
Il confronto contemporaneo nella scuola italiana sta andando nella direzione di una forte valorizzazione di alcune competenze, tra le quali spiccano in volata i riferimenti alle social skill e al pensiero critico.
I documenti delle agenzie educative fioccano di riferimenti a riguardo: Agenda 2030; Framework Education 2030; framework DigComp 3.0; Indicazioni Nazionali per i Licei; programmi dell’International Baccalaureate. Ovunque si cerchi, frugando nelle linee educative aggiornate troverete questi proclama: social skill e spirito critico (e un paio di altri tormentoni).
Da tempo riflettevo sulla debolezza della proposta generale educativa ufficiale e dal mio piccolo osservatorio interno al mondo Scuola mi convincevo dell’inefficacia e incompletezza di tutto il lavoro focalizzato su tali mantra. Altrove spiegherò perché giudico complessivamente fuorviante l’insistenza su tale tema, di seguito passo invece direttamente a suggerire una proposta alternativa.

L’alternativa valida, che inizialmente ho faticato a trovare, mi è stata personalmente suggerita dal padre M. Lapponi, abate di Farfa, il quale mi ha contattato per un confronto attorno al mio saggio “La scuola cattolica nel tempo moderno” (Cantagalli 2025). Merito del Lapponi è aver tradotto e fatto pubblicare di recente un ottimo e dimenticato studio di F. W. Forster: “Religione e formazione del carattere” (Solfanelli 2025).

La tesi di Forster è chiara fin dal titolo: escluso il fondamento religioso in campo educativo, l’educazione dei giovani e la formazione di un carattere solido e di un senso civico condiviso è destinata a fallire. Avremo modo di approfondire questa lettura, che porta già nel titolo i principi di demolizione dei framework educativi di stampo laicista europeista.
Oggi mi soffermo solo sulla nozione di carattere: i nostri giovani e la nostra generazione hanno bisogno effettivamente di riscoprire e approfondire tale aspetto. Formato il carattere, vengono da sé le competenze realmente necessarie ad affrontare la vita, siano esse soft skills, spirito critico o altro. In assenza di carattere, ogni tentativo di educazione è destinato a franare, come casa senza fondamenta, casa di paglia costruita sulla sabbia.
Ma cosa intendiamo per carattere e soprattutto come ce lo presenta Forster?
Fin dalle prime pagine dello studio esso emerge come “iniziativa dello spirito a fronte del mondo esterno, affrancamento della volontà dalle costrizioni dei sensi, elevazione dell’anima sopra la dittatura dell’istante” (p. 35).
Più descrittivamente, si tratta della capacità di “aderire stabilmente all’assoluto” (p. 98), la qual cosa si favorisce andando a correggere “l’errata direzione di base della volontà” (p. 145). E ancora, approfondendo, possiamo definire il carattere come unità (p. 170), la compiuta unificazione del potenziale umano per ciò stesso reso vivo ed efficace.
Ciò significa considerare possibile e auspicabile la costruzione di una identità profonda della persona, scegliendo con ciò di muovere in senso diametralmente opposto rispetto a tutte le critiche post-moderne che giudicano gli uomini come individui sostanzialmente frammentati e dispersi (cfr. F. W. Nietzsche, G. Bataille, fino alla cancel culture).
Forster sostiene che “l’autentica formazione del carattere è il trionfo dell’assoluto sul relativo, del categorico sull’ipotetico” (p. 205), che si ottiene insegnando il controllo della volontà centrale. Essa poi è presentata come segue: “Esistono, se l’espressione è consentita, una volontà centrale e una periferica, cioè una volontà determinata dal centro della vita personale e una volontà determinata dai capricci, dalle circostanze e da tutti i generi di bisogni esteriori e accessori” (p. 199).
Poste tali premesse, l’educazione può camminare nella forma dell’incoraggiamento dei giovani “ad affrontare i loro concreti rapporti domestici, professionali e sociali con carattere, cavalleria, veridicità, onestà e decenza” (p. 413).
Ecco tratteggiato il senso di un invito alla pedagogia del carattere (genitivo soggettivo), la quale sarebbe la risposta autentica a una emergenza educativa che si fa ogni giorno più disperata.
Ora, dall’esposizione stessa del Forster si può intuire quale sia tutta la difficoltà di proporre un simile approccio.
L’autore dedica molte pagine alla critica dell’approccio pedagogico laico, denunciando “la superficialità della pedagogia morale moderna che cerca di affrontare ogni sorta di cattiva abitudine o di difetto individuale, ma tralascia la condizione fondamentale che li origina tutti” (p. 145).
Dati alla mano egli ci indica l’infruttuosità del tentativo moderno di formare il carattere appoggiandosi su premesse agnostiche e relativiste. Al contrario il Forster ci ragguaglia: “Questa unità della vita interiore si realizza soltanto attraverso il fuoco, cioè attraverso una grande forza incandescente che prorompe dalle profondità divine e fonde tutto ciò che è incoerente e conflittuale in una grande volontà di base” (p. 170).
Il che significa che solo un sistema pedagogico spiritualmente connotato può cimentarsi con la formazione del carattere. Altri sistemi non ne saranno capaci e anzi probabilmente arriveranno a detestare e a sconfessare tale obiettivo, il quale ha la virtù di mostrarli nella loro nudità, nella loro improduttività e insufficienza: “Non presuppone questo risveglio della vita spirituale che il nostro spirito sia elevato ad una chiara consapevolezza della propria origine e destinazione ultraterrena in contrapposizione al mondo sensibile?” (p. 35).
La parte finale del testo, sulla quale non escludo di tornare e che presenta agganci col mio saggio sulla Scuola, indaga sistematicamente l’apporto puntuale della religione e della religione cattolica, giudicata in fin dei conti la via elettiva e l’applicazione concreta più valida di quell’afflato spirituale posto alla base della formazione del carattere: “La religione del resto è la dimensione della vita propria del carattere: senza la sua azione esso non può aderire stabilmente all’assoluto, ma cede volubilmente al relativo e all’ipotetico”. (p. 98)
Don Marco Begato
(Foto: Eliott Reyna su Unsplash)
