Dopo che la Meloni ha parlato di revisionare il tetto del contante è iniziata più o meno una 24 ore televisiva in cui non si è parlato di altro. Poiché la TV, coi suoi ragionamenti inferiori al minuto di tempo, è il luogo di raccolta delle banalità, sarà bene darsi una rinfrescata sul contante e sui suoi concetti fondamentali.

Avevo parlato di contanti in Taglio Laser più volte, ma stiamo parliamo dei Taglio Laser pre-covid: la preistoria, più o meno.

Corso legale e sue limitazioni

Le banconote (il circolante cartaceo) e le monete (il circolante metallico) sono gli strumenti di pagamento a corso legale in Italia.

“A corso legale” significa che nessuno può rifiutare di ricevere banconote e monete metalliche in valuta Euro a estinzione di un debito in valuta Euro.

Assegni, bancomat, bonifici, carte di credito, eccetera non godono invece del corso legale e possono quindi essere rifiutati dal creditore.

Questo in linea teorica. In pratica assegni, bancomat, bonifici, carte di credito,… sono comodi, per cui un fornitore potrebbe rifiutarli una volta, ma la seconda volta è probabile che perderebbe il cliente.

Poi ci si è messo lo Stato coi suoi obblighi: obbligo di pagamento tracciabile per spese che generano crediti d’imposta, obbligo di pagamento bancario per gli F24, eccetera.

E poi hanno messo i “tetti”, che non sono quindi un impedimento all’uso, ma un ostacolo: tetto al pagamento di una singola transazione, tetto ai prelievi.

Moneta a corso legale e moneta privata

Comodità dei mezzi di pagamento + obblighi hanno fatto sì che la moneta legale circolante riducesse via via il suo raggio d’azione, diventando circa il 7% del totale della moneta presente in Italia. La moneta privata bancaria corrisponde quindi circa al 93%.

Questa fotografia 7%-93% è vecchia, ma non sto a cercare l’aggiornamento: diciamo che la moneta privata bancaria è in quantità 13-15 volte superiore alla moneta a corso legale.

Finché tutto questo avviene per scelta (scelgo la moneta privata perché è più comoda), va anche bene.

Ma quando lo Stato mi obbliga a usare una moneta privata, stiamo entrando nel campo delle vessazioni.

Tetto del contante e banalità

Il governo Meloni alzerà, pare, il tetto del contante utilizzabile nelle transazioni.

Tra il boato generalizzato degli insorgenti, prendo un pezzo di Repubblica.

“Pecunia olet”, sentenziano gli economisti della Banca d’Italia in un rapporto di pochi mesi fa – intitolato proprio così – che dimostra scientificamente come l’incremento delle transazioni in contanti consentite (oggi il limite è di 2000 euro in odore però di cospicui aumenti come ha detto la premier in Parlamento) comporti il rischio di alimentare economia sommersa, mercato nero ed evasione fiscale.

Esattamente il contrario di quanto sostenuto dal governo di destra.

E ancora più esplicito: “Le restrizioni all’uso del cash sono uno strumento efficace nel contrasto all’evasione”.

Chiara la banalità di base?

«Se alzate il tetto del contante > aumentano le transazioni in contanti > e aumenta l’evasione».

Se volete una banalità più spinta, passiamo alla Gabanelli.

La coalizione di centrodestra ha rilanciato la proposta di alzare il tetto al contante.

Ce ne eravamo occupati qualche anno fa evidenziando come questa soluzione sia vantaggiosa per gli spacciatori, per chi paga tangenti, per chi lavora in nero.

Se si vuole davvero combattere il sommerso e contribuire a creare una società più giusta bisognerebbe sconsigliare l’uso del contante.

Chiara la banalità bis?

«Se alzate il tetto del contante > se ne avvantaggiano spacciatori, tangentari ed evasori > la società giusta sconsiglia l’uso del contante».

Confutazione delle banalità

A livello europeo non c’è correlazione tra tetto del contante e livello di evasione. Se create un diagramma col tetto del contante in ascissa e livello di evasione in ordinata, un puntino per ogni Stato, otterrete una nebulosa di punti sparsi.

E la frase del rapporto di Bankitalia andrebbe, secondo me, ribaltata: un aumento dell’economia sommersa tra 0,8 e 1,8% comporta un aumento di transazioni in contanti dell’1%, non viceversa.

L’economia sommersa cresce perché la burocrazia è asfissiante e la pressione fiscale è devastante. E questa economia sommersa deve, ovviamente, fare uso di contanti. Cresce anche per attività criminali, ma queste per definizione se ne fregano delle leggi, compresa quella del tetto sul contante.

L’unico caso in cui possiamo immaginare che sia l’esibizione di contanti a generare il sommerso è il pagamento alla cassa in un punto vendita. Di un piccolo punto vendita, perché dovunque ci siano dei dipendenti alla cassa la normalità è che battano lo scontrino.

Concentriamoci quindi sui punti vendita. La pubblicazione di Bankitalia “Il contante in Italia” (gennaio 2019) ci informa che nei punti vendita il contante è usato nell’86% dei casi e per un valore pari al 68%.

Ricordo che il governo Conte II voleva “stanare” 7 miliardi di evasione. La pubblicazione di Bankitalia specificava però che il pagamento medio in contanti nei punti vendita è 13,57 euro. 7 miliardi di imposte da recuperare corrispondono, a spanne, a 14 miliardi di imponibile evaso. Se i 14 miliardi di imponibile si dovevano recuperare da scontrini, occorreva “stanare” 1 miliardo circa di scontrini non battuti. Una cosa ridicola, anche solo per i costi che comporterebbe.

La grande evasione da ricercare è tutta un’altra cosa e va cercata in tutt’altro modo.

E comunque cosa c’entri il tetto del contante con transazioni medie da 13,57 euro non è dato sapere.

Lasciamo poi perdere spacciatori e tangentari: una persona che vive da delinquente si fa problema a superare il tetto del contante? Un’organizzazione criminale si sente disturbata o sollevata, secondo dove sta messo il tetto del contante?

La piccola evasione è benefica per l’economia

Capisco che la frase dia fastidio, ma la dico lo stesso: la piccola evasione è benefica per l’economia.

La piccola evasione è reato? Certo, concordiamo perfettamente.

La piccola evasione è immorale? La risposta giusta è “dipende”. Dipende da quanto lo Stato mi preleva. Se mi prelevasse il 99%, l’evasione sarebbe doverosa. Per percentuali minori devo valutare caso per caso.

L’articolo 36 della Costituzione dice così: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Vale anche per il lavoratore autonomo, al quale lo Stato non può imporre una qualunque aliquota di prelievo, ma un’aliquota consona all’articolo 36.

La piccola evasione è dannosa per l’erario? No, è benefica. Benefica perché la piccola evasione si tramuta immediatamente in nuova economia e quindi fa circolare moneta.(1)

Il mendicante “di successo”, per fare un esempio, è un evasore totale ed è al contempo un motore per l’economia: raccoglie denaro superfluo dai passanti e lo tramuta in spesa nell’economia reale.

I danni per l’Erario avvengono in piena legalità

La stucchevole polemica sul contante ci fa dimenticare che la maggior parte dei danni per l’Erario avvengono con manovre perfettamente legali.

Quando la nostra vecchia FIAT divenne F.C.A. N.V. azienda italo-statunitense di diritto olandese con domicilio fiscale nel Regno Unito(2), il Sole24ore scrisse una tranquilla frase emblematica.

«La sede olandese e il domicilio fiscale a Londra permettono risparmi fiscali ai soci».

I “risparmi fiscali ai soci” equivalgono ovviamente a soldi persi dall’Erario italiano. Tutto legale, non è nemmeno da considerare elusione fiscale.

Addirittura esistono banche speciali che studiano la fiscalità degli Stati e trovano metodi per creare liquidità extra per le grandi aziende.

«Create una ditta in Slovenia; fatele acquistare un’azienda fallita in Italia; date macchinari e capannoni in leasing a un’altra ditta in Spagna; fate fondere l’azienda slovena con quella spagnola; avrete alla fine un grosso vantaggio fiscale». Affastello queste parole a casaccio, solo per far capire il metodo. Tutto è regolare: non puoi vietare di aprire società, acquistare ditte fallite, dare beni in leasing.(3)

Ci sono poi i noti paradisi fiscali.

La stucchevole polemica sul contante serve a far dimenticare quali dovrebbero essere le linee d’intervento dello Stato e quale alto grado di competenza bisogna raggiungere per essere efficienti in questo campo.

Per “stanare” uno scontrino non battuto non ci vuole un’aquila. Ma l’effetto pratico è nullo. Per bloccare un meccanismo di elusione internazionale, occorrono teste competenti e preparate.

Il danno della moneta privata

L’unico “danno” del contante è la non tracciabilità. Danno fittizio, perché l’uomo normale che ha guadagnato col suo lavoro ha diritto di spendere come gli pare senza che nessuno lo “tracci”.

Bisognerebbe anche ricordare che il contante ha dei vantaggi fondamentali.

-È un circuito di pagamento semplice e privo di deperimento monetario (a ogni transazione in contanti 100 euro restano 100 euro; a ogni transazione POS o altro i 100 euro calano di un importo pari alle commissioni) (4).

-È un circuito di pagamento essenziale per il povero e per chiunque non abbia un conto bancario.

-È l’unico mezzo esistente che consente alle banche di onorare il loro contratto con noi cittadini. Infatti il nostro contratto con le banche suona così: noi non abbiamo “i soldi in banca”; noi abbiamo invece un credito con la banca, che è obbligata in ogni momento a convertire quel credito in moneta a corso legale.

E bisogna ricordarsi che la moneta privata è tanto comoda quanto perversa(5).

-È creata dal nulla.

-È creata per oltre il 90% a favore della finanza e non dell’economia.

-Confonde la moneta con la piattaforma di pagamento.

L’abolizione progressiva del contante equivale all’ingabbiamento progressivo dei nostri beni all’interno di una piattaforma di pagamento dalla quale è impossibile uscire.

Un’ipotesi fantascientifica, per capirci

Descriviamo un’ipotesi fantascientifica, tanto per capirci sul significato di “gabbia della piattaforma di pagamento”.

I Conti Correnti Pubblici di Risparmio (CCPR) gestiti dallo Stato, punto essenziale per finanziare l’Italia senza farsi depredare dai mercati, erano presenti nel programma del Movimento 5 Stelle.

Supponiamo che il centrodestra li recepisca e li faccia propri.

Supponiamo che, miracolo!, riescano anche a realizzarli.

Supponiamo che ci venga un po’ di attrito tra il sistema bancario privato e i CCPR, col sistema bancario che “mette le sanzioni” e impedisce i bonifici verso i CCPR.

L’unica soluzione per chi vuole aderire ai CCPR sarà quella di prelevare i contanti dal proprio conto bancario e poi depositarli sui CCPR.

Sempre che i contanti esistano ancora.

Sempre che non ci sia un tetto di prelievo così basso da sgomentarsi a fare l’operazione.

Benedetti contanti, teniamoceli cari.

E grazie alla signora Giorgia per aver rimesso in gioco la questione. Non l’ho votata, ma segno un punto a suo favore.

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

NOTE

(1)Per maggiori dettagli sull’espressione “piccola evasione” vedere “Elogio dell’evasore fiscale” (Taglio Laser del 29.02.2016) e “Elogio dell’impiegato fannullone” (Taglio Laser del 07.03.2016).

(2)Nata nel 2014, FCA adesso non esiste più: nel 2020 si è fusa in Stellantis.

(3)Autocitazione dal già citato Taglio Laser del 29.02.2016 “Elogio dell’evasore fiscale”.

(4)Leggerete in giro che «anche il circuito dei contanti ha un costo, perché il negoziante deve investire in sicurezza e tenere conto dei possibili furti». Ma investire in sicurezza è un atto di economia reale, non un deperimento monetario. E il furto, per quanto scocciante, trasferisce la moneta da un soggetto a un altro senza deperimento monetario.

(5)Vedere ad esempio l’articolo di Martin Wolf “Strip private banks of their power to create money”, Financial Time, 25 aprile 2014. In Italia è stato ripreso da Luciano Gallino col titolo “Il danno del denaro creato dalle banche”, La Repubblica, 11 maggio 2014.

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