
Come ci hanno insegnato i professori di Lettere e Filosofia il ferragosto, che celebriamo domani, è un’antichissima festa che i romani chiamavano “feriae augustales” perché cadeva nel cuore del mese di Agosto.
Di fatto il 15esimo giorno dell’ottavo mese del calendario (sia giuliano che gregoriano) ha sempre rappresentato una giornata di riposo e di distacco dalle faccende quotidiane, assumendo quindi i connotati di una vera e propria festa.
A rendere ancor più solenne il ferragosto sarà però la Chiesa cattolica facendo cadere in questo giorno l’Assunzione in cielo (per gli ortodossi, la Dormizione) di Maria, madre di Gesù.
Nonostante l’inarrestabile sviluppo della secolarizzazione, «la devozione alla Vergine non viene meno, anzi si accresce fin dagli inizi del XX secolo», come spiega una nota di “Vatican News”.
«Il culto di Maria, infatti, risponde a un profondo bisogno di avere nella religione cristiana una figura femminile che esalti gli aspetti fondamentali della tenerezza e della dolcezza, su cui proiettare quel bisogno di protezione che solo una madre può dare».
È un dato di fatto che nel corso del XX secolo «i dogmi relativi all’Immacolata concezione prima – nel 1854 con Papa Pio IX – e più tardi dell’Assunzione, sono stati la risposta a una pressante richiesta che proveniva dal popolo.
Le apparizioni della Vergine a Lourdes in Francia (1858), a Fatima in Portogallo (1917) e, quattro secoli prima a Guadalupe in Messico (1531) le diedero ancora maggior impulso. Nel 1940 tra Italia, Spagna e America Latina, furono raccolte più di otto milioni di firme che chiedevano al Papa una dichiarazione formale. Petizioni, preghiere, congressi di studio e studi teologici erano diventati una voce sola, chiedevano ciò che dentro il cuore era diventata una certezza di fede: la proclamazione di Maria Assunta.
Il 1° Novembre 1950, dopo aver consultato ufficialmente l’episcopato con l’enciclica “Deiparae Virginis” (1° Maggio 1946), Papa Pio XII emanò la costituzione apostolica “Munificentissimus Deus” sulla glorificazione di Maria».
Come acutamente annota il cardinale Angelo Comastri, «la devozione a Maria inizia con il cristianesimo stesso. Infatti, quando Maria, unica custode dell’emozione dell’annuncio dell’Angelo, si presenta ad Elisabetta dopo il lungo viaggio dalla Galilea verso la Giudea, accade un fatto singolare.
Elisabetta sente il saluto di Maria e avverte che il bambino “salta” di gioia nel grembo, mentre un fremito di Spirito Santo la attraversa e le suggerisce parole di rara bellezza e di sorprendente impegno.
Eccole: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.
Così inizia la devozione mariana! Non si venga allora a dire – come talvolta accade – che la devozione mariana è nata dopo tanti secoli, per una specie di infatuazione mariana della Chiesa cattolica. No, questo non è vero! La devozione verso Maria è registrata nel Vangelo ed è nata con il Vangelo».
L’affidamento filiale che milioni di cristiani nutrono per quella Donna che molti sentono come una vera e propria madre, ha spinto insigni teologi ad approfondire lo studio e la conoscenza della figura di Maria, madre di Gesù, in rapporto a Dio, a Cristo e alla Chiesa, dando vita alla Mariologia, una specifica branca della teologia.
Se accostarsi alla profondità di Dio e al mistero della fede risulta un percorso tremendamente impervio, mettersi in sintonia con la Madonna appare un atteggiamento quasi naturale.
Nell’inconscio collettivo dei credenti Maria è la mamma dolce, ma anche la Donna che incarna la purezza, la bellezza, la mitezza, l’autentica femminilità non disgiunta da prudenza e forza.
La Madonna è Colei che ha visto condannare ingiustamente il proprio figlio; l’ha visto soffrire inchiodato ad una croce e nonostante tale lacerante prova ha lasciato di sé l’immagine distensiva di una Donna tenerissima e materna sempre pronta ad accogliere le suppliche di chi a Lei si rivolge.
Ecco perché l’indignazione sale alle stelle e rischia di diventare incontenibile quando se ne oltraggia la figura, come è avvenuto recentemente a Medugorje, dove una statua che la raffigurava è stata imbrattata con scritte offensive ed un altare è stato dato alle fiamme.
Se “a Gesù per Maria” è più di una semplice espressione verbale, “Maria è madre, rifugio e modello per ogni cuore inquieto” diventa la sintesi di ciò che la Madonna è nei confronti dell’umanità smarrita o in cerca di pace, come efficacemente riconosciuto dalla tradizione cristiana
Alberto Comuzzi
(Foto: Di Raffaello Sanzio – Google Arts & Culture, Madonna del Belevedere, Pubblico dominio)
