In questo semestre ho affidato ai miei studenti la lettura del discorso di V. Havel, “La politica dell’uomo”. Successivamente come compito di realtà gli ho chiesto di trovare se ci fossero paralleli con la recente dichiarazione di Călin Georgescu (11 marzo 2025). Gli alunni hanno consegnato dei lavori veramente puntuali. Ne ho quindi scelto uno per la pubblicazione, col consenso del suo autore.

Esulava dal compito assegnato l’indagine sull’affidabilità di Georgescu: magari il suo discorso era in qualche modo subdolo o ipocrita. D’altro canto, un discorso che esorta alla verità e al coraggio e al risveglio della coscienza non può se non essere per se stesso buono ed encomiabile.

Leggerlo ci farà del bene, così come ci fa del bene scoprire che i nostri giovani hanno un grande potenziale di consapevolezza e di coraggio, basta solo che il mondo adulto creda in loro e li educhi anziché indottrinarli e trattarli come carne da imprenditoria o peggio.

Marco Begato

Verità, coscienza e dissidenza: Havel e Georgescu a confronto

Il lavoro che segue nasce da un esercizio proposto a partire dalla lettura del saggio La politica dell’uomo di Václav Havel, un testo intenso che invita a riflettere sul potere, sulla responsabilità personale e sulla libertà. Dopo aver approfondito il pensiero dell’autore, è stato richiesto un confronto con un caso reale, contemporaneo: le parole pronunciate da Călin Georgescu, candidato alle presidenziali rumene, dopo l’annullamento della sua elezione e il blocco della sua candidatura. Lo scopo era verificare se i concetti espressi da Havel – elaborati in un contesto storico diverso – potessero avere ancora valore e riscontro nella realtà di oggi.

Nel suo discorso, Georgescu denuncia con forza la violenza del “sistema”, una struttura anonima e impersonale che opprime la popolazione invece di servirla. Egli non si concentra sulla propria figura di candidato, anzi la svuota di ogni centralità per mettere al centro il popolo, che definisce “il vero protagonista” della battaglia per la verità e la giustizia. Questa visione trova un legame diretto con Havel, che individua nel potere impersonale la più pericolosa deriva della modernità: un potere che non ha più un volto, ma funziona come un meccanismo spersonalizzato, burocratico e tecnocratico. Secondo Havel, «il potere è diventato un meccanismo autonomo, una forza anonima che trascina tutti senza che nessuno sembri realmente controllarlo». Georgescu, quando parla della violenza psicologica e fisica esercitata dal sistema, sembra descrivere esattamente questa dinamica.

Un altro punto fondamentale di contatto riguarda il ruolo della verità. Georgescu sottolinea quanto dire la verità, in un contesto dominato da menzogne e manipolazione, sia diventato un atto rivoluzionario e pericoloso. Parla della sua scelta di non mentire sulla situazione del Paese, di aver denunciato apertamente la corruzione e le umiliazioni subite dal popolo. Havel, nella sua opera, sostiene che il primo gesto autenticamente politico in un sistema totalitario è proprio dire la verità, perché la verità destabilizza un sistema che si regge sulla finzione. In questo senso, Georgescu si comporta come il dissidente di cui Havel parla: non un ribelle armato, ma un testimone che, semplicemente vivendo nella verità, smaschera la menzogna strutturale del potere.

Colpisce anche la comune riflessione sull’errore di delegare completamente la propria libertà ad altri. Georgescu accusa la Romania di aver abdicato alla propria sovranità, cedendo economia, difesa e destino politico ad attori esterni come l’Unione Europea, la NATO o gli Stati Uniti. Questa dipendenza, dice, è il frutto di una speranza mal riposta: che altri vengano a salvarci. Anche Havel è molto critico verso questa forma di deresponsabilizzazione collettiva, e invita a non aspettarsi soluzioni salvifiche dall’esterno. Per entrambi gli autori, la vera libertà nasce dal risveglio delle coscienze e dall’assunzione della responsabilità personale.

Georgescu, inoltre, si dichiara consapevole che la sua missione non è individuale, ma collettiva. Il cambiamento – afferma – può venire solo dal popolo, mai da un singolo uomo. Anche questa idea trova eco in Havel: il dissidente non è un salvatore solitario, ma una persona che illumina la strada e invita gli altri a percorrerla. È la società intera che deve risvegliarsi.

Molto significativa è infine la riflessione sul sacrificio. Georgescu evoca l’immagine biblica del Golgota, rievoca l’idea di una croce da portare, e invita i cittadini a non scegliere la via comoda del compromesso. Havel dal canto suo biasima l’espressione «meglio Rossi che morti», intendendo che la vita perde ogni valore se la si difende a costo di gravi compromessi, se si rinuncia a ciò per cui vale la pena vivere. Per entrambi, l’esistenza ha senso solo se orientata a un bene più alto, e la libertà autentica si conquista a costo del sacrificio personale.

La lettura parallela dei due testi – il saggio di Havel e il discorso di Georgescu – si è rivelata estremamente stimolante. Da studente dell’ultimo anno di liceo, mi ha aiutato a guardare con occhi più critici i fenomeni politici contemporanei. Spesso si è portati a pensare che la politica sia fatta solo di sondaggi, partiti e campagne elettorali, ma Havel mi ha mostrato che la politica, in senso profondo, è anche e soprattutto un fatto morale, personale, esistenziale.

Il confronto con le parole di Georgescu, poi, ha reso ancora più evidente quanto le intuizioni di Havel siano ancora attuali: il potere impersonale, la menzogna istituzionalizzata, la passività del cittadino che aspetta un “salvatore”, sono tutti elementi che attraversano le democrazie moderne. Questa lettura mi ha insegnato che la vera resistenza non inizia nelle piazze o nei parlamenti, ma nella coscienza di ogni singolo individuo, nella scelta quotidiana di non piegarsi alla finzione, di vivere nella verità, anche quando è scomoda.

In un tempo in cui, in molti contesti politici, dominano confusione, sfiducia nelle istituzioni, propaganda e superficialità, leggere Havel – e metterlo a confronto con un caso reale e attuale come Georgescu – mi ha aiutato a capire meglio il valore della responsabilità personale, anche nelle piccole scelte quotidiane. Non basta indignarsi, non basta lamentarsi. Serve scegliere la verità anche quando costa, anche quando non conviene.

Come studente di una scuola salesiana, dove ci viene insegnato a essere “buoni cristiani e onesti cittadini”, ho sentito profondamente il richiamo alla coerenza interiore, al coraggio della verità, alla responsabilità verso la comunità. Havel non parla solo alla politica, ma alla coscienza di ciascuno. Forse è proprio questa la lezione più importante: la libertà vera si costruisce quando si unisce la forza della verità alla scelta del bene comune.                                                                         

Anche se non basta leggere per cambiare il mondo, forse è proprio da qui che bisogna cominciare.

Francesco Mancini

(Foto: Di Kingkongphoto & http://www.celebrity-photos.com from Laurel Maryland, USA – VACLAC HAVEL, CC BY-SA 2.0)

Autore