È appena uscito il libro di Oscar Sanguinetti, La dottrina sociale della Chiesa oggi. Una lettura “forte”, Ares, Milano 2026. Mi sono già occupato di questa pubblicazione presentando e commentando un saggio di Marco Invernizzi contenuto in essa [QUI], ora presento brevemente la restante e più cospicua parte del libro curata da Sanguinetti (pp. 59-326).

Dopo una parte sistematica dedicata all’analisi di quanto rispecchiano le tre parole Dottrina, sociale e Chiesa, e un approfondimento sul “che cos’è” della Dottrina sociale, il libro sviluppa una ampia e dettagliata ricostruzione storica, secondo l’indole professionale dell’autore. Il discorso parte dalle “due città” di Agostino e arriva fino a Leone XIII, quando nasce il “deposito” della Dottrina sociale. Interessante la parte dedicata alla crisi della “cristianità” e allo scontro tra la Chiesa e il modernismo politico.

Seguono i capitoli sui successori di Leone XIII (fino a Francesco compreso e con citazioni anche di Leone XIV), l’illustrazione dei principi della DSC, gli ambiti della società a cui si rivolge questo insegnamento, le minacce contro la Dottrina sociale e, infine, “L’oggi e il domani della Dottrina sociale della Chiesa” con le Conclusioni.

Tutto il testo merita attenzione, qui di seguito mi permetto qualche breve osservazione.

Circa un certo “continuismo” mi sono già espresso nella recensione al saggio di Invernizzi. Trovo molto difficile inserire il pontificato di Francesco all’interno di uno sviluppo coerente e continuo del magistero sociale. Il “cambio di paradigma” è stato molto evidente.

Sui principi della Dottrina sociale (pp. 239-249) sono stato colpito dal principio di partecipazione, che può essere considerato una novità in un elenco di questo tipo. Segnalare la partecipazione come principio può contenere il rischio di avvalorare la democrazia liberale, l’autore però la fa dipendere dalla natura della persona umana e si sofferma anche a precisare che “molte delle democrazie contemporanee di modello illuministico-continentale come quelle europee si sono evolute verso modelli diversi da quelli fondativi” (p. 243-244). In questo modo si evita il rischio suddetto, anche se permangono alcuni problemi: perché solo le democrazie continentali e non anche quella americana? E poi siamo sicuri che i modelli fondativi fossero validi?

Il capitolo 7 sulle minacce contro la Dottrina sociale della Chiesa indica come prima minaccia “la morte della cristianità”. È un capitolo interessante in cui viene ripreso il giudizio di “morte” della cristianità espresso per esempio dal cardinale Grech (p. 265) e dal cardinale Zuppi (266-267) intesa però come una “grazia”. Diversa la visione di Sanguinetti, che riassumiamo in queste due citazioni: “La cristianità non è una sovrastruttura accidentale e, in ultima analisi, accessoria del cristianesimo. Il nesso tra cristianesimo e cristianità è un nesso di causa-effetto, una correlazione positiva” (p. 267); “La forma che essa può assumere può variare e non è detto che la cristianità futura, se vi sarà, avrà la stessa forma di quella defunta, pur essendo certo che ne conserverà i principi” (p. 268).

Tra le altre minacce contro la Dottrina sociale, Sanguinetti parla anche del “travisamento del messaggio” (pp. 284-286), prendendosi la libertà di citare a questo proposito le recenti Settimane sociali dei cattolici italiani, il lungo ciclo di articoli pubblicati da Luigino Bruni su Avvenire e i deludenti Festival della Dottrina sociale della Chiesa. Concordo pienamente con queste valutazioni mentre ricordo che l’organizzazione della Giornata nazionale della Dottrina sociale della Chiesa era stata da noi pensata proprio come alternativa ai Festival suddetti.

Stefano Fontana

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