Venerdì 7 novembre scorso, alle ore 18, Stefano Fontana ha presentato il 17mo Rapporto dell’Osservatorio sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo alla Libreria “Logos” della Associazione Diogneto a Cremona. Ha introdotto i lavori il prof. Gianmario Negrotti, presidente dell’Associazione che si è soffermato a spiegare il titolo del Rapporto di quest’anno: “La guerra demografica. Ci vogliono estinti?” e a ricordare le comuni finalità dell’Associazione Diogneto e dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. Presenti numerosi soci dell’Associazione ed altre persone interessate.

Stefano Fontana, dopo aver ricordato i temi degli ultimi Rapporti dell’Osservatorio, ha spiegato i tre criteri fondamentali che hanno fatto da guida alla redazione di questa 17ma impresa, resa possibile dagli studi di un quindicina di esperti.

Il primo riguarda l’espressione “guerra demografica” che fa da titolo al Rapporto. Il termine “guerra” sembrerebbe poco appropriato alla demografia ed invece l’Osservatorio ha ritenuto che le politiche della popolazione siano oggi teatro di una guerra vera e propria per la morte e contro la vita, come dimostra, tra l’altro l’infamia dell’aborto ormai generalizzato. Si tratta di una guerra, ha spiegato Fontana, basata sui ricatti verso i Paesi poveri, sull’indebolimento pianificato delle nascite per indebolire politicamente alcuni Paesi, sulle bugie destabilizzanti come quelle dell’OMS che ha cambiato la definizione di concepimento, dell’aborto ad oltranza assicurato anche in periodo Covid, del finanziamento delle ONG abortiste attuato dalle grandi Fondazioni americane e dall’Unione Europea, della perdita dell’indipendenza delle nazioni a natività zero.

Il secondo criterio che ha guidato la stesura del Rapporto – ha detto Fontana – è la consapevolezza che la denatalità generalizzata non succede per caso ma è pianificata. Il neomalthusianesimo e il nuovo ecologismo, uniti insieme, ne sono i principali responsabili assieme all’eugenetica che fa da sfondo ad entrambi. Il Rapporto, ha riferito Fontana, ricorda i documenti degli organismi internazionali, le conclusioni dei vertici convocati dalle Nazioni Unite, i programmi molto dettagliati degli Stati Uniti come il famoso Rapporto Kissinger del 1974. Anche la cultura è stata mobilitata con la pubblicazione di libri sull’”inconveniente di essere nati”, con la formazione di associazioni mondiali per l’estinzione del genere umano, con l’omosessualismo e il genderismo sterili per definizione e con la cultura woke.

Il terzo criterio seguito dai Curatori del Rapporto è stata la contrapposizione tra due visioni della natalità e della società.   Per la prima la comunità sociale si fonda sulla famiglia e la procreazione è una tensione naturale della famiglia e rappresenta una ricchezza. La filiazione risponde alla finalità del bene comune familiare ed esprime la virtù dei coniugi. L’autorità politica ha il dovere di sostenere la procreazione delle famiglie non per motivi di quantità ma di qualità, per nutrire e vivificare sia materialmente che spiritualmente la comunità intera, la quale non potrebbe raggiungere il proprio bene comune con una popolazione in via di estinzione. L’altra visione vede nella procreazione solo un fatto individuale, conseguenza di una scelta dalle molteplici motivazioni o con nessuna motivazione, tesa non al bene comune ma all’interesse privato. La diminuzione della popolazione è vista come frutto di scelte individuali insindacabili e può essere compensata strumentalmente mediante, per esempio, l’inserimento di cittadini immigrati, come a ripristinare una quantità numerica in modo artificiale dall’alto della macchina politica.

Dalla discussione successiva alla relazione è emerso un punto importante: la guerra contro la natalità configura una guerra contro la vita: quindi contro Dio, che è “Fonte di vita” per eccellenza.

La Redazione

Autore