprannaturale, giudizio, analogia, simbolo … hanno significati incommensurabili nel realismo e nel trascendentalismo rahneriano. Come è possibile, mi chiedo, trovare nel sistema di questo teologo qualcosa che apra qualche porta alla metafisica realistica, se il vocabolario e il codice espressivo è completamente diverso?

Il secondo mi sembra essere la questione della “diplomazia metafisica”. Per esempio, lei richiama spesso le posizioni di Padre Fabro, ma poi le lascia, non le utilizza fino in fondo perché non le permetterebbero di continuare la sua indagine. Accade anche spesso che lei affermi che una certa posizione di Rahner non è compatibile con il realismo ma comunque poi la giustifichi nel quadro delle esigenze del dialogo col pensiero moderno. Per fare ancora un esempio, a pagina 221, quando lei colloca se stesso nei tre filoni filosofici che si rapportano a Rahner, dice di appartenere a quanti “apprezzano convintamente il tentativo posto in essere dal nostro Autore, di porre la teologia cattolica e le istanze anche filosofiche della modernità in costante e fecondo dialogo”. Poi alle pagine 240-248 ripropone la visione tomista come totalmente alternativa a quella rahneriana. A pagina 148 però aveva scritto che “Rahner di fatto contribuisce ad uno sviluppo ulteriore del tomismo”, convinzione espressa anche a p. 144: “Siamo di fronte ad un importante sviluppo del tomismo”.

Se le categorie da Rahner elaborate, specie quella del Simbolo reale – come afferma il cardinale Müller nella Prefazione – “posseggono un potenziale indiscutibile”, perché allora richiedono una rifondazione nella metafisica di stampo tomista per la quale non possono avere alcun “potenziale indiscutibile” ma devono essere negate?  

Mi permetta, in conclusione, di riferirle in confidenza da dove nasce il mio “interesse” per Rahner. Da una vita io mi occupo di Dottrina sociale della Chiesa e la ringrazio per le parole di apprezzamento per il nostro Osservatorio. Non ci sarebbe motivo, perciò, di occuparsi di Rahner. Ad un certo punto ho però capito che la DSC va prima di tutto difesa dalla filosofia e della teologia che la negano. Parlo dei suoi nemici interni alla teologia cattolica di cui Rahner è il massimo esponente. Dato Rahner, non c’è più alcuno spazio per la Dottrina sociale della Chiesa. Da qui una certa mia radicalità nell’affrontare questi temi.

Con viva cordialità e molti auguri di ogni bene,

Stefano Fontana

(Foto: Don Salvatore Vitiello, Immagine tratta dal Blog di Sabino Paciolla)

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