Questa estate sarà ricordata per la crescente instabilità dei sistemi politici occidentali, una crisi sistemica che cresce da decenni ora si fa sempre più visibile. Il Regno Unito sta ora attraversando una crisi di governo che non è certo ancora quando sarà risolta e così Londra si trova nella inedita situazione di avere un Primo Ministro ancora in carica pur non essendo più il leader del partito di maggioranza.

In Francia l’appena rieletto presidente Macron ha perso le elezioni legislative così da non avere più una maggioranza parlamentare. La Francia oggi non ha un governo in pienezza di poteri perché non c’è maggioranza parlamentare.

Di questi giorni i venti di crisi di governo anche in Italia con il Movimento 5 Stelle di Conte sempre più distante dal presidente Draghi e poi le fibrillazioni tra PD e Lega con Berlusconi che chiede di verificare se vi sia ancora una maggioranza politica a sostegno del governo.

Uscendo dall’Europa potremmo considerare due Paesi “simbolo”: gli Stati Uniti d’America e lo Stato d’Israele. Israele è da giugno in “crisi di governo”, sono state indette elezioni anticipate per novembre e così in soli tre anni sarà la quinta volta che gli israeliani voteranno per il Parlamento. Gli Stati Uniti sono invece governati da un Presidente, Joe Biden, che tutti i sondaggi dicono essere il più impopolare di sempre e che con ogni probabilità perderà clamorosamente le midterm elections di Camera e Senato.

Cosa sta succedendo alle democrazie occidentali? Molte potrebbero essere le considerazioni al riguardo ma di certo si deve notare

un po’ ovunque la scomparsa dei partiti storici (basti pensare a socialisti e gollisti in Francia) e la nascita di nuovi soggetti politici di difficile classificazione, l’emergere di forze anti-sistema e il compattarsi delle “forze di sistema” in amalgama improbabile con “destra” e “sinistra” relativizzate dall’esigenza di governare assieme. Ciò è più evidente in Italia e in Francia ma, se si osserva bene, si possono rilevare processi analoghi anche negli altri Paesi.

In tutto questo i cattolici dove sono? Se negli USA il cattolicesimo politico è vivace, specie nel mondo conservatore e sul fronte bioetico, e certamente darà il suo contributo alla ridefinizione degli equilibri dopo questa fase di crisi, è in Europa che la presenza cattolica in politica è particolarmente irrilevante e debole.

Due Paesi tradizionalmente cattolici come Italia e Francia vedono la quasi completa assenza di una proposta politica cattolica. La Dottrina sociale della Chiesa, con i suoi principi e con la sua idea alta di politica ancorata ad una concezione giusnaturalista e ad una antropologia metafisicamente fondata, è completamente assente dal dibattito politico. Sembra che il cattolicesimo non sia più capace di generare cultura politica, giuridica, economica, di indicare un modello di società. Forse sarebbe proprio un rinnovato protagonismo cattolico in politica la via per rianimare le sfibrate democrazie europee, per ridare spinta ideale alla politica, per rimettere al centro questioni di valore e non mere beghe di potere o d’interesse. Sarebbe però necessario un cattolicesimo politico culturalmente forte e intellettualmente attrezzato, capace di attingere alla Dottrina con sicurezza per poi tradurre i principi perenni in concreti progetti politici. Servirebbero abili uomini politici filosoficamente e teologicamente formati. Servirebbero soggetti politici (partiti, movimenti, liste civiche) interessati alle questioni di principio e a una visione di sistema secondo la Tradizione Cattolica.

Ad oggi non vi è nulla di tutto ciò. È necessario ripartire per ricostruire.

Don Samuele Cecotti

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