Pubblichiamo la Prefazione al libro di Paolo Piro Mediterraneo: l’ombra del Jihad sulla Lunga Terra (Cantagalli 2026) a firma di Ciro Lamonte.

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Cominciamo citando uno dei tanti passaggi fondamentali di questo saggio, che fornisce una chiave di lettura illuminante sul rapporto dell’Occidente con l’Islam e delle ragioni che hanno spinto l’autore a scriverlo.

«Per avere una comprensione adeguata dello schiavismo, così come storicamente fu sviluppato dallIslam, è il caso di fare cenno alla visione antropologica musulmana. Loccidentale che vuole comprendere la prospettiva islamica sul mondo, su Dio e sulluomo deve accantonare la propria, perché la visione islamica della realtà presenta tratti del tutto alternativi a quella occidentale e cristiana, ogni tentativo di immaginare dei parallelismi finisce con lessere fuorviante. La moschea non è la chiesa, limam non è il prete, il Corano non è la Bibbia, la sottomissione non è la conversione, il minareto non è il campanile, la madrasa non è il catechismo, il venerdì di preghiera non è la domenica festiva, la società civile non è lummah, la politica non è lorganizzazione della società, il bene e il male non sono il fondamento della legislazione che ha come riferimento la sharia, cioè il permesso ed il vietato, le leggi non sono quelle che fa il parlamento, etc. Occorre rinunciare alla nostra tendenza occidentalista a misurare altre religioni o culture con le nostre categorie, lIslam è una realtà altra. Ad esempio lIslam non conosce il concetto di persona che è unacquisizione ellenico-cristiana che si fonda sulla teologia cristiana. Luomo islamico non ha infatti la totalità di dimensioni del giudaismo e del cristianesimo che gli deriva dalla sua filiazione divina e non è persona proprio perché per questo non può stringere alcun Patto con Dio, può solo sottomettersi, non ha libera scelta”».

Il guaio è che un gran numero di cristiani attuali, nel mondo occidentale in preda alla post secolarizzazione, ignorano le basi dottrinali della propria stessa fede. Una esigua percentuale partecipa alla messa domenicale, a volte senza sapere neppure che si tratta del rinnovarsi incruento del Sacrificio del Calvario. Fra coloro che partecipano bisogna poi verificare quanti recitino consapevolmente il Credo niceno costantinopolitano, cogliendo i misteri della fede che vi sono proclamati. Figurarsi se i fedeli cattolici occidentali conoscono i principi fondamentali delle diverse religioni e dell’Islam in particolare! Eppure tanti loro fratelli nella fede subiscono ancora il martirio nei Paesi in cui vige la sharia. Loro sì che sanno come stanno le cose in realtà. I cattolici dei Paesi emergenti sono la speranza della Chiesa Cattolica, sempre giovane, nonostante tutto.

Come sottolineato nel testo, l’Islam è una religione di sottomissione, non di conversione. È significativo per esempio come, a partire dal VII secolo e fino al 1830, arabi prima e turchi poi abbiano inventato e praticato la tratta schiavista, ben diversa dalla schiavitù – anch’essa deplorevole – dei secoli precedenti. Lo schiavismo era strumentale al jihad e all’imperialismo musulmano. Non si può quantificare con esattezza il numero di cristiani (parecchi milioni) ridotti in condizioni miserevoli dopo essere stati catturati dai saraceni nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Gli africani hanno pagato il prezzo più alto. Fra i secoli XVI e XIX si stima che i mercanti musulmani ne abbiano spedito 11 milioni in America e 17 milioni nei Paesi islamici.

Una questione delicata riguarda il rispetto della ragione. Per la dottrina musulmana Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. Secondo R. Arnaldez, un noto islamista francese, Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l’uomo dovrebbe praticare anche l’idolatria. Nella vertigine del rapporto teologico con il primo versetto del Libro della Genesi (il primo versetto della Bibbia), S. Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: “In principio era il λόγος”. Logos significa insieme ragione e parola. Una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione.

Da ciò deriva la fiducia dei cristiani, agli albori del primo millennio dopo la nascita del Messia, nella capacità di conoscere il creato, non più caos bensì cosmo. Da ciò deriva la filosofia cristiana, con la sua grande ammirazione per le capacità della ragione. Da ciò deriva l’insuperabile eccellenza dell’arte cristiana. Da ciò deriva pure, per difetto, l’orgoglio luciferino di considerare la ragione indipendente dalla fede e dalla realtà stessa, orgoglio che sta alla base dell’illuminismo, soprattutto di quello esoterico, perché gli estremi del razionalismo toccano gli estremi dell’irrazionalismo.

L’Islam non ha avuto né poteva avere un suo illuminismo. Anche per questo disprezza la modernità – in questo lontanamente apparentato con i tradizionalisti cristiani – seppure usi senza farsi scrupoli di coscienza i prodotti del progresso tecnologico. Per la filosofia cristiana invece le derive attuali sono frutto del principio di immanenza alla base della modernità, non tanto la ragione in sé stessa. È il principio di immanenza che ha prodotto coerentemente l’attuale ideologia woke, quella che ha individuato i nemici da combattere e annientare nei maschi, nei bianchi, negli eterosessuali, nei cristiani, nei colonizzatori, prestando fede fra l’altro ai luoghi comuni della leggenda nera elaborata dall’illuminismo sulla storia dei cattolici. Qui le linee di demarcazione fra cristianesimo e Islam si fanno più sottili, perché ci sono battaglie culturali che si potrebbero condurre fianco a fianco per consentire di fare nuova luce sulla verità.

Del resto a volte si parla di Islam come se fosse una realtà monolitica, trascurando le mille e una sfumature che esistono fra sunniti, sciiti, sufi, drusi e altri ancora. Trascurando pure l’efficacia della onestà intellettuale di chiunque – a qualunque credo egli appartenga – studi la realtà per quello che è, senza filtri ideologici. Anche per questo va ringraziato Paolo Piro, che si è sobbarcato l’onere di approfondire lo studio dell’Islam con grande passione per la verità.

Ciro Lamonte

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