
Ho scritto questa riflessione, pensando ai tanti fedeli e sacerdoti che in questi ultimi anni (mi) hanno manifestato un disagio crescente nei confronti del pontificato. Molti si sono quasi sentiti richiamati in coscienza al dovere di prendere le distanze da quelli che gli apparivano come errori e anzi scandali.
Davanti a costoro si possono fare molti ragionamenti. Generalmente la corrente predominante sceglie di argomentare in difesa apriorica del Santo Padre e rimproverando o correggendo la prospettiva dei suoi critici.
Sarebbe possibile un approccio diverso? In tal caso, come tenere insieme una critica al Papa (che io non farò) con il dubbio di coscienza dei fedeli ‘scandalizzati’? Ecco, mi sembra che scorrendo i santi evangeli troviamo le indicazioni utili a comprendere un po’ meglio, per quel che ci è dato, il ministero del Papa. a partire da qui spero allora di poter dare una risposta alle anime turbate, affinché non abbandonino mai la barca di Pietro.
Possiamo prendere avvio dalle promesse del Signore Gesù e da alcuni episodi molto significativi delle Sacre Scritture. Provo a proporne una lettura, sebbene non osi ritenere che questa mia interpretazione sia autorevole e definitiva.
Pongo come elemento di partenza l’episodio della chiamata soprannaturale di Pietro: Simone è colui che riconosce in Gesù il Messia, e questa comprensione è autenticamente soprannaturale, è una rivelazione, perché “né la carne né il sangue” (Mt 16,17) bensì Dio stesso rivela a Simone la vera identità di Gesù Nazareno.
Successivamente possiamo considerare la promessa ecclesiologica di Gesù, il quale assicura che le tenebre “non prevarranno” (Mt 16,18) sulla Chiesa, che è fondata su Pietro-pietra. Pure questa verità ha dunque un fondamento soprannaturale, tale da sfuggire a qualsiasi argomentazione umana.
Come terzo momento notiamo che, in quello stesso episodio avvenuto a Cesarea di Filippo, secondo gli evangelisti Pietro si oppone a Cristo, non a Gesù bensì a Cristo, quel Cristo che lui aveva riconosciuto poc’anzi in modo soprannaturale e per illuminazione Divina (Mt 16,22), si oppone infatti al mistero della Croce quale culmine della missione del Messia.
Anzitutto vorrei notare che, se è corretto riconoscere nella Croce il compimento della missione di Gesù, e se è corretto identificare in Pietro il primo o uno dei primi e più vicini tra i discepoli chiamati, e chiamati a compartecipare alla missione di Gesù fino alla Croce, allora è corretto riconoscere che in questo quadro viene in qualche modo anticipato quello che dovrà essere il profilo di santità del Papa: chiamato a camminare speditamente verso la Croce. Al contempo il vangelo mostra che fin da subito l’uomo Simone, divinamente chiamato a riconoscere e seguire Cristo e ad essere pietra di una Chiesa tutta chiamata al mistero della Croce, questo uomo Simone, proprio lui, recalcitra e rifiuta di accogliere l’annuncio della Passione; e così colui che per primo avrebbe dovuto guidare i fratelli al seguito di Cristo verso la Croce, si pone di traverso come ostacolo e sembra voler dissuadere lo stesso Cristo dalla sua missione.
In questa paradossale descrizione potremmo riconoscere facilmente e senza stupore la descrizione di molti pontificati della storia, in cui uomini certo prescelti dal Santo Spirito, si sono fatti in qualche modo sbarramento anziché guida rispetto alla pienezza della Rivelazione. La storia della Chiesa riporta purtroppo molti esempi di pontefici scandalosi nella loro condotta personale e umana, dei quali pure non si mette in dubbio l’autentico mandato e che di fatto non causarono danno irreversibile (non praevalebunt) nella evoluzione del ministero e nel cammino della Chiesa nella storia.
Andiamo oltre, vediamo che a questo punto Gesù, quello stesso Gesù il quale pochi momenti prima aveva eletto Simone col nome di Pietro, e aveva assicurato la resistenza della Chiesa contro ogni assalto tenebroso, si rivolge questa volta al medesimo Pietro attribuendogli l’epiteto di Satana (Mt 16,23). Il Papa dunque può trovarsi a ragionare come Satana – giudizio certissimo e dolorosissimo, che accogliamo con timore e tremore dalle labbra benedette del Signore, ma che noi uomini solo con grandissimo scrupolo, attenuazione e prudenza, osiamo pensare, lasciando in ogni caso ad altri di dichiararlo (i cardinali nel loro Collegio, i pontefici successivi, i nemici della Chiesa usati da Dio come fu usata l’asina di Balaam). Dunque, anche qui vediamo una particolare e curiosa sovrapposizione tra la promessa certa della roccia della Chiesa e la accusa decisa dell’errore di Simone; anche qui vediamo che la condotta riprovevole e biasimevole del primo Papa, del tutto inescusabile e duramente apostrofata, nulla viene a togliere né al ministero soprannaturale petrino, né alla sicurezza della Chiesa. Non preoccupiamoci dunque del valore del primato petrino; non preoccupiamoci dunque della resistenza della Chiesa alle potenze infernali: quali che siano le avventure, le scelte, gli errori degli uomini chiamati ai vari ruoli gerarchici, le due promesse soprannaturali non vengono meno.
Certamente dobbiamo ammettere che solo in una prospettiva provvidenziale e soprannaturale più alta si possano tenere insieme senza contraddizione questi due aspetti, quello soprannaturale trionfante e quello peccaminoso scandaloso sfuggente. Ciò basti circa l’episodio della vocazione petrina.
Veniamo ora a un altro episodio che vorrei assumere come icona ecclesiale. Se relativamente al primo episodio reputo abbastanza sicura la mia interpretazione, anche perché generalmente desunta da letture autorevoli tradizionali tra loro convergenti, riconosco invece che quest’altra interpretazione e questo secondo episodio che vado introducendo potrebbero essere contestati, anche perché non ho trovato basi autorevoli come per il precedente. E sia, considero l’opportunità di prendere a paradigma dei tempi correnti l’episodio della barca agitata dalle onde e della camminata di Pietro sulle acque (Mt 14).
Proviamo a leggere l’esperienza della Chiesa e della Chiesa futura, immersa in un periodo di crisi e confusione, alla luce dell’esperienza degli apostoli e dei discepoli, i quali in mezzo al mare delle tribolazioni e della storia rimangono sulla barca di Pietro, nonostante Pietro stesso scenda da essa. Pietro ancora una volta viene descritto in maniera ambivalente, in parte desideroso di avvicinarsi maggiormente alla volontà e alla persona del Signore, in parte ambizioso e forse superbo per l’ardire di emulare il maestro nella camminata sulle acque, nuovamente debole nella fede al punto da sprofondare in mare, infine però confortato dallo sguardo di Cristo e da questi salvato e corroborato nella guida del vascello, sul quale pure viene ricondotto trionfante con Cristo Signore. E di lì a poco avverrà l’elezione petrina descritta nel paragrafo precedente.
Chissà che questa immagine non possa essere davvero immagine di una Chiesa che rimane unita nella barca di Pietro, che non si stacca da essa né da essa si allontana, sebbene in alcuni momenti si senta abbandonata. Chissà che questa non possa essere l’immagine del susseguirsi di pontificati o di fasi della vita di alcuni pontefici, mossi a volte da ambizioni umane e schiacciati e a volte dal peccato, ma infine nuovamente salvati, sollevati e confermati dall’autorità stessa di Cristo. Se questa immagine fosse adeguata e buona, noi potremmo leggere con agio in essa la posizione di molti santi (canonizzati o ignoti al mondo) i quali, anche in tempi di avversità spirituale, mai hanno abbandonato la barca di Pietro e mai hanno posto in essere strappi e scismi. E questi, pur senza seguire Pietro nelle sue camminate sulle acque, bensì rimanendo al sicuro nella barca (che possiamo identificare con gli elementi portanti della Chiesa), si sono così mantenuti fedeli alla chiamata di Cristo, vicini all’albero maestro della sua Croce, certo in allerta e con molto timore e sentendosi forse sperduti, e a tratti ritenendo umanamente persa la propria guida, ma al contempo protetti dalle pareti solide di questa stessa imbarcazione. In essa talvolta Cristo dorme (Mt 8), ma per essa non smette mai di preoccuparsi (Gv 17,9) e soprattutto non smette di pregare per il Papa (Lc 22,31-32). Come descriveremo dunque questi santi? Certamente fedeli all’equipaggio, alla storia, alla chiamata, certamente irreprensibili nella loro scelta di non lasciare questa barca, e ancora non certo colpevoli delle azioni e decisioni di Pietro, e nemmeno di per sé concordi o favorevoli ad esse, loro che pure rimangono fermi in quella che di Pietro è propriamente la barca, e infine pronti ad accogliere nuovamente Pietro su quella barca, e doppiamente disposti a riceverlo se sulla barca Pietro sceglie di tornare in compagnia dell’unico maestro e Salvatore e da Lui rinnovato e fortificato. Per inciso: che quella di Mt 14 sia la barca di Pietro non lo deduco dalle Scritture (per lo più non si dichiara a chi appartengano le imbarcazioni usate nei Vangeli), ma lo desumo dalla lettura allegorica che vede nelle barche (e nell’Arca) la prefigurazione della Chiesa e in Pietro il suo unico comandante.
Sì, questa mi sembra un’immagine utile a interpretare alcune situazioni passate e recenti, o a prepararci ad affrontare alcuni scenari futuri, quali ne troviamo forse adombrati nelle pagine escatologiche del Nuovo Testamento. Mi pare una buona immagine, utile a trattenere quegli elementi emersi dal commento autorevole del primo episodio fondante il ministero petrino, laddove si attestava la compresenza paradossale di una promessa sicura soprannaturale e di un tradimento umano. Ugualmente, dunque, possiamo attenderci dei tradimenti umani anche dai successori degli Apostoli, senza con ciò in nessun modo disperare della promessa divina. E ancora, possiamo vedere che questa promessa si adempie, escatologicamente appunto, e cioè che Dio interviene all’ultimo tutto sanando, il che rinnova in noi il dovere dell’attesa e la spiritualità penitenziale dell’avvento. E ancora, questa immagine offre un buon modello a tutti i fedeli, che non sono dunque chiamati ad azioni di rottura e di allontanamento da Pietro nelle sue cadute, bensì alla fedeltà a questa imbarcazione, nella quale insieme attendere ed essere custoditi, accettando umanamente e nella fede che da questa imbarcazione Pietro stesso possa temporaneamente allontanarsi. Il tutto credendo, e sapendo nella fede, che solo in questa imbarcazione potrà fare ritorno Pietro e che certamente vi farà ritorno e che vi farà ritorno confermato da Cristo e da Lui scortato.
Una simile lettura possiamo applicarla a tanti noti eventi della storia della Chiesa: le varie epoche di corruzione e pornocrazia; la cattività Avignonese; i tafferugli all’origine dello Scisma di Oriente e dello Scisma di Occidente; il sostegno di certi episcopati all’invasione napoleonica durante le insorgenze; e via discorrendo. Ma tale lettura ha un valore anche nell’attualità, sebbene sotto condizione: è sempre estremamente delicato giudicare dei limiti delle gerarchie contemporanee. Resta il fatto che molti fedeli vi siano (stati) portati specialmente nell’ultimo decennio e ne stiano ricavando scandalo, non reputo inconsistente dare una chiave di lettura anche a loro. Dunque il mio messaggio, a tutti i fedeli che per vari motivi si sentissero travolti da questo tempo di secolarismo e non si sentissero sufficientemente protetti dalle iniziative umane dei loro Pastori, è molto chiaro e semplice: non lasciate la barca, non lasciate le tradizioni, non maledite i Pastori, non seguiteli nella camminata sulle acque, restate speranzosi e in preghiera nel vascello, supplicate Dio di non perdere la speranza, continuamente pregate per il Papa e per i vescovi; se li sentite lontani, attendetene il ritorno, secondo la volontà di Dio.
Si conserva anche una profezia sognata da don Bosco: il Papa, fortunosamente ricollocato nella barca, apparentemente in ritardo rispetto agli assalti dei nemici, pur tempestivamente fisserà la salvezza della Chiesa ancorandola all’adorazione eucaristica e alla devozione Mariana.
Non ho altro da aggiungere. Strade diverse, di contestazione o di separazione, sono tutte dubbie e insicure, quali che siano i sentimenti, fosse anche i più puri, di coloro i quali si proponessero di intraprenderle.
A ben pensarci, anche altri episodi confermano questo particolarissimo ruolo di Pietro. Egli risulta più volte prescelto, per esempio nel miracolo della Trasfigurazione (Mc 9), utile a confortare almeno i principali apostoli davanti allo scandalo della Croce; però noi vediamo che durante la notte del tradimento, dei tre apostoli prescelti per la Trasfigurazione solo Giovanni farà tesoro di essa e rimarrà fermo anche sotto la Croce, mentre Giacomo fugge e Pietro, che non fugge, però tentenna nella sua sequela di Cristo e infine lo rinnega (Mc 14). Cristo già sapeva questo, e lo predice nell’ultima cena, e, nonostante ciò, non revoca l’elezione di Pietro. E così per l’ennesima volta vediamo Pietro prescelto e confermato nella fede (con la Trasfigurazione), ammonito circa la sua fragilità (predetta nell’ultima cena), rinnegatore nella notte di prigionia del Cristo, ma infine pienamente rinnovato da Cristo (con il dialogo dopo la Risurrezione, Gv 21,15), e da ultimo indirizzato e consegnato verso il martirio (“ti porteranno dove tu non vuoi”, Gv 21,18).
Insomma, in ogni racconto dei Vangeli sembrerebbe confermato lo schema precedente: il Papa è scelto e sostenuto da Cristo, nonostante tutte le possibili debolezze e tradimenti, a fronte dei quali non perde l’elezione, per i quali certamente merita il rimprovero pubblico, vedendosi pur sempre riconfermato e purificato a tempo debito, fino a divenire pienamente degno della elezione stessa e questo grazie alla destinazione al martirio, e così trovandosi totalmente conforme a Cristo Signore.
E il messaggio conclusivo è sempre il medesimo: non si tratta di prendere le distanze dal Papa quando sbaglia, ma di pregare perché si ravveda quanto prima, e torni ad essere guida eccellente per tutta la Chiesa riunita attorno al suo sacrificio per noi. Questo è l’itinerario che Gesù ha scelto per portare la sua Chiesa alla gloria degli ultimi tempi: gli altri tentativi, per quanto nobili o dotti o irreprensibili, non sono quelli scelti da Gesù.
E allora, per quel che mi riguarda, la posizione è chiara: “un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove” (Sal 83,11).
Don Marco Begato
(Foto:’Saint Peter Penitent’ (1630s) by Jose de Ribera (Il Españoleto) – Museo Soumaya – Mexico CC BY-SA 4.0)
