
[Si vedano anche i due precedenti articoli sullo stesso argomento QUI e QUI]
Il disimpegno dei “migliori” dalla politica – considerata una “cosa sporca” – ha condotto ad un preoccupante abbassamento della qualità della gestione e dell’amministrazione della cosa pubblica, aumentandone la corruzione. Ma se le persone “perbene” pensano di non poter coniugare il loro impegno professionale con la politica, com’è possibile far tornare la società civile a funzionare decorosamente, liberandola dal giogo del sistema partitocratico?
Secondo Gianandrea de Antonellis, già docente di filosofia del diritto ed esperto del pensiero carlista, estensore del Manifesto di Isernia,la risposta ci viene dalla storia: nel mondo dell’Ancien Régime la vita politica locale, provinciale, regionale e statale era mediata politicamente dai “corpi intermedi”, ovvero confraternite, corporazioni, associazioni, ordini e altre forme di aggregazione riconosciute. La sussidiarietà non era concessa dal vertice, ma riconosciuta da esso.
La società di oggi, che è formata da famiglie, ordini professionali, istituzioni locali e da altre associazioni – esprimendosi con rigore – non sottostà allo Stato, ma lo forma organicamente. Ecco perché si rivela essenziale che i lavoratori abbiano la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica: essi rappresentano direttamente la Società parallelamente al proprio mestiere e non perché iscritti nella lista di un partito!
Gianandrea de Antonellis è convinto che tentare di fondare nuovi partiti non sia la soluzione. Il partito è una forma innaturale ed ideologica di aggregazione e storicamente ha fatto dimenticare l’importanza delle gerarchie naturali, gli elementi che caratterizzano organicamente la nostra società.
La politica non è fatta da grandi masse. E lo si può dimostrare ricordando che la percentuale di attori “attivi” durante gli eventi della Rivoluzione francese era lo 0,6% degli abitanti di Parigi, mentre durante la rivoluzione russa gli iscritti al partito bolscevico di Lenin contavano lo 0,013% rispetto all’intera popolazione russa. Anziché dunque pensare ad un nuovo partito politico, sarebbe più opportuno pensare ad una nuova forma di fare politica.
Per ricostruire la società organica bisogna ripartire dal basso, ovvero «ripartire dal ruolo sociale dei corpi intermedi per poi rivendicare il loro ruolo politico»[1].
È evidente che il ruolo dei corpi intermedi è sociale, in quanto anche nel regime attuale rappresentano il luogo dove i cittadini, pur atomizzati, lavorano e fruiscono dei servizi che essi offrono. Tale ruolo sociale deve essere riconosciuto.
La rivendicazione, invece, del ruolo politico dei corpi intermedi sin presso i municipi, insiste sul diritto e sul dovere di far sentire continuativamente la propria voce a pro del buon andamento della società. Per rendersi conto delle dinamiche sociali in corso, è necessario sostituire il professionista della cosa pubblica con il professionista della società, che lavora anche all’interno di un corpo intermedio.
Il Manifesto non resta teorico. Propone una struttura politica alternativa, definita democrazia organica: rappresentanza basata su famiglie e corpi intermedi – non su partiti – che si snoda dal livello locale a quello statale; elezioni piramidali e continue, non generalizzate; logiche meritocratiche e cariche revocabili in ogni momento, senza attendere scadenze elettorali; rapporto diretto e continuo tra rappresentanti e rappresentati.
Concludendo, presentiamo l’appello che il professor de Antonellis rivolge al lettore, per consapevolizzarlo e motivarlo:
«L’alternativa [alla democrazia organica] è quella di allontanarsi sempre più dalla gestione diretta del bene pubblico, per essere sempre più schiacciati dalla macchina dello Stato, interessato quasi esclusivamente alla esazione di imposte, e vincolati dai mille lacci legislativi di una burocrazia anonima che non ha nemmeno più sede a Roma o a Bruxelles, ma viene mossa da diktat partoriti da menti estranee al nostro mondo che vivono in ovattati salotti irraggiungibili e imperscrutabili.
Contro questa prospettiva, che ha già ucciso in molti di noi il desiderio di lottare per un mondo migliore, per noi e per le generazioni future, non c’è che una scelta: Risorgere!»[2]
Alvise Parolini
(Immagine:pixabay-generato-da-IA)
[1] Gianandrea de Antonellis, Risorgere! Manifesto di Isernia. Contro il disimpegno politico, Club di Autori Indipendenti, Castellammare di Stabia 2025, p. 11. Il testo è liberamente scaricabile dal sito della Società Storica del Sannio: https://www.samnium.org/notizie/item/100-manifesto-di-isernia.
[2] Ivi, p. 16.
