Pubblichiamo il testo dell’intervento di don Marco Begato al Convegno nazionale “È il momento della vera scuola cattolica – Uscire dal sistema per essere se stessi”, organizzato dal nostro Osservatorio e tenutosi a Lonigo (Vicenza) il 4 giugno 2022.  

 

La crisi dell’educazione cattolica

Il primo rilievo che siamo portati a evidenziare, parlando di educazione e istruzione cattolica, concerne l’effettiva necessità di sostare e riflettere sul tema. A questo ci spinge una duplice attestazione: quella relativa allo status complessivo di crisi epocale, culturale e quindi scolastica, e secondariamente quella correlata alle fatiche della ripartenza post-epidemiologica.

La prima crisi si presenta come una crisi della scuola e non nella scuola, cioè strutturale e non accidentale, intrinseca e non congiunturale. Essa affonda le radici nel pantano del degrado culturale Occidentale e consiste nell’emersione dei caratteri disumanizzanti implicati dalla prospettiva di pensiero rivoluzionaria, della quale appunto negli ultimi due secoli abbiamo sentito i proclami trionfalistici di rinnovamento e dalla quale iniziamo ora a raccogliere con abbondanza i deleteri effetti e a riconoscere evidentemente le coerenti e nichilistiche conseguenze. E dunque, fermiamoci a considerare le insidie che il pensare rivoluzionario porta con sé, va esprimendo nel contesto storico-sociale e sulle quali ha edificato lo stesso sistema di istruzione statale.

La seconda dimensione della crisi affonda sulle sabbie mobili della narrazione epidemiologica, evidentemente tessuta su di un discorso menzognero e politicamente strumentalizzato, epistemologicamente e deontologicamente profanato. Di essa denuncio, senza entrare nel merito della attendibilità delle tesi propugnate, la corruzione metodologica e dialettica: fuori e dentro la scuola è stato proibito un confronto sapiente e propriamente scientifico attorno al tema dominante della viralità e delle vaccinazioni, mentre è stato imposto un racconto ottuso, sottratto alla critica e alla verifica, dai tratti propagandistici e quindi scolasticamente mortificante.

Il pantano culturale della rivoluzione andrà rimosso con la stessa paziente ostinazione di quegli ambientalisti che lavano dalla nafta gli animali marini arenati sulla spiaggia e chiede una generale revisione delle premesse culturali e del rinnovamento nel pensiero e nello spirito dell’Occidente.

Le sabbie mobili della propaganda sanitaria andranno bonificate con un lavoro di ricostruzione delle fondamenta, nel quale la verità e l’onestà scientifica siano riaffermate e celebrate e alla base del quale venga ripristinata una fondata fiducia tra discenti e docenti, tra istituzione e territorio.

Tale lavoro va fatto dal basso

Ritengo che il maggior contributo a tale lavoro, almeno nell’attuale fase di ripresa, graverà quasi del tutto sulle spalle del popolo e andrà quindi avviato dal basso. È un fatto acclarato che chi sta sopra, il governatore di turno, è stato mandante ed esecutore delle politiche culturalmente e scolasticamente distruttive di cui sopra. Né si vedono segni di ripresa, al contrario gli interessati sembrano fortemente coinvolti nella perpetuazione del clima di emergenza accompagnato da milieu propagandistico antiscientifico. Quanti si sono opposti al trend negli ultimi mesi sono stati censurati o deposti e radiati o sospesi e di fatto collocati più in basso o ridotti all’inazione.

Anche a livello ecclesiale non possiamo attenderci un sostegno in merito da parte dei vertici. È palese la crisi culturale intra-ecclesiastica, segnata da forti novità in molteplici campi, ben lungi dall’apparire risolta o pacificata, come ha ben argomentato il nostro Direttore in un articolo recentemente pubblicato on-line. (https://lanuovabq.it/it/lo-scisma-nella-chiesa-ce-ma-non-si-puo-piu-riconoscere). E non si tratta di additare colpevoli o di istituire fazioni, si tratta di prendere atto del momento oggettivo di confusione e polivocità che stiamo attraversando e che però, in quanto tale, intacca la tradizionale forza e autorevolezza delle gerarchie nei loro interventi magisteriali. Delle due l’una: o restiamo saldi attorno a pochi punti autorevoli e semplici, pena l’allentamento del dialogo con la modernità; oppure accogliamo la sfida del cambio d’epoca con conseguente (auspichiamo temporaneo) alleggerimento del potere di guida.

D’altro canto, se spostiamo l’attenzione dal confronto con la crisi della cultura rivoluzionaria alla presa di posizione di fronte alla crisi epidemiologica, la scelta delle istituzioni ecclesiastiche è stata quella di accodarsi alla narrazione ufficiale, accogliendo e propugnando apoditticamente la tesi vaccinale e adeguandosi alla stigmatizzazione dei dissidenti con annessi ricatti lavorativi. Tale la posizione dei vertici massimi del cattolicesimo, ripetuta docilmente dagli Uffici di coordinamento scolastico tanto nazionale (https://youtu.be/uGS5jYH-tlk?t=782) quanto locale (https://www.ircbrescia.it/2022/01/17/linsegnante-di-religione-cattolica-e-i-vaccini-contro-il-covid-19/). Sulla qualità argomentativa e sullo spessore teologico di simili interventi hanno già scritto altri (https://lanuovabq.it/it/docenti-di-religione-e-vaccini-le-omissioni-del-teologo). Anche in tal caso, urge un movimento spontaneo.

Cenni di sfide

L’irrobustimento del sistema scolastico parentale rappresenta allora una felice occasione per rispondere in modo libero e innovativo alle crisi fin qui illustrate. Accenno per punti a tre sfide-opportunità con le quali dovranno confrontarsi simili organizzazioni.

La prima sfida-opportunità, facendo seguito al paragrafo precedente, è quella di potersi muovere con maggiore libertà rispetto alle tendenze politico-istituzionali. È un’opportunità il fare scuola con spirito di libertà e creatività altrimenti inimmaginabile. È però anche sfida, in quanto una buona scuola e una buona scuola cattolica non è mai anarchica né antagonista, per cui l’opportunità di maggior libertà dovrà sempre essere assunta in una prospettiva di dialogo e collaborazione con le autorità. Ovviamente ciò chiede una collaborazione da ambo le parti: il monologo delle istituzioni è e rimane il primo fattore di acefalia.

La seconda sfida-opportunità è quella di sganciarsi dalle ideologie e dalle burocrazie del sistema scolastico odierno. Siamo avvinti da una scuola che è aggravata da potere di ufficio, documenti, protocolli e sempre meno tempo e attenzione alle persone. Siamo pressati da una scuola che propone visioni transumaniste che sconvolgono i rapporti personali, la sessualità, l’inserimento nell’ambiente e il ruolo della tecnologia, sottomettendo l’istruzione ad agende politiche tecno-finanziarie. Un percorso alternativo permette di sganciarsi da tali vincoli e di progettare una formazione più umana e conforme a una antropologia cristiana e classica. La sfida è quella di non porsi in modo acritico e ingenuamente oppositivo nei confronti del pensiero moderno, bensì di sapervisi contrapporre attraverso un serio confronto dialogico, uno studio accurato dei principi, un’educazione che sia pure anti-moderna ma lo sia in nome di una scientia rigorosa e ben fondata.

La terza sfida-opportunità è quella di farsi carico della formazione integrale degli studenti. Terrei conto di almeno tre nodi strutturali dell’umano nel contesto scolastico. Il primo è la cura del sapere in quanto tale: proporre un approccio alle discipline che sia cattolico non solo nei contenuti, quanto nella passione per la verità, nel rispetto dei metodi e dei principi propri delle materie, nella globalità e profondità dello sguardo indagatore. Il secondo è la cura dell’educazione: sostenere una prassi educativa che stimoli e valorizzi i giovani, proponendo mete e ideali convenienti e intensi, col giusto equilibrio negli approcci e uno sguardo integrale sul valore della persona. Il terzo è la cura della fede: proporre itinerari di spiritualità e cammini religiosi espliciti e robusti, nei quali l’identità cristiana sia valorizzata ma non caricaturizzata, suscitata e non meramente appiccicata agli studenti. La sfida è mantenere un profilo scolastico e non trasformare le realtà parentali in oratori o case-famiglia allargate.

Don Marco Begato SDB

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