Cosa insegna la Dottrina Sociale della Chiesa circa il razzismo? Pochi cenni tratti dalla DSC per avere idea della risposta che dovremmo dare al BLM (Black Lives Matter).

L’uguaglianza tra gli esseri umani è fondata sul Mistero e sulla Rivelazione di Gesù, Egli ha abbattuto gli elementi di divisione e ha reso infondati e falsi i tentati soprusi.

144 « Dio non fa preferenze di persone » (At 10,34; cfr. Rm 2,11; Gal 2,6; Ef 6,9), poiché tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature a Sua immagine e somiglianza. L’Incarnazione del Figlio di Dio manifesta l’uguaglianza di tutte le persone quanto a dignità: « Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù » (Gal 3,28; cfr. Rm 10,12; 1 Cor 12,13; Col 3,11).

Si tratta di una uguaglianza di dignità, che da un lato non misconosce le caratteristiche specifiche dei singoli e delle comunità, dall’altro arriva ad affermare la grande nobiltà nell’uomo, in quanto riflette la Gloria di Dio.

Poiché sul volto di ogni uomo risplende qualcosa della gloria di Dio, la dignità di ogni uomo davanti a Dio sta a fondamento della dignità dell’uomo davanti agli altri uomini. Questo è, inoltre, il fondamento ultimo della radicale uguaglianza e fraternità fra gli uomini, indipendentemente dalla loro razza, Nazione, sesso, origine, cultura, classe.

L’imitazione di Cristo spinge gli uomini a superare le inimicizie e a relativizzare le differenze. Per inciso, si tratta di un ideale altissimo, ma proprio per questo conveniente ad affrontare le più grandi e diuturne sfide.

431 Il Signore Gesù è il prototipo e il fondamento della nuova umanità. In Lui, vera « immagine di Dio » (2 Cor 4,4), trova compimento l’uomo creato da Dio a Sua immagine. Nella testimonianza definitiva di amore che Dio ha manifestato nella croce di Cristo, tutte le barriere di inimicizia sono già state abbattute (cfr. Ef 2,12-18) e per quanti vivono la vita nuova in Cristo le differenze razziali e culturali non sono più motivo di divisione (cfr. Rm 10,12; Gal 3,26-28; Col 3,11).

Il movimento di riconciliazione cui oggi siamo ancora chiamati, ha come modello e riferimento l’intera storia della salvezza. Lo sforzo per l’unità e contro la discriminazione equivale a vincere la logica affermatasi a Babele e accogliere quella donata dal Risorto.

Grazie allo Spirito, la Chiesa conosce il disegno divino che abbraccia l’intero genere umano (cfr. At 17,26) e che è finalizzato a riunire, nel mistero di una salvezza realizzata sotto la signoria di Cristo (cfr. Ef 1,8-10), tutta la realtà creaturale frammentata e dispersa. Dal giorno di Pentecoste, quando la Risurrezione è annunciata ai diversi popoli e compresa da ciascuno nella propria lingua (cfr. At 2,6), la Chiesa adempie al proprio compito di restaurare e testimoniare l’unità perduta a Babele: grazie a questo ministero ecclesiale, la famiglia umana è chiamata a riscoprire la propria unità e a riconoscere la ricchezza delle sue differenze, per giungere alla « piena unità in Cristo ».

Da tali premesse possiamo muovere più nello specifico, verso il perseguimento dei diritti umani, con alcune attenzioni. Anzitutto va riconosciuta la loro scaturigine da Dio e dalla natura umana; quindi il loro intreccio essenziale: ciò chiede che si rispettino tutti gli elementi di valore dell’uomo. Difendere alcuni diritti e non altri, significa infangarli tutti. Difendere la dignità razziale, ricorrendo però alla violenza e trafiggendo l’ordine morale sessuale significa fare un torto alla comunità e rendere – per usare un’espressione popolare – la toppa peggiore dello strappo.

557 L’impegno sociale e politico del fedele laico in ambito culturale assume oggi alcune direzioni precise. La prima è quella che cerca di garantire a ciascuno il diritto di tutti a una cultura umana e civile « conforme alla dignità della persona, senza discriminazione di razza, di sesso, di nazione, di religione o di condizione sociale ». Tale diritto implica il diritto delle famiglie e delle persone ad una scuola libera e aperta; la libertà di accesso ai mezzi di comunicazione sociale, per la quale va evitata ogni forma di monopolio e di controllo ideologico; la libertà di ricerca, di divulgazione del pensiero, di dibattito e di confronto. Alla radice della povertà di tanti popoli ci sono anche varie forme di privazione culturale e di mancato riconoscimento dei diritti culturali. L’impegno per l’educazione e la formazione della persona costituisce da sempre la prima sollecitudine dell’azione sociale dei cristiani.

Alla luce di questo insegnamento tutti, dai white suprematist ai black queer, sono invitati a un profondo esame delle loro convinzioni e del loro operato. Un ruolo eminente nella pacificazione dei gruppi è poi affidato ai cristiani; le scuole teologiche che agiscono in altra direzione falliscono miseramente il loro compito e si autocondannano all’idiozia più perniciosa.

492 La pace di Cristo è innanzi tutto la riconciliazione con il Padre, che si attua mediante la missione apostolica affidata da Gesù ai Suoi discepoli; questa inizia con un annuncio di pace: « In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa » (Lc 10,5; cfr. Rm 1,7). La pace è poi riconciliazione con i fratelli, perché Gesù, nella preghiera che ci ha insegnato, il « Padre nostro », associa il perdono chiesto a Dio a quello accordato ai fratelli: « rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori » (Mt 6,12). Con questa duplice riconciliazione il cristiano può diventare artefice di pace e quindi partecipe del Regno di Dio, secondo quanto Gesù stesso proclama: « Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio » (Mt 5,9).

Infine, un elemento da cui ripartire sarà sicuramente l’impresa del perdono. Lungi dal devastare i simboli degli altri gruppi culturali, servono invece segni chiari di perdono da parte di tutti i colpevoli.

517 La Chiesa insegna che una vera pace è resa possibile soltanto dal perdono e dalla riconciliazione.1092 Non è facile perdonare di fronte alle conseguenze della guerra e dei conflitti, perché la violenza, specialmente quando conduce « sino agli abissi della disumanità e della desolazione »,1093 lascia sempre in eredità un pesante fardello di dolore, che può essere alleviato solo da una riflessione approfondita, leale e coraggiosa, comune ai contendenti, capace di affrontare le difficoltà del presente con un atteggiamento purificato dal pentimento. Il peso del passato, che non può essere dimenticato, può essere accettato solo in presenza di un perdono reciprocamente offerto e ricevuto: si tratta di un percorso lungo e difficile, ma non impossibile.

Quanto presentato in Appendice è solo un cenno di risposta, in cui è importante sottolineare e richiamare la grande rigorosità del ragionamento e del fondamento che anima e deve orientare tutto l’agire sociale dei cristiani nel mondo. Per meno di questo, i cristiani saranno solo complici e forse strumenti di quel male che da sempre getta separazione nella storia umana, nonostante promesse volatili di successo e di progresso.

don Marco Begato

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