
Sabato scorso 6 aprile si è tenuto a Lonigo (Vicenza), nella Sala del Doge della Villa San Fermo, il Secondo Incontro sull’attualità politica per la Primavera 2024 organizzato dal nostro Osservatorio. La relazione dal titolo “Prigionieri di un algoritmo? L’Intelligenza artificiale come nuovo vangelo” è stata tenuta dal dott. Stefano Magni, politologo, firma di numerose testate giornalistiche e redattore de La Nuova Bussola Quotidiana. Numerosi gli interventi competenti e approfonditi durante la discussione, che si è prolungata anche durante la cena per quanti si sono fermati. Gli Incontri di Lonigo hanno infatti la caratteristica di avere a disposizione un congruo tempo per un confronto serio e cordiale e non mordi e fuggi.
Stefano Magni, con grande competenza, ha fornito un ampio quadro della situazione dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ha illustrato due esempi, per molti versi opposti tra loro, di cui si è parlato in questi ultimi tempi. Uno è il progetto Gemini di Google, che non ha dato gli esiti sperati, l’altro, molto più preoccupante, è il programma adoperato dall’esercito israeliano nella guerra di Gaza per individuare e collocare i miliziani di Hamas e colpirli. Ha poi evidenziato il fortissimo impatto che l’IA ha ed avrà sulla vita lavorativa, economica e sociale. Affrontando il problema più importante, ossia se l’IA possa superare l’uomo, Magni ha escluso la cosa, soffermandosi a chiarire, anche dal punto di vista filosofico, cosa significhi l’intelligenza umana, vale a dire la trasparenza a noi stessi dataci dallo spirito. Ciò non toglie la preoccupazione per come essa possa essere usata, proprio per contraddire l’intelligenza umana ed esercitare un forte potere da parte di alcuni uomini (pochi) su altri uomini (molti). Sulla valutazione dell’impatto su lavoro ed economia, Magni ha ricordato che tutte le grandi trasformazioni tecnologiche non hanno mai eliminato il lavoro ma l’hanno trasformato. Noi non possiamo sapere – ha detto – quali altri lavori si renderanno necessari. Per quanto riguarda il governo etico della nuova fase, il Relatore ha detto che rimane sufficiente la legge morale naturale: non uccidere, non dire il falso … piuttosto che demonizzare la IA è più utile fare leva su questo. Circa la collocazione dell’Europa rispetto alle novità portate dall’IA, Magni ha detto che finora solo negli Stati Uniti e in Cina si producono novità, mentre l’Unione Europea è più interessata a regolamentare piuttosto che creare. Secondo lui, invece, bisognerebbe entrare nella progettazione e nella realizzazione e non fermarsi ai regolamenti, che egli peraltro ha precisamente illustrato ai presenti.
Nel dibattito che ne è seguito sono emerse altre valutazione e osservazioni. Un primo punto ha riguardato la “società del controllo”. L’IA permette di individuare i soggetti da colpire, per esempio i cittadini che non assumono i comportamenti voluti dal regime politico: chi adopera i contanti, chi fa acquisti di prodotti che producono CO2, chi usa parole d’odio in internet, chi non si vaccina… Essa può essere utilizzata con esiti totalitari anche in democrazia. Secondariamente è emerso il problema se sia governabile, dato che per governarla bisogna usarla. Il famoso detto di McLuhan – il medium è il messaggio – ci dice che il problema non è solo quello dei contenuti, ma dello strumento in quanto tale. Molti dicono che la tecnica sia neutra e quindi anche la IA lo sia. Tutto dipende da come la si usa, se per il bene o per il male. Però, se il medium è il contenuto, questa posizione non basta. Per esempio, come adoperare la legge naturale se è tipico dell’IA confondere tra virtuale e reale, quindi tra naturale e innaturale? Un altro punto emerso dal dibattito riguarda l’ideologia che sta dietro all’attuale progetto di IA che, per i suoi esiti transumani, assomiglia molto al progetto di una “nuova creazione”. Alcuni interventi sul mondo del lavoro sono stati pure interessanti: per la prima volta si profila una disoccupazione per inutilità delle professioni intellettuali e questo marcherà negativamente lo sviluppo dei Paesi in via di sviluppo che non riusciranno a sanare il gap.
