
Da 59 anni i Pontefici diffondono un Messaggio per la Giornata mondiale della Pace che si tiene il 1mo gennaio. Quest’anno il Messaggio per la Pace di Leone XVI ha per titolo “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante” [Leggilo QUI]. Cerchiamo di vedere i principali punti del Messaggio, accompagnando l’analisi con qualche nostra considerazione.
Tutto il testo è incentrato su Gesù e le sue parole ai Discepoli “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27). Il Papa descrive la pace di Cristo come luce che illumina non solo i cristiani ma anche tutti gli uomini in quanto ha il carattere del “realismo”. Ciò lo porta anche a considerare la realtà attuale con valutazioni che riguardano direttamente la Dottrina sociale della Chiesa.
Secondo il Papa, oggi si considera “la pace come un ideale lontano” e questo fa sì che “persino si faccia la guerra per raggiungere la pace”. Il principio si vis pacem para bellum non è accettabile e la sua assunzione spinge “a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze”. Il Papa sembra qui condannare la presunzione del nemico aggressore per giustificare un riarmo deciso per altri motivi. “Si va al di là del principio della legittima difesa” e “i numerosi appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui”. Secondo lui “mancano le idee giuste, le frasi appropriate, la capacità di dire che la pace è vicina”. Simili atteggiamenti – così interpretiamo – potrebbero condurre ad un esame più attento e completo delle cause che hanno prodotto il conflitto e ad un uso meno strumentale e destabilizzante delle parole. Con le parole di Sant’Agostino, Leone raccomanda di “non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto, e per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui”. Si tratta di affermazioni concrete capaci di far luce, se debitamente applicate, su molte situazioni belliche di oggi. A ciò conduce anche un’altra interessante constatazione: “si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”. Insomma, sembra che oggi si voglia la guerra più che la pace.
Sul piano strettamente politico, Papa Leone dice che “bisogna denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione”; che si deve seguire la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale e del “rafforzamento delle istituzioni internazionali”. Afferma anche che va promosso “lo sviluppo di società consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa”.
Indubbiamente il Messaggio propone molti spunti per leggere concretamente le difficoltà del presente sul versante guerra e pace. Proprio per far nostro il “realismo” adottato come criterio da questo Messaggio, potremmo osservare che la “delegittimazione” delle istituzioni sovranazionali, lamentata dal Papa, è spesso causata da quelle stesse istituzioni e dai poteri profondi che le controllano. Parlare di un loro “rafforzamento” non sembra quindi essere sufficiente, perché potrebbe congelare le attuali gravi disfunzioni.
Lo stesso realismo ci dice che non sempre le religioni sono strumenti di pace, come sembra affermare il Papa. Si comprende che in un clima come quello attuale, sottolineare le capacità pacificanti delle religioni e delle varie tradizioni spirituali possa considerarsi opportuno per stemperare le relazioni animose, ma non va dimenticato che molte religioni, e non solo nelle loro versioni radicalizzate, teorizzano dottrinalmente la guerra. Il “dialogo interreligioso” può fare qualcosa, ma non può fare tutto.
Nel Messaggio non c’è l’espressione Dottrina sociale della Chiesa, ma l’idea di fondo del Papa è che la pace si prepara prima della nascita dei conflitti e consiste nella costruzione di una società giusta. Egli non cita la famosa frase di Sant’Agostino secondo cui la pace è “Tranquillitas ordinis”, lo facciamo noi per lui perché proprio su questa frase si fonda la necessità della Dottrina sociale della Chiesa per avere la pace.
Stefano Fontana
