
Nel dibattito relativo al Referendum sulla giustizia 2026 c’è un aspetto che mi colpisce e mi incuriosisce: il tentativo di costituire strutture giuridiche che diano maggior garanzia di giustizia.
Sebbene mi lusinghi il fronte del sì – almeno per il gusto di dare (così parrebbe) una sonora batosta al blocco compatto al potere (ai Magistrati, in specie, fatico a perdonare la condotta tenuta rispetto al Covid-19) – prevale in me il sospetto che, per quante riforme strutturali si attuino, il Sistema ormai abbia qualcosa di marcio e ingovernabile per sese.
E mentre non posso fare a meno di guardare a questi tentativi con un senso di sospetta fallimentarietà, campeggia sullo sfondo dei miei pensieri la grande domanda che fu di Karl Popper:
“Dobbiamo chiederci: come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incapaci facciano troppo danno?” (La società aperta e i suoi nemici)
Domanda apparentemente simile alla più antica, che attraversava l’Etica Nicomachea, tutta tesa a definire il giusto mezzo dell’agire (mesòtes), finalmente descritto come:
“Una disposizione alla scelta, consistente in una medietà relativa a noi, determinata rettamente come la determinerebbe l’uomo saggio”. (Aristotele, Etica Nicomachea, II, 6)
Il primo, Popper, è intento a individuare il parametro per una giusta politica; il secondo, Aristotele, meditabondo attorno a una giusta etica.
La differenza tra i due approcci non riguarda solo l’estensione del soggetto (collettivo nella politica popperiana; individuale nell’etica aristotelica), bensì tocca aspetti ben più fondamentali. A breve li accenneremo.
Ora invece, stando su Popper e sul Referendum, non posso che ripensare all’episodio di Aureliano Buendia – iconico personaggio del romanzo “Cent’anni di solitudine” (G. G. Marquez) – durante la cosiddetta “peste dell’insonnia”:
“Fu lui a immaginare lo stratagemma che avrebbe difeso gli abitanti di Macondo dalle insidie dell’oblio. Con un pennello intinto d’inchiostro marcò ogni cosa col suo nome: tavolo, sedia, orologio, porta, muro, letto, pentola. […] Ma ben presto si rese conto che poteva arrivare il giorno in cui si ricordasse il nome della cosa, ma non la sua utilità. Allora fu più esplicito. Il cartello che appese al collo della mucca era un modello di come gli abitanti di Macondo erano disposti a lottare contro la dimenticanza: Questa è la mucca, bisogna mungerla ogni mattina perché produca il latte e il latte bisogna farlo bollire per aggiungerlo al caffè e fare il caffellatte”.
Al modo in cui Buendia crede di poter vincere l’oblio dilagante a Macondo, ricorrendo a bigliettini di promemoria sempre più stratificati e analitici; ugualmente i ‘Popper’ del Referendum vanno a elaborare sistemi sempre più analitici (con la separazione dei ruoli) per vincere l’oblio della giustizia, dilagante nel nostro tempo.
Ma funziona?
Non da se stesso – è la risposta concisa e completa.
Le riforme, le revisioni e finanche l’aggiornamento delle etichette (come dei foglietti di Buendia) sono buoni strumenti, la cui efficacia però riposa essenzialmente sul presupposto di un sistema di valori condivisi (del funzionamento della memoria, per Buendia), tali da trascendere le mode del tempo.
Aristotele riesce a fondare una buona etica, perché non si limita a proporre revisioni ed etichette, ma si appoggia su una metafisica e con ciò garantisce una base forte ai precetti di bene. Che poi, al netto di questo, la citazione su riportata ricorda che anche il probo uomo aristotelico se la cava, in definitiva, facendo ricorso al consiglio di un buon saggio.
La giustizia contemporanea non ha una base metafisica cui appoggiarsi, non ha un codice di valori eterni e naturali cui rifarsi, non ha dei saggi cui appellarsi (il caso Epstein sancisce la fine della credibilità per la classe al potere – magistrati o meno che siano – credibilità che d’ora innanzi andrebbe volta per volta dimostrata).
Le sue riforme, prese in se stesse, non garantiscono miglioramenti e non scongiurano ulteriori abusi, sempre più efferati.
Che dunque? Boicottare il Referendum e ogni iniziativa politica? Non dico questo, il ‘rimedio Buendia’ ha pure parzialmente funzionato, addirittura nel romanzo, almeno per ritardare la dimenticanza assoluta agli abitanti di Macondo. Non ne ha però impedito la devastazione finale.
Auspichiamo quindi che una nuova sensibilità politica, aperta al suo fondamento eterno, possa tornare presto e porsi come efficace sostegno e garanzia agli apparati legislativi e amministrativi dei nostri Paesi; che torni in tempo, prima che il nostro mondo e la nostra cultura siano spazzate via. Come Macondo.
don Marco Begato
