Nel 1944 Pio XII diede i suoi noti insegnamenti sulla Democrazia tramite il Radiomessaggio di quell’anno. La guerra stava finendo e il dopoguerra sarebbe stato certamente democratico. Bisognava prepararsi. Due anni dopo, il noto gesuita Padre Angelo Brucculeri SI, redattore tra i più importanti de “La Civiltà Cattolica”, scrisse un volumetto dal titolo “La democrazia”, XIV quaderno della serie “Le dottrine sociali del cattolicesimo” pubblicato dalle Edizioni “La Civiltà Cattolica”. La prospettiva è molto ottimista circa la possibilità di un incontro che però era, ed è, molto problematico. Pubblichiamo uno stralcio del libro relativo al capitoletto “Democrazia e religione”, pp. 54-55.

Se l’elevazione morale è tanto necessaria alla democrazia, è evidente che la religione riesce il maggior presidio di essa. Non crediamo, infatti, che per la moralizzazione di un popolo ci si possa affidare alla nuda e semplice istruzione, perchè, è risaputo ch’essa senza lo spirito religioso si pone al servizio dell’improbità a alla demolizione delle tradizioni che tutelano il costume e comprimono le passioni. D’altronde, distaccata dalla religione, la morale che importa l’austera disciplina interiore e il sacrificio dell’io di fronte al dovere, non ha più un valido sostegno per imporsi e trionfare sulle tendenze perturbatrici dell’ordine. I succedanei di una morale recisa dalla sua propria radice, che è quella metafisica della reale trascendenza, possono servire alle accademie letterarie, alle baraonde tribunizie, nella migliore delle ipotesi, a qualche dovere di modeste pretese e ricco di sicure prebende, ma non semplicemente al dovere.

Una sana democrazia non si sorregge a lungo senza la linfa tonificante dell’elemento religioso. L’evaporazione di esso lascia in essa un vuoto immenso che non può mai colmarsi. Una formazione politica popolare che sconosce le grandi visioni della credenza religiosa, o meglio della fede cristiana, ben difficilmente saprà resistere all’aberrante applicazione dei suoi principi; donde la crisi della democrazia dalle molteplici manifestazioni patologiche: leggerezza del corpo elettorale, traffico corrompitore per l’accaparramento del voto, corruzione dei partiti che trasformano la loro missione nell’assalto alla diligenza, asservimento dei deputati agli esclusivi interessi di parte, elefantiasi statale, lentezza estrema o addirittura impotenza della funzione legislativa.

Avulsa dalla forza moralizzatrice, qual è la religione, la democrazia prima o poi sbocca nella dispersione delle forze e nelle convulsioni delle masse, finchè giunge l’ora in cui per sottrasi all’anarchia queste stesse masse son pronte a prostituirsi al primo avventuriero che saprà imporre un qualche ordine, seppure al costo di ogni libertà. Non sono forse il fascismo ed il nazismo il prodotto della degenere democrazia laica? Purtroppo, fra questa democrazia ed il cesarismo non c’è un fosso invalicabile ma una passerella assai breve.

In fondo una democrazia che si erge nel vuoto ateistico non è che menzogna, e non è la menzogna ma la verità che ci farà liberi: veritas liberabit vos.

Da queste nostre riflessioni sgorgano due logiche conseguenze. La prima è la posizione contraddittoria di quella propaganda politica che, mentre a squarcia gola grida l’evviva alla democrazia, si dà al tempo stesso a demolire tra le masse i principi morali e religiosi; ciò che importa un tristo servizio al popolo, giacchè lo si rende incapace all’autogoverno. L’altra sequela è la necessità di una sana educazione della democrazia. A ciò tutte devono convergere le energie utilizzabili: i partiti, i sindacati, la stampa, le attività soprattutto e le istituzioni dell’Azione Cattolica.

(Foto: Brucculeri Angelo, Di Original uploader was Solfano at it.wikipedia)

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