[Nota redazionale. A Cremona la neonata associazione Diogneto ha aperto da poco la Libreria Logos in corso Garibaldi 92. L’iniziativa ha l’appoggio del nostro Osservatorio perché caratterizzata da una chiara identità cattolica. Per questo invitiamo tutti i nostri contatti che abitano nel Cremonese ma anche nelle province limitrofe a farvi visita – libreria@diognetologos.it]

Venerdì 6 dicembre 2024, a Cremona presso la Sede della nuova Associazione di promozione sociale Diogneto, il prof. Stefano Fontana, filosofo e direttore dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân per la Dottrina Sociale della Chiesa, alla presenza di un numeroso pubblico che ha partecipato con molto interesse, ha presentato il sedicesimo Rapporto annuale sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo.

Il relatore è stato introdotto dal Presidente dell’Associazione Diogneto, Gianmario Negrotti, che ha sottolineato come l’Osservatorio si proponga da vent’anni lo studio e la diffusione della DSC nella fedeltà alla Tradizione e secondo la spiritualità e gli insegnamenti del Cardinale vietnamita Francois Xavier Van Thuan, morto nel 2002. Negrotti ha ripercorso brevemente le tappe della sua vita di perseguitato e carcerato per tredici anni dal regime comunista vietnamita negli anni dal 1975 al 1988 in odio alla sua fede cattolica, testimoniata con coerenza e coraggio eroici, virtù riconosciute da Papa Francesco che lo ha dichiarato Venerabile nel 2017.

Presentando il Rapporto, edito da Cantagalli e che riporta nelle sue 267 pagine gli interventi di una quindicina di studiosi di primo piano tra i quali due Vescovi, il prof. Fontana, prendendo spunto dal titolo “Finis Europae: un epitaffio per il Vecchio continente?”, ha illustrato le ragioni che hanno portato l’Osservatorio a scegliere come tema dell’anno la situazione in cui si trova l’Europa al fine di offrire riflessioni e criteri di valutazione che mostrano l’Europa attuale come una civiltà gravemente in declino, impoverita sia sul piano materiale che sul piano morale e culturale.

Nel continente europeo è nato un fenomeno assolutamente nuovo nella storia delle civiltà: per la prima volta una società e una cultura si sono pensate a prescindere da un fondamento religioso, anzi caratterizzandosi sempre più con un atteggiamento antireligioso e specialmente anticristiano. È nato in Europa un pensiero incapace di pensare Dio e quindi incapace di pensare il concetto di natura e di ordine finalistico della realtà da riconoscere in vista del perseguimento del bene comune.

Una falsa Europa degli interessi contrapposti ha preso il sopravvento e sostituito la vera Europa, assumendo la visione di Thomas Hobbes secondo cui a determinare le azioni dell’uomo sarebbero solo l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione, negando che l’uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi agli altri in virtù di un amore che corrisponda alla sua natura di animale sociale. Secondo questo pensiero l’uomo si legherebbe agli altri uomini soltanto per reciproco timore, in quanto ognuno tenderebbe a danneggiare ed eliminare gli altri considerati ostacolo al soddisfacimento dei propri desideri, in una guerra di tutti contro tutti che esige quindi uno Stato, o meglio, un superstato a cui delegare tutti i poteri come un Leviatano che non si sente più obbligato a niente di superiore e trascendente che lo limiti.

Questa visione è la tomba del Bene morale oggettivo e finalistico, del diritto naturale secondo il giusnaturalismo classico cristiano e l’avvento di uno Stato che impone il diritto posto da se stesso e che vale solo in quanto lo pone lui, non perché riconosce un Bene che lo trascende a cui ispirarsi.

Nasce dunque un’Europa che non può essere che atea e che afferma l’impossibilità di conoscere Dio, un’Europa dei poteri occulti del Deep State, rappresentato per esempio dal Forum di Davos, che spingono la società verso un artificio inumano e non verso il rispetto della legge morale naturale. Questa povertà spirituale è la causa principale della grave malattia che affligge la civiltà europea attraversata da un inverno demografico e da una vera e propria guerra civile che pone l’Europa in conflitto con se stessa, come dimostra lo sterminio dell’aborto, ormai legge in tutti gli Stati del Continente.

Minata nella sua sopravvivenza, tanto che qualcuno la considera afflitta da una malattia in fase terminale, l’Europa è in mano a oligarchie sovranazionali non elette le cui decisioni sono sempre più lontane dai popoli e la conducono al suo suicidio.

Il vivace dibattito e il contraddittorio che sono seguiti alla conferenza hanno infatti fatto emergere il punto cruciale della questione e la contrapposizione di due visioni incompatibili: senza il recupero di uno sguardo metafisico, cioè senza un accesso oggettivo alla realtà, è inevitabile un pluralismo poliedrico, soggettivo sempre più conflittuale che impedisce di cogliere il fondamento trascendente dell’uomo e delle cose e non riesce a rendere ragione di una identità data e non prodotta artificialmente da noi, ma ricevuta da Colui che ha creato il mondo.

Di nuovo si giunge ineluttabilmente alla conclusione che bisogna escludere totalmente Dio dalla vita sociale o renderlo relativo alle agende mondane del momento.

Se questa è la posta in gioco, dov’è la voce della Chiesa?

Gianmario Negrotti

Autore