Riguardo al mio precedente intervento sull’ora di Insegnamento della Religione Cattolica [vedilo QUI], mi sembra necessario chiarire meglio un aspetto fondamentale della questione: è stata la Santa Sede (!) a chiedere la rinuncia ai Patti Lateranensi sulla base del nuovo “principio” della libertà religiosa del Concilio Vaticano II.

Per avere un’idea della gravità del fatto, è utile leggere il Magistero di San Pio X, nell’enciclica Vehementer nos, che riguarda il problema della rottura unilaterale del Concordato con la Chiesa da parte dello Stato francese. La lettura di alcuni brani è molto istruttiva e si può facilmente immaginare (basta sostituire Santa Sede a Francia) cosa avrebbe scritto San Pio X se avesse saputo che un futuro Concilio ed i successivi Pontefici avrebbero accettato il falso “principio” della separazione tra Stato e Chiesa, come avvenne nel Concordato del 1984. Ecco le sue veementi, è proprio il caso di dirlo, parole sull’argomento in questione: “Siamo pieni d’inquietudine e d’angoscia quando soffermiamo il pensiero su di voi. E come potrebbe essere diversamente, dopo la promulgazione della legge che, spezzando violentemente i legami secolari, con i quali la vostra Nazione era unita alla Sede Apostolica, crea alla Chiesa cattolica in Francia una situazione indegna di lei e quanto mai lamentevole?”.

Prosegue San Pio X nella Vehementer nos: “[…] È una tesi assolutamente falsa, un errore pericolosissimo, pensare che bisogna separare lo Stato dalla Chiesa. Questa opinione si basa infatti sul principio che lo Stato non deve riconoscere nessun culto religioso: ed è assolutamente ingiuriosa verso Dio, poiché il Creatore dell’uomo è anche il fondatore delle società umane e conserva nella vita tanto loro che noi, individui isolati. Perciò noi gli dobbiamo non soltanto un culto privato, ma anche un culto sociale e onori pubblici.  Inoltre, questa tesi è un’ovvia negazione dell’ordine soprannaturale. Essa limita infatti l’azione dello Stato alla sola ricerca della prosperità pubblica in questa vita, cioè alla causa prossima delle società politiche; e non si occupa in nessun modo, come di cose estranee, della loro causa più profonda che è la beatitudine eterna, preparata per l’uomo alla fine di questa vita così breve. E pertanto, poiché l’ordine presente delle cose è subordinato alla conquista di quel bene supremo e assoluto, non soltanto il potere civile non dovrebbe ostacolare questa conquista, ma anzi dovrebbe aiutarci a compierla”.

In contrasto con le parole del Magistero di San Pio X, la Santa Sede ha tolto dall’Inno a Cristo Re, presente nella Liturgia delle Ore del novus ordo, le seguenti emblematiche strofe: “La turba scellerata urla: “Non vogliamo che Cristo regni” ma noi, acclamando, ti dichiariamo Re supremo; A te i capi delle nazioni diano pubblico onore, ti adorino i maestri, i giudici le leggi e le arti esprimano te;  Sottomesse le insegne dei re rifulgano a Te dedicate: e col tuo mite scettro la patria e le case dei cittadini governi”.

Ancora San Pio X nell’enciclica: “[…] Se poi un qualsiasi Stato cristiano che si separi dalla Chiesa commette un’azione essenzialmente funesta e biasimevole, quanto si deve deplorare che la Francia si sia messa per questa strada, quando avrebbe dovuto entrarvi meno ancora di tutte le altre nazioni! […]”.

Se poi non un qualsiasi Stato cristiano, ma la Santa Sede si fosse separata dallo Stato, in nome della libertà religiosa, per esservi sottomessa, cosa avrebbe detto San Pio X? Sarebbe morto di crepacuore…

Purtroppo, molti buoni cattolici di oggi pensano che, dopo tutto, non si può tornare indietro, che il mondo va avanti e sia necessario stare al passo. Penso sia utile chiedersi avanti verso cosa. Cosa se non la rovina eterna?

Ecco la domanda ineludibile per un cattolico: nel mondo odierno, come impostare e vivere la propria vita per la maggiore di Gloria di Dio? Certamente è necessaria la virtù di forza elevata al grado soprannaturale dal dono della fortezza dello Spirito Santo. Infatti, ci troviamo di fronte a un sistema di pressioni esterne ed interne che proibiscono alla conoscenza ed alla volontà umane di raggiungere le realtà per cui sono fatte, che pretende di creare un “uomo nuovo” e una “nuova società”, come succede da due o tre secoli. Non è più solo il bene comune naturale dell’uomo che si trova esplicitamente contestato, ma il suo bene comune soprannaturale; non è nemmeno più la sua vita fisica che ormai è in gioco, ma la sua redenzione personale. De Corte ci indica la via maestra da percorrere per opporsi alla rivoluzione ed è una via piccola, anzi, per meglio dire, la via dei piccoli.

Antonio Royo Marin nel suo eccellente trattato “Teologia della perfezione cristiana” (1954), riguardo al dono della fortezza, ricorda che uno degli effetti che produce nell’anima è il seguente: “dà all’anima l’«eroismo delle piccole cose», oltre che l’eroismo nelle grandi”, riportando quanto diceva il Sommo Pontefice Giovanni XXII: “Datemi un frate dell’ordine dei predicatori che osservi la sua regola e le sue costituzioni e, senza bisogno di altro miracolo, lo canonizzo”.

Penso che, al giorno d’oggi, Giovanni XXII direbbe lo stesso per un laico che compisse interamente il suo dovere di stato, visto che nella nostra società è richiesta una virtù elevata ai gradi eroici per adempiere i propri doveri naturali.

Andrea Mondinelli

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