La vicenda riguardante il braccio di ferro tra Governo e magistratura a proposito del Centro immigrati in Albania e l’accusa del Consiglio d’Europa alla polizia italiana di essere razzista hanno portato alla luce due questioni di notevole interesse politico. Non entro qui nel merito tecnico, mi limito a ricordare due articoli contenuti nei Rapporti 15 e 16 [citati in calce a questo articolo] del nostro Osservatorio che offrono spunti interessanti di valutazione.

Le recenti scelte fatte dal Governo italiano per ovviare alle decisioni del Tribunale di Roma che ha ordinato l’ingresso in Italia di 12 rifugiati tra quelli che erano stati condotti al Centro in Albania, possono essere in conflitto con il diritto dell’Unione. Qualcuno dice che le disposizioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) circa i “Paesi a rischio” non sono vincolanti, ma la questione è aperta. Qui ci si scontra con il grande problema della cessione di sovranità giuridica all’Unione. Il Trattato di Lisbona sancisce la priorità del diritto europeo su quello degli Stati membri dell’Unione. La Dichiarazione 17 di questo Trattato afferma: “secondo una costante giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE, i trattati e il diritto adottato dall’UE hanno la preminenza sul diritto degli Stati membri, nelle condizioni definite dalla detta giurisprudenza”. Christophe Réveillard, studioso della Sorbona, ha scritto per l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Van Thuân, il 16mo ora in distribuzione, un articolo dal titolo “Nell’Europa delle libertà, la pedagogia forzata delle masse” in cui, tra l’altro, afferma che quanto stabilito dal Trattato è “una camicia di forza normativa e procedurale esorbitante e paralizzante i diritti nazionali” (p. 87). Un esempio di questa “paralisi” viene a galla ora nel contenzioso sull’Albania. Indipendentemente da come (e se) se ne uscirà, penso sia utile tenere conto di questa cornice. Quando si cede sovranità bisogna poi ricordarsi di averla ceduta.

La seconda questione riguarda non l’Unione Europea ma il Consiglio d’Europa. La Commissione che ha emesso quella valutazione sulla polizia italiana è espressione infatti della CEDU, la Corte Europea per i Diritti Umani. Il secondo aspetto che desidero sottolineare è cosa sono in realtà le Corti internazionali di Giustizia e, in particolare, la CEDU. Nel Rapporto n. 15 (2023) del nostro Osservatorio, dal titolo “Un Deep State planetario. La politica manovrata dall’ombra”, Grégor Puppink, direttore dell’European  Center for Law and Justice (ECLJ), ha pubblicato l’ampio articolo “Le fondazioni private e il sistema della protezione dei diritti umani”. Qui egli mostra come “Alcuni grandi attori privati cercano di partecipare al processo di nomina di esperti e giudici. Giustificano tale pretesa sostenendo che il loro coinvolgimento contribuirebbe a depoliticizzare il processo di nomina”. Questi attori privati sono le grandi Fondazioni e le più importanti ONG globaliste. Nel caso specifico della CEDU, nel 2003 l’organizzazione Interight, con l’aiuto della Open Society Foundation ha pubblicato un Rapporto dal titolo “Indipendenza della magistratura: diritto e prassi nelle nomine alla Corte europea dei diritti dell’uomo” in cui si indicavano le linee operative per far partecipare alle nomine anche la cosiddetta “società civile”. Nel 2012 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato le “Linee guida” per la selezione dei giudici alla CEDU, prevedendo anche la possibilità che candidati siano proposti della ONG. Nel 2020 il ECLJ ha pubblicato un Rapporto su “Le ONG e i giudici della CEDU” da cui risultano moltissimi casi di giudici nominati per volontà della Open Society o dalle sette organizzazioni finanziate dalla stessa, tra cui Amnesty International, la Commissione internazionale dei Giuristi (ICJ), lo Human Right Watch.  

Stefano Fontana

(Foto: Pxhere)

Quando sentiamo parlare, come in questi giorni, di relazioni giuridiche con l’UE o con il Consiglio d’Europa è bene ricordare questi approfondimenti dei nostri Rapporti.

Riferimenti

  • Rapporto 16, Finis Europae: un epitaffio per il vecchio continente?, Cantagtalli, Siena 2024, Euro 16,00 [VEDI]
  • Rapporto 15, Un Deep State planetario: la politica governata dall’ombra”, Cantagalli, Siena 2023, Euro 16,00 [VEDI].

 

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