Significative considerazioni sul kairòs – il tempo opportuno – chiudono la lucida proposta de La scuola cattolica nel tempo moderno. Programmazione didattica e scenari culturali, Cantagalli, Siena 2025 [QUI]. Don Marco Begato, salesiano di don Bosco, riflette sull’opportunità e l’urgenza di un progetto pedagogico per la scuola cattolica, coerente con un concetto di Verità che riverberi dalla Luce del Logos cristiano. Tale proposta per due ragioni potrebbe apparire inattuale: perché poco contemporanea, in quanto in contrasto con il pensiero dominante del relativismo culturale e perché sembrerebbe suggerire, a uno sguardo superficiale, una idea di verità come schema rigido, avulso dalla storia e in ultima analisi indifferente al corso delle nostre vite.

La Verità – cristianamente intesa – non può invece che essere attuale, in ragione della sua peculiare struttura ontologica, così come l’autore la presenta nella prima sezione del libro, dedicata alla “Verità rivelata” (p. 13). La Luce del Logos cristiano è infatti la Luce di un Volto. La Verità si fa incontro nel mistero del Volto di Cristo.

Questo incontro spezza il continuum del tempo e, in certo senso, anche quello dell’evoluzione delle forme della cultura, nella misura in cui addita a un Fondamento eterno. Tuttavia, ciò in cui consiste l’inattualità (apparente) della proposta di Don Marco Begato è anche ciò che ne esprime e manifesta l’urgenza: la Verità confligge inevitabilmente con la storia, in quanto fornisce un ideale di Giustizia e Bene che non coincide con l’immanenza storica; d’altra parte, l’eternità trascendente del Logos si è fatta carne, Amore concreto e presenza, e si propone costantemente – proprio nella storia – come canone del conoscere e del fare. L’attualità della Verità cristiana è infatti innanzitutto l’attualità dell’incontro con Cristo. Pertanto il rischio di intendere questo Logos come algido fondamento impersonale è scongiurato. Nell’istante (kairòs) di una Fede che richiede di essere sempre rinnovata, il Volto di Cristo si lascia incontrare come Verità di amore. La proposta dell’autore si configura così come una proposta di conversione, con una portata antropologica e teologica prima ancora che educativa, nella misura in cui il Fondamento della Verità non può che essere il Mistero che si incarna.

Coerentemente ne scaturisce una visione dell’educazione come “questione di cuore”, nel solco della tradizione di don Bosco. La missione pedagogica, che prende corpo nella scuola cattolica tratteggiata da don Marco Begato, nulla ha a che vedere con prospettive estrinseche che fanno del sapere un affare meccanico, è piuttosto un incontro tra persone – educatori e giovani –  nel nome di Cristo. Tale missione risponde a desideri e istanze che nella loro imprescindibilità connotano l’uomo come il soggetto che si interroga sul Senso ultimo, in ogni epoca della cultura e attraverso la prospettiva specifica di ogni branca del sapere.

Di qui l’autore, nella seconda sezione del libro, svolge un percorso in cui la Verità è “ricercata” (p. 23), tramite il confronto critico con i filoni dominanti della cultura contemporanea, individuati nel naturalismo, nel progressismo e nel prospettivismo. Don Marco Begato pone le basi per un progetto educativo e culturale concreto in cui la visione cattolica è chiamata al dialogo in un’ottica costruttiva, che evidenzi la razionalità della Fede, sgombri il campo da equivoci e riduzionismi e ponga in primo piano grandezza e limiti dell’umano sapere, in costante e prospettica approssimazione al Fondamento trascendente di ogni verità.

Di qui scaturisce il disegno della terza sezione del testo: nell’ottica di “far germinare i semina Verbi” (p. 36), l’operare della scuola cattolica deve intendersi come un progetto condiviso e universale in cui la Verità è “intessuta”, pazientemente, quotidianamente, nell’incontro vivo dei docenti e dei discenti, attraverso il lavoro comune delle diverse agenzie educative (in primo luogo la scuola e la famiglia, ma anche gli enti che promuovono la cultura attivi sul territorio), attraverso una cura degli ambienti e delle relazioni che predisponga all’ascolto, alla visione e alla scoperta della dimensione di bellezza della Verità. La concezione organica di scuola e cultura che l’autore propone è infatti percorsa da una sensibilità “analogica”, teologicamente orientata: ogni rappresentazione umana volta a esprimere simbolicamente l’ordine del cosmo e ogni manifestazione dello spirito che dica drammaticamente la tensione alla Verità sono colte come “segni” della presenza del Fondamento (p. 42). La scuola deve darci gli strumenti per interpretare questi segni e per progredire nell’itinerario di avvicinamento della mente a Dio.  Scrive don Marco Begato: il senso cristiano dell’educazione “si realizza andando a riconoscere e valorizzare il portato simbolico dei nostri studi.  Le leggi, gli esperimenti, le conquiste culturali dovrebbero infatti essere tutte comprese nella loro potenza spirituale, come epifanie di un valore più profondo posto nel cuore stesso della realtà” (p. 49).

Se a questo livello non si dà ancora un nome al Mistero che fonda l’avventura del sapere, è nel passaggio successivo che l’autore segue Giustino, i pensatori della scuola di Chartres e Rosmini e promuove un approccio che insegna a cogliere il tralucere del Volto di Cristo nei vari ambiti del sapere umano. Tutto ciò nell’ottica “della rilettura, del completamento, dell’innalzamento” (p.49). Il Volto di Cristo è riscoperto al centro di questa riflessione sul senso della scuola (cattolica) e della cultura e irradia la sua Luce innervando i rami del sapere e facendoli fiorire. L’immagine della fioritura come quella del “lievito velato nella farina” esprimono una capacità generativa della Verità del messaggio cristiano che l’autore declina anche in senso vocazionale, esprimendo l’istanza originaria di qualsiasi percorso di formazione: attraverso l’esperienza della Bellezza e della Verità orientare al Bene di ciascuno, nella consapevolezza del valore del singolo come persona (pp. 49-50).

Per concludere circolarmente tornando alla questione del kairòs, il valore della proposta di questo agile e denso contributo consiste dunque nel fatto di non essere un libro “sui libri” o “dai libri”, non una ricerca compilativa sulla scuola cattolica, ma una proposta viva, capace di rispondere a un’esigenza reale del tempo in cui siamo, quanto mai opportuna e attuale.

Vera Maria Carminati

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