Ottobre è un mese particolarmente caro al mondo cristiano. Inoltre, riveste un significato particolare per una ragione mariana strettamente legata alla cristianità. Il 7 ottobre, infatti, si celebra la festa della Madonna del Santo Rosario. È ben nota la storia delle preghiere di Papa Pio V per la vittoria delle forze cattoliche a Lepanto contro i Turchi. Il pontefice domenicano affidò l’esito della battaglia alla recita del Santo Rosario. Ma ottobre è anche associato alla Madonna del Pilar. Il 12 ottobre 1492, Cristoforo Colombo, con il sostegno della Corona di Castiglia, scoprì il Nuovo Mondo, ovvero l’America. Questo evento segnò l’inizio, è bene ricordarlo, dell’evangelizzazione di quella vasta porzione di cristianità, che trovò i suoi primi mecenati in Isabella e Ferdinando, i Re Cattolici. La Hispanidad della penisola iberica fu trapiantata in un Nuovo Continente.
In questo contesto, oggi 22 ottobre, si tiene la “Giornata di riflessione in memoria della Hispanidad: l’ora dell’America e la battaglia culturale incompiuta. Presentazione del Forum Civitas Dei”. L’evento è organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza (indirizzo Estensione e Impegno Sociale) dell’Università Cattolica Argentina e dalla Rete Latinoamericana Cardinale van Thûan. I dettagli dell’evento sono disponibili qui:
Dopo le osservazioni introduttive e il discorso di benvenuto del Dott. Daniel Passaniti, presidente del Cardinal van Thûan Latin American Network, la prima presentazione, a cura di Ignacio Bracht Olmedo, verterà su “La Hispanidad come matrice spirituale e culturale dell’America”. Successivamente, il Generale Heriberto Auel parlerà della “Visione geopolitica dello sviluppo dell’America ispanica”. Dopo una sessione di domande e risposte, si terrà una tavola rotonda conclusiva con altri esperti di studi ispanici.
In occasione dell’evento, ho intervistato il Dott. Daniel Passaniti.
Perché è importante parlare di Hispanidad oggi?
Parlare di Hispanidad non è semplicemente una questione culturale o geografica, un mero passato condiviso; è molto di più: è il nucleo essenziale dell’identità, della tradizione e dell’ordine cristiano dei popoli che compongono l’America ispanica. Il suo fondamento è religioso e deriva dalla missione evangelizzatrice spagnola, il cui obiettivo era cristianizzare l’America. Riconoscerci come ispanoamericani non è una posizione ideologica; è riconoscere la nostra “appartenenza”, poiché l’Hispanidad è una realtà ontologica e fa parte dell’essere stesso dei popoli di questo continente. La vera patria americana è distorta se viene privata delle sue radici ispaniche, poiché la linfa vitale della nostra storia è l’eredità della Spagna.
Da quanto detto, emerge chiaramente l’importanza di discutere questo argomento.
Affermarlo significa intraprendere la battaglia culturale e spirituale di cui abbiamo bisogno, in difesa e salvaguardia dei nostri valori tradizionali, della nostra matrice culturale e spirituale, della nostra lingua e della nostra fede cattolica.
Ma nel contesto attuale, la difesa dell’Hispanidad, la sua rilevanza e la sua importanza derivano anche da quattro ragioni fondamentali: 1) è un antidoto alla frammentazione e allo sradicamento, poiché ci permette di recuperare un’ampia radice comunitaria, un posto nel mondo e un’affiliazione culturale concreta; 2) rivendicare l’Hispanidad serve come difesa della verità storica contro la narrativa ideologica dominante (Leggenda Nera, indigenismo, ecc.) e le letture riduzioniste della storia; 3) di fronte al relativismo morale, alla crisi spirituale e alla secolarizzazione del mondo moderno, l’Hispanidad funge da pilastro di valori morali e metafisici e da faro di resistenza culturale; 4) La condivisione della stessa matrice culturale e spirituale rappresenta un immenso patrimonio geopolitico e sociale, funge da elemento di coesione per l’intera comunità ispanofona e promuove la cooperazione e la solidarietà tra i popoli ispanoamericani, unendo le forze di fronte alle sfide globali di questo secolo.
In che misura si potrebbe immaginare e desiderare una comunità ispanica di nazioni con peso politico internazionale?
Credo che un’America ispanica con peso politico internazionale potrebbe e sarebbe auspicabile. Esistono fattori oggettivi che rendono questa proposta realizzabile, tra cui: 1) il suo enorme potenziale demografico (oltre 500 milioni di persone), 2) le sue immense risorse naturali e i suoi ampi mercati, e 3) la sua naturale coesione culturale e una storia condivisa che facilita la cooperazione diplomatica. D’altra parte, esistono anche ostacoli concreti che spiegano perché l’America ispanica non abbia attualmente un peso geopolitico su scala globale: 1) la frammentazione ideologica e politica, le agende governative profondamente disparate e mutevoli, allineate con il populismo di estrema sinistra o di estrema destra, che impediscono la formazione di un fronte politico comune; 2) a differenza dell’Unione Europea, degli Stati Uniti o della Cina, l’America ispanica non possiede una potenza egemonica integratrice che agisca da forza guida; 3) la mancanza di integrazione economica interna; non esiste un mercato comune; i paesi dell’America Latina intrattengono rapporti commerciali individuali con gli Stati Uniti, la Cina, l’Europa o altri paesi.
Quindi, l’America ispanica potrebbe diventare un attore geopolitico di rilievo?
Assolutamente sì. Ma perché ciò accada, l’America ispanica ha bisogno di un’élite politica regionale capace di dare priorità a un progetto strategico condiviso di integrazione regionale. I fattori culturali e storici rappresentano il fondamento necessario, l’anima di una comunità, ma non sono sufficienti a unificare questi paesi in un blocco di potere geopolitico. L’America ispanica ha bisogno di una leadership strategica che guardi alla regione nel medio e lungo termine, trascendendo i mandati presidenziali che si concentrano ripetutamente su crisi a breve termine (inflazione, povertà, insicurezza) che impediscono un progetto di integrazione continentale a lungo termine. In breve, ha bisogno di volontà politica, istituzioni sovranazionali funzionanti e interessi economici condivisi per diventare un blocco geopolitico di rilievo sulla scena mondiale.
Germán Masserdotti
(Buenos Aires)

