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È un bel libretto questo appena pubblicato dalla Treccani: Augusto Del Noce, Autorità, pp. 92, euro 10,00. Si tratta di alcuni brani antologici tratti dalla voce Autorità scritta da Del Noce nel 1979 per L’”Enciclopedia del Novecento”. Sono testi stringati e di sintesi, molto acuti e profondi, di finissima caratura intellettuale.

Nel mondo contemporaneo l’autorità è in crisi perché questa è strettamente collegata con l’idea di tradizione e quindi con l’educazione. Oggi però la famiglia ha perso l’unità tra generazione ed educazione e quello che i genitori dovrebbero consegnare è visto come un disvalore che impedisce la “realizzazione” di sé. Lo stesso vale per la scuola: “questa non si presenta più come l’istituzione in cui il maestro promuove una presa di coscienza di quella civiltà nella quale il nuovo venuto deve entrare e alla quale deve dare continuità” (p.  32). I giovani oggi vogliono emanciparsi dal peso del passato.

Molto sottile la distinzione tra autorità e potere fatta da Del Noce con l’aiuto di Mazzantini. Se si ammette il primato della filosofia dell’essere allora l’autorità fonda il potere, mentre nella filosofia del primato del divenire il potere riassorbe in sé l’autorità. L’autorità, infatti, ha bisogno della tradizione, la quale è collegata con il carattere metastorico della verità, quindi con il sacro. Sembra un paradosso ma è così: se prevale la filosofia del divenire sembra che tutto diventi tradizione, invece, non c’è più nulla da trasmettere come tradizione, perché se c’è qualcosa da trasmettere questo non deve appartenere al divenire. Da qui la lotta alla religione: “si cerca di staccarla dalla filosofia del primato dell’essere; scardinati quelli che una volta erano i preambula fidei; il rovesciamento orizzontalistico della teologia nell’antropologia avviene nel più naturale dei modi” (p. 41). Conclusione di non poco conto: “Il principio ideale dell’autorità deve essere cercato nella metafisica classica” (Ibidem).

Suggestiva la distinzione di Del Noce tra Occidente ed Europa: con la parola Europa “si allude alla continuità di un processo di civiltà che muove a partire dall’Oriente. Quando parliamo di Occidente e di Oriente, intendiamo invece esprimere un’opposizione, quella dello spirito attivistico, pragmatistico ecc., allo spirito contemplativo” (p. 49). Dopo la Seconda guerra mondiale, si è imposta la rivoluzione come liberazione dal passato, muore, quindi, l’idea di Europa e con essa l’idea di tradizione e, quindi, di autorità.  La secolarizzazione ne rappresenta la realizzazione.

Come visto sopra, secondo Del Noce, se prevale la filosofia del divenire, finisce che il potere assorbe in sé l’autorità. Si pensa al totalitarismo come al grado massimo di autorità, sicché si assorbe la critica all’autorità nella critica al potere. Nasce allora il “democratismo” che, pensando di allontanarsi dal potere si allontana anche dalla autorità e cade nel permissivismo.

Come si vede, ottimi spunti anche per l’oggi.

Stefano Fontana

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