
Provate a cercare nel Catechismo, nel Compendio della Dottrina Sociale Cattolica, anzi nell’intero sito web del Vaticano – ovunque vogliate – un insegnamento che riguardi il “debito nazionale”: non lo troverete. Potrete trovare l’insegnamento sul debito che le nazioni più povere devono alle nazioni più ricche, il cosiddetto “debito straniero”, ma non sul debito che un governo accumula attraverso deficit di finanziamento.
Alcune informazioni preliminari: Ogni anno il governo federale degli Stati Uniti spende circa $ 2 trilioni in più di quanto prende, ed emette obbligazioni per finanziare questo deficit. Il deficit di ogni anno, quando non viene rimborsato, viene aggiunto al “debito nazionale”. La scorsa settimana questo debito accumulato ha fatto notizia per aver superato $ 40 trilioni. In quattro anni o giù di lì, sarà $ 50 trilioni. Il debito attuale rappresenta circa sette volte le entrate annuali del governo. In proporzione è come se un marito e una moglie che insieme guadagnano $ 50.000 all’anno avessero debiti con carta di credito per $ 350.000.
Ora immaginate che questa coppia non abbia quasi mai prestato attenzione al proprio enorme debito. E che quando finalmente lo abbia fatto non sia stata in grado di accordarsi su un piano per evitare che il debito crescesse, impegnata costantemente a discutere dei loro animali domestici. Bene, questo è il nostro governo.
La gente dice: “Ma il governo non è una famiglia; può aumentare le entrate a piacimento con la tassazione, o stampare denaro”. La società politica, tuttavia, è una famiglia. La nostra nazione è una famiglia. Il governo non lo è. Si tratta, piuttosto, di una leadership su una famiglia, in possesso di autorità sovrana.
L’autorità sovrana, per la legge naturale, viene da Dio. È la partecipazione di una creatura all’autorità di Dio. Pertanto, poiché è l’autorità di una creatura, l’ultima cosa che può è di essere senza limiti; e poiché è una partecipazione all’autorità di Dio, l’ultima cosa che può permettersi è di essere arbitraria. Il governo non è un Leviatano. Il governo non può fare qualcosa dal nulla. Deve esercitare una gestione responsabile sulla famiglia. L’analogia sta in piedi.
Quanto può essere grande un Leviatano, comunque, se ogni anno ha bisogno di andare sui mercati e indurre altri paesi (Giappone, Regno Unito, Cina) e gli investitori a prestargli decine di trilioni di dollari? Con l’abituale stato di disaccordo e nessun piano di stabilizzazione del debito, si potrebbe pensare che alla fine questi istituti di credito richiederanno un rendimento più elevato.
Questo potrebbe gettarci in un circolo vizioso, poiché il servizio del nostro debito costerà sempre di più fino a portare ad una situazione economica depressa. Un leggendario investitore di hedge fund, Stanley Druckenmiller, ha sostenuto sul Wall Street Journal questa settimana che ciò è esattamente quello che stiamo vedendo ora (“Let the Bond Market Speak ”). Lo chiama “furto generazionale” (cioè, le generazioni future pagheranno). L’Eurointelligence solitamente sobria è stata più schietta: “Crediamo che finirà in un default di qualche tipo. . . Rientra esattamente nella categoria delle cose che finiscono in un modo o nell’altro perché non sono sostenibili”.
La Chiesa pensa in secoli. Non è che nella storia non si siano mai visti governi irresponsabili che accumulano debiti che non possono rimborsare. Spesso è accaduto che questi debiti siano stati assunti affinchè i re potessero condurre guerre di vanità e conquista. In genere, tali debiti sono stati successivamente resi irrilevanti attraverso lo svilimento della valuta, che diventa una forma di furto.
Come ha sottolineato Samuel Gregg (“Debito, Finanza e Cattolici”), molti teorici cattolici all’inizio dell’età moderna hanno parlato nettamente contro tali governi. Anche i vescovi erano ben informati sulla questione, data la necessità dell’epoca che i teologi fossero esperti nella casistica dell’usura.
Cosa ci dice il silenzio della Chiesa oggi? Parte del motivo è che i nostri vescovi e papi generalmente mancano di esperienza nel mondo reale nel commercio e sono carenti del necessario background teorico in economia. Due eccezioni sono stati Leone XIII, che poteva contare sul suo amico, un vero genio e un esperto sia di teologia che di economia, p. Matteo Liberatore, S.J., e Papa Giovanni Paolo II, che hanno visto in prima persona l’illogico economico del socialismo. E che si affidava prudentemente anche al suo amico e genio, Michael Novak.
Anche se abbiamo assistito allo spettacolo di una Chiesa che, più di un secolo fa, ha aperto un dominio di insegnamento sulle strutture sociali, tuttavia da allora essa non ha né curato ed incentivato tra i chierici una sostanziosa competenza nella teoria sociale, né ha fatto un uso accorto di consulenti laici che siano al contempo fedeli cattolici e buoni economisti.
I nostri vescovi non si pronunciano sul problema perché non riescono nemmeno a vedere che si tratta di un problema.
Un’altra ragione è che i papi e i vescovi hanno teso a considerare le violazioni della sussidiarietà come problemi meramente etici: Benedetto si è opposto a “lo Stato che fornirebbe tutto, assorbendo tutto in se stesso”, ma solo perché un tale Stato “diventa in definitiva un’istanza burocratica che non può assicurare l’essenziale di cui l’uomo sofferente — ogni uomo — ha bisogno: vale a dire l’amorevole dedizione personale”. (Deus Caritas Est, 28). Non ha detto neanche ciò che è vero e pertinente, ossia che un tale stato cavalca sulle spalle delle famiglie e inevitabilmente farà fallire se stesso.
Un tale Stato, ha scherzato Chesterton, “sta semplicemente buttando via una forza naturale e poi pagando per una forza artificiale; come se un uomo dovesse innaffiare una pianta con un tubo mentre regge un ombrello per proteggerlo dalla pioggia”. (“La famiglia libera”). Questo è costoso e insostenibile, che sia poco amorevole o meno.
Rivediamo le questioni di base della giustizia sociale in gioco qui. È ingiusto per un padre prendere in prestito un sacco di soldi per i propri scopi, sapendo che morirà prima di dover rimborsare, scaricando i suoi debiti sui suoi figli; allo stesso modo, è ingiusto per una generazione più anziana fare questo a un più giovane.
È ingiusto in una repubblica che un popolo sia tassato senza il loro consenso; allo stesso modo, è ingiusto per una generazione più anziana costringere i futuri cittadini a pagare le tasse per ciò che hanno speso loro stessi, a parte il consenso delle giovani generazioni che pagano le tasse.
È sbagliato per una persona strumentalizzare gli altri, e allo stesso modo è sbagliato per una generazione più anziana strumentalizzare i più giovani facendo pagare loro un prezzo esorbitante a costo della vita per raggiungere i nostri scopi personali.
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(Foto: Gesù caccia i mercanti dal tempio, di El Greco, wikicommons)
