Leggi qui un estratto del libro per concessione dell’Editore.

La filosofa francese sentenzia la fine della Cristianità, della Civiltà che per quasi due millenni ha intriso l’Occidente. Riecheggiano in questo libro le parole di J. Ratzinger/Benedetto XVI che affida la custodia e la memoria della Cristianità a minoranze creative, che la Delsol non esita a chiamare “testimoni”, agenti segreti di Dio.

Secondo l’autrice la cristianità è definitivamente tramontata e soppiantata, non dall’ateismo o dal nichilismo, ma da un nuovo paganesimo che venera qualsiasi astrazione iconica dei valori promossi dalla Cristianità. Cosi sorge una nuova religione ove vengono venerate le piante,  gli animali, l’uomo, la tecnica, il progresso etc. che rappresentano immagini sbiadite di quei valori “cristiani” che sono stati prima atomizzati e separati dalla fede grazie ad una crociata anticristiana cruenta ed ineludibile, poi riciclati in una nuova religione che non ha una tradizione e si autoalimenta.

L’autrice descrive “la storia di una sconfitta ove tutto è stato aspramente difeso e nulla si è salvato, La storia di una concreta agonia, di un duello all’ultimo sangue perso in anticipo”.

L’analisi della Del Sol è ricca di spunti interessanti, come quando denuncia la vergogna della Cristianità nei sacerdoti e nei cattolici di oggi, vergogna che va parallela alla devozione rivolta verso gli avversari. In questo contesto, lei dice, educare figli alla fede significa formare soldati per Waterloo.

Le conclusioni cui l’autrice giunge, però, non sono condividibili. Il nostro Osservatorio, che segnala quest’opera come meritevole di essere letta, non ne condivide gli esiti finali. L’idea di una secolarizzazione inarrestabile non è teoreticamente dimostrata, ma accettata come i frutti della storia che, come si sa, non provano nulla se non l’effettualità. Nemmeno l’idea che Dio abbia da guadagnarci qualcosa da questa situazione – che è il concetto conclusivo del lavoro – risulta accettabile ed infatti l’autrice ne parla utilizzando o fonti protestanti o autori moderni, come Illich, che sono da collocarsi in un contesto teologico influenzato largamente dal protestantesimo.  La denuncia del “potere sulle anime”, o della “carità come giustizia imposta”, la denuncia del pericolo della “ideologizzazione delle convinzioni” significano una certa concessione alle visioni oggi dominanti ma non per questo vere, e conducono l’autrice ad asserire che “Non è la cristianità che ci lascia, siamo noi che la lasciamo”. Ma lasciarla non è certo una liberazione né una emancipazione, né la riscoperta delle origini perdute.

Torneremo su questo libro.

Leggi qui un estratto del libro per concessione dell’Editore.

Acquista qui

image_pdfSalvare in PDF