
Venerdì scorso 25 settembre Stefano Fontana ha presentato alla libreria Logos di Cremona il suo libro “Verità o interpretazione? Critica all’ermeneutica cattolica” (Fede & Cultura, Verona 2025). La libreria Logos è espressione della Associazione “Diogneto”, presieduta dal dott. Gianmario Negrotti e, più di una libreria, è un Centro culturale che organizza conferenze e corsi di approfondimento alla luce del rapporto tra fede e ragione proprio della tradizione cattolica.
Fontana ha dapprima chiarito la differenza tra le parole “verita” e “interpretazione”. La seconda dipende sempre da una proiezione del soggetto sull’oggetto conosciuto, ha alle spalle delle previsioni soggettive ed è legata ad una situazione di partenza, per cui è sempre provvisoria, processuale e situata storicamente. La verità, invece, è quanto non ci saremmo mai aspettati, quindi sorprende e si impone in una sua assolutezza sovrana dai cambiamenti del tempo.
La ragione umana adotta l’interpretazione in molti ambiti di vita legati al variare delle situazioni, ma essa è capace di conoscere anche delle verità che rimangono sempre uguali e sono definitive nel loro ordine. In questo senso verità e interpretazione potrebbero convivere, ognuna al proprio posto, ma con una superiorità della verità. La scienza dell’interpretazione si chiama Ermeneutica, quella della verità si chiama Metafisica. L’Ermeneutica ha un suo ambito di esercizio (si interpreta un testo, un film, un incontro, un evento…) diverso e inferiore a quello della Metafisica che si occupa di “ciò che permane”.
Dove sta, allora, il problema per cui è stato scritto il libro? Sta nel fatto che nella modernità filosofica l’Ermeneutica ha preteso di essere l’unica forma di conoscenza, eliminando la Metafisica. La coscienza interpretante è stata collocata al primo posto rispetto alla realtà, e con essa la situazione storica esistenziale del soggetto è diventata l’unico punto di partenza possibile per una conoscenza che a questo punto sarà sempre e solo relativa e provvisoria. Nel suo libro, l’Autore, spiega questo processo che ha al proprio centro la filosofia di M. Heidegger e di H.G. Gadamer. Illustra anche l’apporto dei teologi protestanti (Bultmann, Ebeling …) e l’assunzione di questa prospettiva immanentistica da parte dei teologi cattolici come Rahner, Schillebeeckx, Geffré. Haering o Dammer.
Nella sua relazione, Fontana si è soffermato soprattutto su tre ambiti che vengono rivoluzionati dalla nuova ermeneutica cattolica: l’interpretazione della Scrittura, la Tradizione e la Teologia morale. In tutti e tre questi ambiti si verifica lo spostamento verso la storia come luogo teologico primario (per l’Ermeneutica anche cattolica tutto è storia) e le situazioni esistenziali diventano normative sia in ordine alla fede che alla morale. La concettualizzazione in universale delle norme viene considerata astratta e al discernimento a contatto con le concrete situazioni della vita viene assegnata una capacità costruttiva della norma stessa.
La parte più importante della relazione è stata la trattazione del punto di inizio di questo processo, punto di inizio inteso non in senso cronologico ma teoretico e di pensiero. Il realismo filosofico insegna che quando l’intelligenza si apre, la realtà è già lì davanti ad essa, perché aprirsi significa conoscere e si conosce solo se c’è qualcosa da conoscere. Prima si conosce, poi si conosce di conoscere e infine si conosce che siamo noi a conoscere. La coscienza viene per terza, è derivata e non originaria. Quindi è impossibile ritenere – come vorrebbe l’Ermeneutica moderna – che all’origine l’io proietti sull’oggetto le sue precomprensioni, attese o aspirazioni soggettive, perché l’intenzionalità del soggetto nasce solo dopo averlo conosciuto e non prima.
Alla fine della conferenza l’Autore ha firmato le copie acquistate dai presenti. Chi fosse interessato al libro veda QUI.


