Sabato 5 aprile sono intervenuto come relatore nel corso della V giornata nazionale di Formazione e Coordinamento per “la vera scuola cattolica”promossa dall’Osservatorio. Il titolo assegnatomi era: “La sapienza cristiana anima segreta dell’educazione cattolica”.

Ho svolto il mio intervento in tre punti. Non starò qui a trascrivere il contenuto dell’intera conferenza, ma vorrei offrire brevi spunti e soprattutto i link alle fonti citate e consultate. Come già detto durante la relazione, la terza parte ha ripreso i contenuti di miei precedenti interventi sull’Osservatorio, per cui mi limito a rimandare al link LEGGI QUI (PS. tali articoli potrebbero vedere la stampa tra qualche mese, nel caso avviseremo i lettori).

La prima parte del mio intervento è andata a riprendere una curiosa pubblicazione di san Giovanni Bosco, datata 1868. Si tratta della “Rimembranza di una solennità in onore di Maria Ausiliatrice”, testo pensato per contenere le cronache e i ricordi relativi all’inaugurazione della Basilica dell’Ausiliatrice in Torino (100 anni prima della rivoluzione culturale, nota di margine).

La parte più curiosa di tale pamphlet è che in esso troviamo una miscellanea di contenuti: cronache di eventi liturgici, preghiere, relazioni di eventi culturali e musicali e poi due discorsi di mons. Ferrè, vescovo di Casale: uno sulla dedicazione del Tempio e uno sulla scuola cattolica.

Da un punto di vista contenutistico la presenza del discorso sulla scuola è completamente ingiustificata nel testo citato. Salvo che questa collocazione debba spalancarci lo sguardo su di una considerazione ulteriore e più profonda: la missione cattolica comprende nel suo senso con urgenza e con preferenza il compito di sostenere la scuola cattolica; e di converso, la scuola cattolica è veramente tale solo se profondamente radicata nella pratica religiosa e nella dottrina confessionale.

Rimane così definita la cornice, che nella sua essenzialità reputo dirompente e di per sé capace di rompere molti schemi legati all’idea di scuola cattolica contemporanea.

Il testo del Monsignore ha invece un andamento piuttosto classico. Va pur detto che il clima modernista in cui cresciamo ci ha molte volte resi ignoranti del discorso classico, per cui non escludo che per qualcuno la lezione del Ferrè potrà risultare specialmente arricchente (per me lo è stata).

La fonte integrale è consultabile in rete VEDI QUI

Ne offrirò una ricostruzione molto didattica e piana.

Il secondo intervento del Vescovo, tutto rivolto all’educazione cattolica della gioventù, ci ricorda che effettivamente dalla consacrazione del Tempio direttamente discende la santificazione del popolo:

“Ma questa dedicazione se per se medesima è degna di tutta venerazione, essa è ancor più sublime e gioconda in quanto esprime la santificazione del popolo fedele”.

E quindi riconoscere che una forma di santificazione del popolo è proprio attuata nella missione di santificare i giovani, il che a Valdocco si farà col promuoverne le devozioni e pratiche cristiane, ma più in generale coll’educarli secondo la Verità custodita e trasmessa dalla Chiesa. Ora, proprio questa missione pare di estrema attualità viste le sfide religiose e culturali dei tempi correnti.

“Ma ahi! che specialmente a dì nostri il padre della menzogna per abbattere nel popolo cattolico l’edifìzio spirituale, e impedire che desso sorga e si raffermi nell’animo delle crescenti generazioni rompe guerra alla religiosa istruzione, e si sforza di privare in particolar modo i fanciulli e gli adolescenti di questo latte, e di questo pane di eterna vita”.

L’impresa di don Bosco è effettivamente quella di costruire un Tempio e un’Opera che accolga i giovani, li difenda, li separi fisicamente dal degrado cittadino ed edifichi nei loro cuori quelle virtù che li proteggano dagli assalti del demonio e delle cattive passioni. Quindi la Basilica di Maria Ausiliatrice inaugura un lavoro pastorale che è sempre al contempo liturgico e pedagogico, materiale e spirituale, e che senza soluzione di continuità promuove il culto a Dio per meglio svolgere la missione educativa della gioventù.

A questo punto mons. Ferrè riporta un’osservazione grandemente attuale e tristemente vera.

“Non vi fu mai tempo, in cui si desiderasse e si favorisse tanto l’istruzione della gioventù quanto il presente. Si vuole che i fanciulli anche i più poveri imparino a leggere, apprendano il modo di mettere in carta i loro pensieri, sappiano eseguire le prime operazioni dell’aritmetica, conoscano almeno i fatti principali della storia, e non siano al tutto digiuni di fisica, di geometria, di disegno, e di molte altre scientifiche discipline. A tale scopo si moltiplicano scuole pei figli e per le figlie non solo nelle città e nelle popolose borgate, ma perfino nei più oscuri villaggi, e si procura che anche per quelli i quali debbono nelle ore diurne, e lungo il corso della settimana attendere all’esercizio delle arti e dei mestieri, non manchino le scuole serali e festive”.

La società contemporanea è davvero impegnata sul fronte dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione. Purtroppo essa avanza in un clima di valori liberali e quindi in ultima istanza disumanizzanti. Contro tale decadenza la soluzione è garantire in ogni scuola un insegnamento basato sulla verità cattolica. E il vescovo motiva tale preferenza:

“L’importanza di una dottrina si deduce dall’eccellenza degli oggetti intorno ai quali versa, dal dovere che gli uomini hanno di impararla e di consentirvi, e dai vantaggi che essa arreca a quelli che coll’adesione della mente e della volontà vi si conformano. Sotto tutti questi rispetti è incontrastabile che la dottrina cattolica ha un’importanza maggiore senza confronto di quella di qualsivoglia altra più nobile e celebrata disciplina”.

Quindi riconosciamo che, da un lato, la devozione mariana di don Bosco non cessa mai di essere realmente intessuta di pratiche devote, semplici e feriali, dall’altro, essa si innalza e mostra tutto il suo ampio valore per il fatto di venire a nutrire due polmoni fondamentali dell’esperienza formativa del cattolico, i quali sono la sua preparazione liturgica e la sua formazione culturale. Il devoto all’Ausiliatrice è cioè invitato a vivere pienamente la dimensione del culto pubblico, attraverso la venerazione del Santuario mariano quale luogo della presenza reale dell’Altissimo; ed è spinto a difendere e diffondere una educazione scolastica cattolica, autentico rimedio agli errori degli eretici e dei liberali, strumento di formazione della gioventù e argine di difesa dell’unica vera fede che la Chiesa ci comunica.

“Quanto è importante l’insegnamento religioso cattolico per la retta istituzione della gioventù, altrettanta dee essere la premura di somministrarlo in tutta la sua integrità e purezza, di riceverlo con docilità, di favorirne e secondarne l’efficacia; altrimenti esso o si corromperebbe e cangerebbesi in mortifero veleno, o si rimarrebbe negletto ed infruttuoso”.

E l’auspicio sommo è che questa prospettiva educativa, che guida i giovani a respirare tanto le devozioni cultuali quanto le istruzioni tradizionali, possa diffondersi e prevalere ad ogni grado scolastico e sociale.

“Facciamo i voti più ardenti perché siffatta istruzione nelle cattoliche contrade col massimo zelo a tutte le classi della gioventù sia somministrata; facciamo il più saldo proposito di adoperarci, secondo che le nostre circostanze il consentono, perché i pregiudizi e le iniquità del mondo non abbiano con gravissimo danno dei figliuoli e delle intere popolazioni ad isterilire e corrompere l’istruzione medesima. Umanissimi ascoltatori, preghiamo fervidamente Maria SS. Ausiliatrice, ad onore della quale fu innalzato questo nuovo splendidissimo Tempio, onde ci ottenga dal Signore un tanto beneficio. Sì, o gran Vergine, impetrate le più ricche benedizioni sul Rev. Fondatore della pia Società dell’Oratorio di S. Francesco di Sales, il quale diede appunto opera indefessa all’erezione di questo solenne monumenta di religione per accrescere decoro, e dare maggior vita al suo istituto tutto rivolto alla cristiana istruzione, e santa educazione della cattolica gioventù”.

Don Marco Begato

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