
Lo scorso novembre Salvatore Scaglia ha pubblicato un articolo interessante sul blog di Sabino Paciolla (lo si veda QUI), in esso alcune pagine manzoniane sono state rilette quali profezie dell’esperienza vissuta negli anni del Covid.
Dopo che, adolescente, al Liceo ho studiato come tutti I promessi sposi, nel 1996, ancora studente universitario, ho acquistato e letto Storia della colonna infame, anch’essa scritta da Alessandro Manzoni, il quale dapprima la compose come parte integrante de I promessi sposi e poi la rese opera autonoma volendo, comunque, che facesse da appendice al suo lavoro più famoso nell’edizione definitiva del 1842.
Già allora ho annotato diversi concetti coi rimandi alle pagine in cui il Manzoni li esprimeva, ma non potevo certamente immaginare che svariati temi trattati dal letterato si sarebbero rivelati ‘profetici’, cioè estremamente attuali riguardo al complesso degli accadimenti da noi vissuti soprattutto dalla fine del 2020 e riassumibili col neologismo di CoviDittatura.
La lettura del testo di Scaglia risulta piacevole e personalmente mi sono ritrovato in questo suo appoggiarsi a testi d’autore per ricavare lezioni di attualità. Ne consiglio la lettura ai curiosi. Su un punto però non posso concordare ed è laddove si dice:
Ora, non v’è chi non veda la sorprendente assonanza tra gli “untori” manzoniani e i c. d. No Vax che, nel periodo successivo all’introduzione in Italia del c. d. vaccino contro il virus SARS-CoV-2, sono stati presto marchiati proprio come novelli “untori” per la loro posizione almeno dubbiosa, se non di netta opposizione all’inoculazione di quel prodotto. Non va dimenticato, però, che “untori” erano considerati persino i guariti dal virus, per i quali molti pretendevano la vaccinazione
Ecco, merita sostare criticamente su questa opinione dello Scaglia. Che infatti la “sorprendente assonanza tra gli untori manzoniani e i c.d. No Vax” sia evidente a tutti è cosa tutta da dimostrare. Per esperienza posso affermare che molti al contrario sono ben lontani dall’aver avviato qualsiasi forma di critica o auto-critica rispetto alle condotte del lustro appena concluso. Questi tali non riconoscerebbero alcuna dotta assonanza tra le ‘profezie’ manzoniane e il vissuto della ‘CoviDittatura’.
Ed è su questo aspetto che vorrei non dico riflettere, ma almeno portare l’attenzione. Mi sovvengono due casi esemplari.
Il primo caso riguarda il fenomeno dei lapsi. Nel III secolo dopo Cristo infuriò una dura persecuzione contro la Chiesa nell’Impero romano
Tra i superstiti, la persecuzione creò due categorie: i confessores e i lapsi. Furon detti confessores coloro che, avendo apertamente confessato la loro fede subivano prigionia, torture, sevizie, e tutte le sottili arti di una persecuzione crudele, lunga, finemente organizzata alla scopo dichiarato di annientare il cristianesimo, ma i quali non suggellavano il lungo martirio con la morte, risparmiati o dal caso o dalla tregua. Lapsi invece, come abbiamo detto, furon chiamati i rinnegatori della fede. Questi ultimi erano di diversa specie (fonte: https://liberale.erasmo.it/testi/1354.htm)
Cessate le persecuzioni, tutta questa folla di pavidi, di accomodantisti, di affaristi, mista a pochi sinceri uomini di fede caduti in un momento di debolezza, accorse alle porte del tempio abbandonato, chiedendo di rientrare. La Chiesa si trovò dinanzi ad un problema urgente arduo improbo: accoglierli e temperare la rigidità dei costumi e delle osservanze che erano stati per due secoli la sua forza e la sua salvezza, oppure respingerli e orbarsi di una schiera non indifferente di credenti, tanto più necessaria, quanto più estenuata essa usciva dalle persecuzioni.
Ora, la questione è notevolmente intrecciata e i manuali di storia della Chiesa si spendono in pagine e pagine nel descrivere i tipi di rinnegamento della fede, i diversi motivi di tale scelta, le strategie più o meno dichiarate di resistenza o resa, ma anche le reazioni successive: chi sinceramente si pentì, chi non accettò forma di pentimento, chi mediò e chi obtorto collo ascoltò le linee dettate dal Pontefice senza condividerne particolarmente le ragioni.
Gli studiosi dedicano generalmente più tempo a delineare le argomentazioni dei protagonisti: iniziatori di correnti eretiche, vescovi e teologi. La Scrosati così sintetizzava:
Si venne a creare una situazione di grande lacerazione e tensione: la retta fede veniva aggredita sia sul fronte “sinistro” da parte dei lassisti, portatori di una falsa misericordia, che volevano la riammissione dei lapsi senza penitenza, sia sul fronte “destro” dai novazianisti, che invece contestavano che la Chiesa potesse avere il potere di rimettere il peccato di apostasia. Gli uni e gli altri erano molto numerosi; i novazianisti, in particolare, sopravvissero per almeno quattro secoli, con i propri vescovi e numerosi fedeli, dando tra l’altro prova di retta dottrina nelle dispute cristologiche seguite al Concilio di Nicea, anche quando questo costò loro la persecuzione, insieme ai cattolici, da parte di Costanzo II (317-361), che aveva imposto la formula semiariana di Acacio di Cesarea (†366). (https://lanuovabq.it/it/la-crisi-dei-lapsi)
Personalmente reputo molto interessante fermarsi anche a considerare la categoria che abbraccia la moltitudine di fedeli che aveva rinnegato e avrebbe rinnegato ancora, semplicemente non comprendendo le ragioni, anzi non comprendendo ragione dinanzi all’opzione della morte e della tortura. È il tipico ragionamento cui abbiamo assistito in tempo di Covid e che non pare aver lasciato il modo di pensare di tanta parte della gente e del clero fino ad oggi.
Concordo con la chiosa di Scrosati: “già nel III secolo era tutt’altro che facile e scontato discernere la verità dall’errore e prendere posizioni che fossero in tutto nella linea della Chiesa”. E oggi non marca meglio, anzi in aggiunta non so quanto sia chiara la posizione della Chiesa stessa.
Il fenomeno non è isolato. Ne ha preso atto anche la dottoressa Karina Acevedo W., autrice del testo “Efectos adversos” da me recensito a suo tempo per l’Osservatorio [lo si uò vedere QUI], la quale, riflettendo sulle recenti revisioni di paradigma in tema di global warming, si è trovata a commentare:
Lo increíble es que incluso cuando los principales impulsores de dicha narrativa aceptan que no, que en realidad no era real lo que decían o que al menos no es tan grave como clamaban, los que ya se creyeron la narrativa la siguen defendiendo y promoviendo. (https://t.me/akashacomunidad/4065)
Non è vero che la massa si limita a seguire la scienza. In alcune situazioni, quand’anche la scienza cambi posizione, la massa non le crede più e resta sulle istanze precedenti.
Il tutto porta alla mente una lettura che ho intrapreso qualche tempo fa. si tratta di “LTI. La lingua del Terzo Reich” taccuino del filologo Victor Klemperer
Però ultimamente ho incontrato per strada L., un mio vecchio alunno, che precedentemente avevo visto l’ultima volta che avevo potuto frequentare la biblioteca pubblica. Allora mi aveva stretto la mano con simpatia, cosa penosa per me, dato che portava già il bracciale con la svastica. Ora mi è venuto incontro tutto contento: “Sono felice che si sia salvato e sia nuovamente in servizio!”. “E a Lei come va?”. “Male, naturalmente, lavoro come muratore, quel che guadagno non mi basta per mantenere moglie e figlio, e poi alla lunga non ce la farò, col mio fisico”. “Non l’hanno riabilitata? Io La conosco, certo non può avere nessun crimine sulla coscienza. Aveva forse un incarico importante nel partito, ha fatto politica attiva?”. “Ma no, per niente, ero un semplice iscritto”. “E allora come mai non l’hanno riabilitata?”. “Perché non ho fatto domanda e non posso farla”. “Non capisco”. Pausa. Poi, a fatica, con gli occhi bassi: “Non posso negarlo, ho creduto in lui”. “Ma è impossibile che continui a crederci ancora; vede bene dove ci ha portati il regime, e tutti i terribili crimini che ha commesso ora sono sotto gli occhi di tutti”. Ancora una pausa, più lunga, poi, in un soffio: “Tutto questo lo ammetto. Ma sono gli altri che lo hanno frainteso, che lo hanno tradito. In lui, in LUI, io continuo a credere”. (V. Kemplerer, LTI, Giuntina, Firenze 2011, p. 149)
La capacità di rimettersi in discussione, di passare a nuova disamina le proprie scelte precedenti, di riconoscersi nell’errore e di porre in atto le debite azioni riparatrici (pentimento, scuse, iniziative in controtendenza) rappresenta un fattore basilare per il superamento dei problemi passati e l’edificazione di un Bene futuro condiviso. Si chiede grande lucidità mentale e grande umiltà. Ma non basta, un passaggio di questo tipo chiede particolare dono di Consiglio e discernimento, nonché una speciale energia spirituale (nei battezzati è la Grazia) che doni forza sufficiente per cambiare e lasciarsi cambiare.
Don Marco Begato
(Foto di Francesco Gonin, Pubblico dominio,wikicommons)
