
Il 5 maggio scorso il segretario generale del Sinodo, cardinale Mario Grech, ha reso noti i Rapporti finali dei gruppi di studio 7, sulla selezione dei vescovi, e 9, sui Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso delle questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti. Dai lavori di quest’ultimo Gruppo è emerso un “nuovo paradigma” rispetto al giudizio che la Chiesa ha sempre dato sulla relazione omosessuale: una revisione del suo essere un “disordine” e un “peccato”, la condanna delle “terapie riparative” tese a recuperare l’eterosessualità attraverso la castità, la possibilità di aprire il matrimonio alle coppie omosex.
Questo esito molto negativo sia teologicamente che pastoralmente non si è verificato per caso, ma è frutto del metodo della “nuova sinodalità”, un metodo che non ha niente a che fare con la tradizione né con la natura della Chiesa e innesca processi orientandoli verso conclusioni stabilite fin dall’inizio. Non si tratta di correggere questo o quell’altro aspetto, ma di riconsiderare per intero e dalla base l’impianto complessivo.
Segnaliamo qui di seguito alcuni interventi risolutamente critici non solo su questo ultimo inconveniente ma anche sulla concezione stessa della “nuova sinodalità”.
Stefano Fontana LEGGI QUI
Silvio Brachetta LEGGI QUI
Cardinale Ludwig Müller LEGGI QUI
Vescovo Joseph Strickland LEGGI QUI
Padre Gerald E. Murray LEGGI QUI
Renzo Puccetti LEGGI QUI
(Immagine: Di Conferencia Episcopal Española, Flickr, CC BY-SA 2.0)
