
Il 9 dicembre scorso il presidente francese Emmanuel Macron ha celebrato in un Discorso pubblico il 120mo anniversario dell’approvazione nel 1905 della legge cosiddetta “della laicità” sulla separazione tra Stato e Chiesa in Francia.
Egli ha riproposto la scontata motivazione secondo la quale la legge laica «non impone alcuna fede al cittadino» e rimane «neutrale; non fa distinzioni tra le coscienze, rendendole così libere». La Francia – ha aggiunto – non rappresenta «un’identità nata da origini culturali, religiose o particolari», e ha elogiato la legge del 1905 come «il compimento della Rivoluzione francese». Ha concluso dicendo che «preservare la legge del 1905, la scuola e, con essa, la laicità, significa preservare la nostra libertà, la libertà di ogni individuo e, quindi, la libertà di tutti».
Una simile interpretazione della legge sulla laïcité è senz’altro politicamente corretta ma, nella sua superficialità, non riesce ad evitare molte contraddizioni.
La principale consiste nel negare che la Francia abbia «una identità nata da origini culturali, religiose o particolari». Questa Francia, la Francia della laicità, non è priva di origini culturali dato che lo stesso Macron la considera un «compimento della Rivoluzione francese», che è quindi la sua matrice culturale. Inoltre, la Francia esisteva anche prima di quell’evento, ed era la Francia cristiana, un aspetto fondante anche questo socché la sua storia non inizia nel 1789 e nemmeno nel 1905. Il rifiuto della Francia cristiana, che non ne annulla con ciò l’importanza storica e fondativa, non è espressione di neutralità, ma esibizione di una precisa identità. La Francia di oggi non è quindi neutra, ha una identità laicista, ossia di negazione che la religione abbia un ruolo pubblico. L’identità di questa Francia è di volere una società senza Dio.
A conferma di quanto ora detto interviene la storia a ricordare che la legge del 1905 fu imposta con la violenza e il sopruso. Si trattava di una imposizione innaturale. Il metodo con cui fu realizzata dichiara senza ombra di dubbio che si è trattato non di neutralità ma di un feroce intervento di parte. Le confische dei beni ecclesiastici, l’abbandono dei vescovi privati del governo di chiese, seminari e beni parrocchiali, limitazioni della libertà di culto per i cattolici, chiusura delle scuole cattoliche, esilio di molti membri degli ordini religiosi, la Grande Chartreuse invasa dai militari, il monastero chiuso e i confratelli dispersi. Gli ospedali furono confiscati, i simboli religiosi tolti dagli edifici pubblici, i sacerdoti accademici non più esentati dal servizio militare. Nel suo discorso, naturalmente, Macron nulla dice di tutto questo, gli storici però lo sanno. Uno spazio neutro imposto in questo modo evidenzia che proprio neutro non è.
L’11 febbraio 1906 il Papa San Pio X rispose alla legge francese sulla laicità con l’enciclica Vehementer nos sulla “difficile situazione della Chiesa in Francia”. Dopo aver ribadito la giuste relazioni tra Stato e Chiesa insegnate da Leone XIII, il papa richiama i fatti storici visti sopra. Inoltre denuncia la unilaterale rottura del Concordato, l’invadenza del potere civile su materie che sono di esclusiva competenza del potere ecclesiastico, il regime di subordinazione delle associazioni cattoliche rispetto all’autorità civile dato che nelle controversie l’ultima parola apparteneva al Consiglio di Stato. Oltre a questo, Pio X accusa lo Stato di non rispettare il diritto di proprietà dato che la “spoglia la Chiesa di gran parte di quel patrimonio che pure le appartiene a molti e sacri titoli.
Ecco la sua valutazione complessiva: “Noi, per i motivi sopra esposti, riproviamo e condanniamo la legge sancita in Francia sulla separazione della chiesa dallo stato, come altamente ingiuriosa al cospetto di Dio che essa rinnega ufficialmente ponendo il principio che la Repubblica non riconosce nessun culto. La riproviamo e la condanniamo come offensiva del diritto naturale, del diritto delle genti e della fede pubblica dovuta ai trattati; come contraria alla divina costituzione della Chiesa, ai suoi diritti essenziali e alla sua libertà; come sovversiva della giustizia e calpestatrice dei diritti di proprietà della chiesa, acquisiti per tanti titoli e non fosse altro in virtù del concordato. La riproviamo e la condanniamo come gravemente offensiva per la dignità di questa Sede Apostolica”.
Come torniamo a dire: difficile sostenere, come fa Macron, che quella Francia non abbia avuto una identità da imporre e che abbia scelto la neutralità.
C’è però anche una seconda contraddizione che consiste nei riferimenti del discorso di Macron al problema islamico. Egli, infatti, ha fatto riferimento alle vittime di alcuni attacchi islamisti e ha detto che non bisogna indietreggiare su questo fronte. Sappiamo come l’islamizzazione della Francia nelle leggi, nella vita sociale e nella scuola sia un fenomeno in velocissima crescita. Ciò significa che la Francia non riesce a garantire quella laicità come spazio neutro che Macron difende ed elogia. E non riesce a farlo perché nessuno è disposto a lottare per uno spazio vuoto, nessuno si dà da fare per difendere una non-identità, soprattutto davanti ad una identità forte come quella islamica.
Stefano Fontana
(Foto: Di © European Union, 2025, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org)

