Speciale 50a Settimana sociale dei cattolici in Italia (Trieste, 3-7 luglio 2024).

Non poteva mancare l’aggiornamento del Dizionario di Dottrina sociale della Chiesa con una nuova voce: “Democrazia, popolo, partecipazione. La Settimana Sociale di Trieste nel solco di Fratelli tutti” [qui], a cura di Sebastiano Nerozzi, docente di Storia del pensiero economico alla Cattolica di Milano, nonché segretario del Comitato organizzatore della Settimana di Trieste. Il Dizionario è uno strumento (informatico e cartaceo) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ne dà notizia l’entusiasta e anonima recensione sul sito delle Settimane sociali [qui], tacendo però su tutto quello che viene prodotto oggi dall’Università Cattolica e dal suo Dizionario, che con il Vangelo e con la Dottrina sociale della Chiesa ha molto poco a che fare. Lo dimostra appunto Nerozzi nell’articolo, dove afferma che «la cura della democrazia è una grande urgenza del nostro tempo», per via dei «crescenti tassi di astensione registrati in Italia in occasione delle ultime tornate elettorali». Al contrario, le uniche urgenze della Dottrina sociale sono quelle riproposte da Giovanni Paolo II: l’urgenza di «una rinnovata coscienza della centralità di “Cristo” rispetto al mondo e alla storia» e l’urgenza che le «comunità cristiane» si diano una mossa con l’evangelizzazione del sociale, in quanto esse ne sono il «vero soggetto responsabile, sia a livello di elaborazione, sia a livello di applicazione» [qui]. C’è, insomma, un’urgenza religiosa.

Nerozzi non parla di tutto questo, che è il cuore della Dottrina sociale, nemmeno per accenno. Parla invece di «arretramento della democrazia», «democratizzare l’informazione», «buona funzionalità della democrazia» e della «crisi della democrazia», che «preoccupa tanti cittadini e cittadine dentro e fuori il mondo cattolico». Infatti i cittadini sono così preoccupati per la crisi della democrazia e della partecipazione, che non vanno più a votare. Se fossero davvero preoccupati, non dovrebbero affollare i seggi? Nerozzi non si accorge del controsenso e del fatto che le masse sono talmente deluse dalle democrazie liberali, che abbandonano le urne, preda solo ormai di moltitudini disorientate e ribelli.

Nerozzi non dice che le democrazie liberali si stanno rivelando un disastro per la civiltà e per il bene comune, percepito oggi solo come benessere materiale. Nessuno dice più alla gente che il benessere spirituale è più importante e necessario di quello materiale ma, anzi, alle Settimane sociali, invece di riportare al centro Cristo, si porta al centro la democrazia – vero problema, confuso per soluzione anche da un certo cattolicesimo.

L’altra parola magica di Nerozzi è «partecipazione», che ha lo scopo di «aiutare a riscoprirci popolo e a ritrovare il gusto della democrazia». Anche qua la Dottrina sociale dice altro. Ci si riscopre popolo in quanto figli di un solo Padre, di Dio, per mezzo della predicazione. La democrazia liberale ha distrutto la partecipazione: adesso il veleno è proposto a medicina – unica medicina.

Nerozzi, nell’intervento, dà largo spazio alla Fratelli Tutti di Papa Francesco. Nessuno spazio, invece, alle altre encicliche sociali, nemmeno quelle fondative (Rerum Novarum, Quadragesimo Anno). C’è una solitaria citazione della Centesimus Annus di Giovanni Paolo II: la Chiesa «apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno» (n. 46). L’autore non cita però il resto dell’affermazione. Giovanni Paolo II critica la democrazia liberale moderna, che poggia su due assunti falsi: «l’agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e l’atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche»; «quanti son convinti di conoscere la verità ed aderiscono con fermezza ad essa [i cattolici, ndr] non sono affidabili dal punto di vista democratico» (ibid.).

Giovanni Paolo II, a differenza degli organizzatori della Settimana sociale di Trieste, scrive chiaramente che «se non esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere» (ibid.). E scrive anche: «Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia» (ibid.).

Niente di tutto questo è presente nell’articolo di Nerozzi e nel resto degli interventi ufficiali di questi giorni, in cui la verità storica è semplicemente espunta. Vero è che alla Settimana sociale di Trieste non vi sarà alcuna partecipazione democratica: scrive Giorgio Gandola su La Verità che a Trieste [qui] si assisterà ad una kermesse dell’«inclusione che esclude», perché «dal nutrito programma è esclusa la rappresentanza governativa»: «tutti i relatori sono di area dem», per cui «sul palco di Trieste sfileranno i prezzemolini della sinistra targata Schlein».

Silvio Brachetta

(Foto: Sebastiano Nerozzi, segretario del Comitato scientifico ed organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, Screenshot Youtube)

Sulla Settimana sociale di Trieste vedi anche:

Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, La Settimana sociale di Trieste, la Chiesa, la democrazia.

Silvio Brachetta, Trieste: la democrazia totalitaria ordina la conversione ecologica.

Silvio Brachetta, Astrazioni e luoghi comuni come sfondo alla Settimana sociale di Trieste.

Silvio Brachetta, A Trieste il cardinale Zuppi scambia le esigenze della verità con le “dogane ideologiche”.

Silvio Brachetta, Il vento del compromesso col mondo soffia sulla Settimana sociale di Trieste.

Silvio Brachetta, La Chiesa a Trieste sdogana il «democratismo», base del cattolicesimo secolarizzato

Stefano Fontana, Settimana sociale di Trieste. Niente di buono da aspettarci

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