Le affermazioni del ministro spagnolo Irene Montero sulla pedofilia come diritto sono sconvolgenti. Molti si chiedono: fin dove arriveranno? Rispondo: fino alla fine. Perché mai la secolarizzazione del senso, il principio di autodeterminazione assoluta, la negazione dell’indisponibile dovrebbero fermarsi? Dentro di essi c’è una logica (negativa) che non si fermerà mai. Mi sembra sia questa la cosa principale da capire, se si vuole contrastare questo processo di dissoluzione. Diversamente, pensando che esso possa arrestarsi lungo la via ad un qualche livello moderato – non è questo che fette di Chiesa stanno facendo? -, lo si aiuta a proseguire e ad andare fino infondo.

Cosa avviene quando il torto viene proclamato diritto, l’ingiusto giusto? Avviene che il diritto e il giusto – intendo il nuovo diritto e il nuovo giusto, intesi tali dal potere anche se non lo sono – richiede di essere statuito, protetto, promosso e implementato. E avviene che il diritto e il giusto veri siano considerati dei torti e delle ingiustizie e, quindi, che vengano combattuti, dissuasi e puniti. Questo vuol dire andare fino alla fine: quando l’omosessualità sarà obbligatoria e l’eterosessualità condannata, vietata o punita; quando il matrimonio di Stato sarà solo quello omo, e quello etero sarà vietato non solo in municipio ma anche nelle chiese; quando sarà punibile per legge non l’aborto ma il tentativo di impedirlo, anche solo con una preghiera in pubblico; quando si sarà obbligati a praticare nei confronti dei nostri cari il loro suicidio assistito, per non andare noi incontro a grane e ritorsioni; quando nelle scuole si insegnerà solo il gender ed educare ad una sessualità non multiuso diventerà reato; quando i bambini si produrranno solo in laboratorio e le donne che rimarranno incinte tramite un rapporto sessuale saranno prima vilipese e poi segregate; quando non sarà ammessa nessuna obiezione di coscienza al male, perché tutti lo crederanno ormai un bene.

Molti, e tra questi forse una gran parte dei cattolici, ritengono che questo processo si possa fermare a metà strada, che esista una corretta laicità moderata e che si debbano appoggiare leggi che, se non sono assolutamente giuste, almeno non sono troppo sbagliate. Non si accorgono che hanno a che fare con una rivoluzione che, per sua natura, non può fermarsi mai. La rivoluzione, infatti, rivoluziona anche gli esiti delle rivoluzioni precedenti. La rivoluzione è un atto, l’atto del rivoluzionare, e gli atti chiedono solo di essere attuati. La rivoluzione pone il nuovo, ma subito dopo quel nuovo sarà già vecchio, ed essa dovrà andare avanti nel processo di negazione. La rivoluzione, essendo un atto, non può fermarsi per dei motivi, perché motivi non ne ha, anche se si ammanta di molte “ragioni”. Non può averne, perché sarebbero al riparo dalla rivoluzione. Non esiste una rivoluzione “compiuta”, soddisfatta di sé e sazia. Quanto viene creduto laicità moderata, altro non è che una fase del passaggio dalla secolarizzazione al secolarismo, dalla laicità al laicismo.

Quando il potere politico ha negato per la prima volta l’esistenza di un ordine indisponibile, è iniziato un processo di continua corrosione di quell’ordine che non sarà soddisfatto se non lo divorerà completamente. E siccome quel primo passo è avvenuto quando si è considerato impensabile che quell’ordine avesse Dio come Autore, il processo rivoluzionario non ha voluto negare solo l’ordine naturale delle cose, ma soprattutto e innanzitutto il suo fondamento divino. Il processo di secolarizzazione è stato lungo e non si è fermato mai. Dapprima esso ha eliminato Dio, pensando di conferire in questo modo una nuova dignità alla natura, poi, però, ha corroso anche la natura negando il diritto naturale e la legge morale naturale, infine sta affermando nella sua assolutezza il principio di autodeterminazione individuale, ossia una libertà priva di ragioni. La cosa sorprendente è che cattolici e Chiesa hanno spesso condiviso questo processo, distinguendo tra secolarizzazione e secolarismo, mentre la secolarizzazione diventa sempre secolarismo e il secolarismo diventa sempre nichilismo.

Molti oggi sono senza parole davanti alle affermazioni del ministro spagnolo sulla pedofilia, ma l’altro ieri hanno visto bene la legge 194 sull’aborto e ieri erano disposti a discutere in parlamento il disegno di legge Zan. La pedofilia auspicata dalla Montero è l’anello più avanzato della medesima rivoluzione.

Quando la Chiesa accetta la rivoluzione deve sapere che la dovrà accettare fino in fondo. Quando accetta la rivoluzione nella società e nella politica, deve sapere che dovrà accettarla anche dentro se stessa. Oggi si può sostenere con sicurezza che la Chiesa sia contro l’aborto? Che sia contro la pratica omosessuale? Che sia contro l’ideologia gender? Chi si sente di affermare di sì con assoluta sicurezza alzi la mano. La catena del processo avrà in futuro altri anelli. La Chiesa assumerà una posizione fluida e aperta anche su quelli?

Stefano Fontana

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