Su Pier Giorgio Frassati è stato scritto tantissimo. Tuttavia, a pochi giorni dalla sua canonizzazione, è forse opportuno mettere in luce alcuni aspetti della sua vita e della sua concezione del mondo che rischiano di venire offuscati da una visione un po’ edulcorata e à la page.

Per comprendere pienamente la vera identità di Pier Giorgio, e dunque la sua santità, basterebbe citare un episodio avvenuto mentre frequentava l’università. Gli studenti anticlericali, contrari a un progetto volto a promuovere la libertà d’insegnamento, condussero una violenta campagna contro il Direttore del Politecnico di Torino, membro della Giunta Diocesana dell’Azione Cattolica, attaccando manifesti offesivi contro di lui. Quando Pier Giorgio li vide, senza alcuna esitazione, li strappò. Circondato e minacciato dagli stessi che li avevano affissi, li affrontò dichiarando con la massima calma: «Niente libertà per l’errore e la calunnia!». Poi, in tono risoluto: «E se ne trovo degli altri, li strapperò tutti!».
“Niente libertà per l’errore e la calunnia”. San Pier Giorgio Frassati sta tutto qui. Con buona pace dell’indifferentismo e del relativismo morale e religioso. Il suo non era un cattolicesimo annacquato, da tenere ben chiuso nelle sacrestie e nella vita intima, ma un cattolicesimo forte, fiero, ben radicato nel cuore e, proprio per questo, da diffondere all’esterno, nello spazio pubblico. Pier Giorgio, pur non essendo un intellettuale e un teorico, aveva bene in mente cosa significa e come si vive la regalità sociale di Cristo.
Sì, perché, se il Frassati simpatizzò per l’ala di “sinistra” del Partito Popolare Italiano ed auspicò un’alleanza tra popolari e socialisti (riformisti) in funzione antifascista, è però inequivocabile che questa opinabile posizione politica non fu dettata da alcuno spirito di compromesso sulla fede cattolica, né da interessi di parte, ma solo e soltanto dalla sua attenzione per i poveri e dalla loro promozione sociale. E dalla difesa della democrazia. Una democrazia, però, ben diversa da come è intesa oggi. Piuttosto, si trattava di una concezione della democrazia ispirata a quella promossa da Girolamo Savonarola nella Firenze del XV secolo. Non a caso, entrando nel Terz’Ordine domenicano, Pier Giorgio scelse per sé il nome di Fra Girolamo. Nel Savonarola, al di là del dibattito storico senza dubbio ancora aperto, vedeva “un modello di austera purezza, di schietta cristiana democrazia e di ardito apostolato religioso e sociale”, come ebbe a scrivere il domenicano Francesco Robotti. Pier Giorgio ne condivideva il “programma” politico fatto scolpire sulle mura di Palazzo Vecchio: «Gesù Cristo, Re dei fiorentini, per decreto del popolo».
Nei suoi Appunti per un discorso sulla carità, scrisse infatti: «Noi abbiamo uno stretto dovere di cooperare grandemente alla rigenerazione morale della società mondiale affinché possa spuntare un’alba radiosa in cui tutte le nazioni riconosceranno non solo nelle parole ma in tutta la vita dei loro popoli per Re Gesù Cristo come lo fece già nel medio evo la Repubblica fiorentina».
E ancora, parlando ai soci del Circolo «Milites Mariae», di cui era membro, disse: «Noi dobbiamo temprarci per essere pronti a sostenere le lotte che dovremo certamente combattere per il compimento del nostro programma e per dare così in un non lontano avvenire alla nostra Patria giorni più lieti ed una società moralmente sana. Ma per tutto ciò occorre: la preghiera continua per ottenere da Dio quella grazia senza della quale le nostre forze sono vane; organizzazione e disciplina per essere pronti all’azione al momento opportuno ed infine sacrificio delle nostre passioni e di noi stessi, perché senza di esso non si può raggiungere lo scopo».
In Frassati, quindi, c’era piena fedeltà alla Dottrina Sociale della Chiesa, senza cedimento ad alcuna forma di buonismo o di mimetismo in una erronea visone della laicità. Come notò un altro domenicano, Enrico di Rovasenda, “nella sua generosa compassione verso le debolezze morali dei suoi fratelli non dimenticava che la condiscendenza cristiana è nella carità, non nella verità”. Dedicò ad esempio parecchie domeniche a un giovane militante socialista per istruirlo nella religione. Voleva convertirlo. Con l’amicizia e il dialogo, certo. Ma lo scopo era la conversione. Non un discutere fine a se stesso, né tantomeno una diluizione del messaggio cristiano per essere “accettati” dal mondo.
Tre episodi interessanti mostrano bene la militanza per la causa cattolica di Pier Giorgio e la sua tempra.
- Un giorno, mentre passeggiava sotto i portici di Piazza Carlo Felice a Torino, osservò, su una bancarella di libri usati, una serie di pubblicazioni licenziose. Si fermò e pregò il venditore di “rinnovare l’aria” in ciò che teneva esposto. Questi subito lo accontentò, ma appena partito lui, i libri tornarono al loro posto. Pier Giorgio però tornò indietro, si rese conto dell’inganno e pretese che i libri scomparissero, minacciando una denuncia alla polizia. Di fronte a tale intimidazione, le pubblicazioni vennero definitivamente fatte sparire.
- Al Politecnico si discuteva di trattative con gli anticlericali della associazione Giordano Bruno che avevano rotto la bacheca del circolo della FUCI. Frassati non ammetteva mezzi termini: «Io la farei a pugni! Abbiamo o no il diritto di difenderla? O soltanto loro hanno il diritto di romperla? Io dico che bisognerebbe dare una lezione».
- Durante il carnevale, il Circolo della FUCI «Cesare Balbo», al quale Frassati apparteneva, redasse un appello agli studenti invitandoli a una “ora di riparazione” per i peccati commessi in quei giorni. L’appello venne affisso accanto a vistosi manifesti che invitavano gli stessi studenti a balli e altre riunioni mondane. Alcuni, ritenendola una provocazione, cercarono di strappare l’appello degli studenti cattolici. Allora Pier Giorgio vi si collocò davanti, col bastone in mano. Lo insultarono, lo minacciarono, vollero colpirlo. Egli rimaneva impassibile, sdegnato, e iniziò a volteggiare minacciosamente il bastone. Alla fine, gli avversari ebbero la meglio. Ma questo fa capire che Frassati era pronto a combattere per quello in cui credeva. Come aveva fatto a Roma, difendendo la bandiera del suo circolo cattolico dalla violenza delle forze dell’ordine. Non a caso era lui a scortare il domenicano padre Robotti quando andava a predicare nelle fabbriche, per difenderlo da eventuali aggressioni. Celebri poi sono i pugni sferrati da Pier Giorgio contro gli squadristi fascisti penetrati in casa per minacciare il padre: li mise in fuga al grido di: «Mascalzoni, vigliacchi, assassini!».
Insomma, Pier Giorgio Frassati incarnò nella sua breve vita quanto Pio XI scrisse nell’enciclica Quas primas, sulla regalità sociale di Cristo, pubblicata pochi mesi dopo la morte del giovane torinese. Tutta la sua azione pubblica fu dettata dallo stesso principio che ha sempre mosso la Chiesa nei secoli: portare Cristo ovunque nella società, dalla famiglia alla politica e alla scuola, dai giornali agli ospedali e alle fabbriche. Non a caso, Frassati espresse più volte la necessità di andare di persona dai poveri per portar loro qualche buona parola, per avvicinarli alla fede, per ricondurli alla pratica religiosa, qualora l’avessero trascurata. Quella di Pier Giorgio non era una forma di mero assistenzialismo («È bello dare del denaro e del pane – affermava –; e ancora più bello dare del lavoro e l’occasione per fare delle economie»), né filantropia, né carità pelosa, ma vera carità cristiana, che aveva come vertice e fondamento Gesù Cristo, secondo il motto paolino “Caritas Christi urget nos”.
Pier Giorgio aveva capito benissimo quanto riaffermato recentemente da papa Leone XIV: «La promozione di “valori”, per quanto evangelici siano, ma “svuotati di Cristo” che ne è l’autore», è incapace di cambiare il mondo. Solo la dottrina sociale, che Gesù ha insegnato, “è una dottrina di salvezza che mira al bene di ogni essere umano, all’edificazione di società pacifiche, armoniose, prospere e riconciliate”. Per questo bisogna avere il coraggio, come Pier Giorgio, di viverla, proporla e difenderla con convinzione.
Catani Federico
Collegio degli Autori
(Foto: Piergiorgio Frassati, Di Luciana Frassati – Une vie en image, Pubblico dominio, wikicommons)
