Sabato scorso è stata resa nota la Relazione finale della sessione del sinodo sulla sinodalità svoltosi durante il mese di ottobre. il cardinale Hollerich, Relatore generale del sinodo, e il cardinale Grech, Segretario generale, hanno presentato il testo in conferenza stampa. La conclusione di questa sessione del sinodo sulla sinodalità, preparatorio a quella dell’ottobre 2024, si è conclusa senza troppi fuochi d’artificio. A leggere la Relazione si capisce che le porte del nuovismo sono rimaste aperte ma non c’è stata nessuna dichiarazione deflagrante: non sul sacerdozio femminile, non sul celibato sacerdotale e non sull’omosessualità. Questo fatto sollecita una nostra valutazione, dopo il grande confronto interno alla Chiesa, le gravi preoccupazioni manifestate, le denunce della pericolosa deriva in corso per l’integrità della fede cattolica che l’evento, secondo molti, avrebbe accelerato.

Credo che molti si aspettassero di più da questa fase sessione. Il progressismo esasperato, tramite l’agenzia Adista, ha decretato che ormai il sinodo è fallito perché troppo debole nell’affrontare i temi scottanti e innovativi. Ma anche chi nutriva timori e preoccupazioni e prevedeva una qualche esplosione a danno della dottrina si aspettava di più, naturalmente in senso negativo in questo caso. C’era però stato anche chi aveva previsto che al sinodo non sarebbe emerso niente di irrimediabilmente dirompente, nessun chiaro nuovismo dottrinale, o forse anche – come sostenuto nel libro “Processo sinodale: un vaso di Pandora” – una specie di “compromesso alla romana”. Un esito soft, insomma, che tiene aperte tutte le fessure e perfino tutte le porte necessarie perché il “processo” vada avanti ma nello stesso tempo sta molto attento a non allarmare troppo, cosa che potrebbe interrompere il processo. Il contrasto nella Chiesa, o meglio la contraddizione dialettica, deve continuare e perché continui non è opportuno chiudere le possibilità di sviluppo né in un senso né nell’altro.

Questo esito soft non è in contrasto con il carattere rivoluzionario della nuova sinodalità, le è piuttosto funzionale. La sinodalità come processo implica il contrasto dialettico e il suo progressivo (e incessante) superamento. Ma non necessariamente impone dei tempi stretti, anzi la strategia vera e più efficacie richiede di attendere i momenti favorevoli. Si può anche pensare che un certo evento, come il sinodo in corso, non abbia come primario scopo di far emergere decise posizioni rivoluzionarie, ma possa servire a gettare sassi nello stagno, come più volte Francesco si è espresso, smuovere le acque, sparigliare le carte, acuire i contrasti senza farli esplodere e su questi esercitare un potere di moderazione e di indirizzo. A chi si aspettava posizioni dirompenti questa fase del sinodo è sembrato inutile, ma proprio per la sua mancanza di decisione ha svolto un compito i cui frutti emergeranno in futuro.

A proposito dei suoi frutti, va notato che essi non sono solo interni al sinodo ma anche esterni. Se guardiamo a quanto è successo fuori dal sinodo dal 4 settembre in poi, ci accorgiamo che molte carte sono state sparigliate e molte contraddizioni aperte. Alcuni cardinali si sono espressi molto più chiaramente che in passato e perfino il neocardinale (moderato) Marchetto ha difeso la dottrina dalle minacce sinodali. Tra i vescovi non più solo Schneider o Strickland, ma anche l’olandese Mons. Rob Mutsaerts (“lo Spirito Santo non ha niente a che fare con tutto ciò”) e l’australiano Anthony Fisher (“Se una proposta è radicalmente in contrasto con il Vangelo, allora non viene dallo Spirito Santo”) hanno fatto sentire la loro voce. Sempre durante il sinodo ma fuori dell’aula, il cardinale Schönborn ha detto che sull’omosessualità il Catechismo può essere cambiato. Papa Francesco ha incontrato (e incoraggiato) suor Jannine GramikeMarianne Duddy-Burke, direttrice pro-transgender di DignityUSA. Ha anche detto no al diaconato femminile, ma senza bloccare una possibile nuova configurazione del diaconato in futuro. Insomma, dall’una all’altra parte si sono scoperte molte carte e questo è accaduto per effetto del sinodo.

I cambiamenti avverranno nella prassi, non nelle dichiarazioni sinodali. Da questo ultimo punto di vista questo sinodo può ritenersi inutile, ma intanto la coscienza della nuova sinodalità ha fatto passi in avanti nei fatti più che nelle parole.

Stefano Fontana

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Stefano Fontana

Direttore dell'Osservatorio Card. Van Thuận