
Qualche anno fa, mi imbattei nella figura di Marshall McLuhan, sociologo cattolico, di cui mi colpirono le seguenti parole contenute in una lettera del 1969 a Jacques Maritain: «I mondi dell’informazione elettronica, che sono completamente eterei, nutrono l’illusione del mondo come sostanza spirituale. Ciò è un’imitazione ragionevole del Corpo mistico, un’assordante manifestazione dell’Anticristo. Dopo tutto, il principe di questo mondo è un grande ingegnere elettronico». In queste parole c’è tutta l’essenza della questione. Internet è la summa dell’informazione elettronica, è un mondo completamente etereo.
Ci sono altre frasi di McLuhan veracissime, riportate in un’intervista del 1977 in The Medium and the Light: Reflections on Religion, che approfondiscono quelle della lettera a Maritan: «Colui che viaggia al ritmo delle onde magnetiche è in qualche modo ovunque nello stesso momento. L’uomo elettronico è un super-angelo. Quando si telefona, è come non avessimo corpo; a seconda di come funziona la nostra voce, noi e le persone con cui parliamo siamo qui, nell’istante puntuale. L’uomo elettronico non ha essenza carnale, è letteralmente disincarnato. Ma un mondo disincarnato come quello nel quale viviamo è una terribile minaccia per la Chiesa incarnata, e i teologi non si sono ancora degnati di gettare uno sguardo su un simile problema».
La questione ancora più incredibile è che McLuhan non conosceva internet, ma già ne aveva compreso gli effetti.
Ancora una volta, ci viene in aiuto il genio di Chesterton, quando in “Eugenetica e altri malanni”, scriveva che il male nel mondo si propaga soprattutto tramite magnifici babbei che, credendo di fare del bene, propagano il male. Oggi ci sono tecniche di ingegneria sociale che ci manovrano a piacimento trasformandoci in tanti idioti, che pensano di volere ciò che, in realtà, è a loro imposto anche a colpi di slogan. McLuhan nel suo celeberrimo The Medium is the Message usa parole che sono veramente sferzanti: «L’idea che ciò che importa, è il modo in cui sono utilizzati i mezzi di comunicazione è la convinzione opaca dell’idiota tecnologico ».
E ancora: «Coloro che dicono che i prodotti della scienza moderna non sono né buoni né cattivi, ma che è il modo di utilizzarli che determina il loro valore, sono dei sonnambuli». Per McLuhan gli idioti tecnologici, il sonnambuli, sono quelle persone che si trovano lusingate e ipnotizzate in uno stato di “narcisistico torpore”. Difatti, una totale immersione nelle logiche mediali può condurre, inconsapevolmente, l’uomo ad una condizione di “idiota tecnologico”, ovvero una sorta di narcosi ed intorpidimento in grado di far perdere di vista la realtà. Se non abbiamo gli anticorpi intellettuali adatti, questo capita appena ne veniamo in contatto, e ci porta ad accettare come assiomi assoluti, le assunzioni non neutrali intrinseche in quella tecnologia. Se, invece, riusciamo a evitare di esserne fagocitati, possiamo guardare quella tecnologia dall’esterno, con distacco, e a quel punto riusciamo a vedere con chiarezza i principi sottostanti e le linee di forza che provocano i rivoluzionari mutamenti sociali.
Queste tecnologie sono, in sostanza, veri e propri strumenti dell’ingegneria sociale, volta a rivoluzionare la società in tempi brevissimi. Interessante notare come, per McLuhan, Narciso che s’innamora della sua immagine riflessa nell’acqua, pensando che sia un reale altro da sé, rappresenti la natura del legame infernale da cui solo la Redenzione di Nostro Signore Gesù Cristo può liberarci. In effetti, nei Vangeli, Gesù cammina sulle acque…
Comunque, non importa come è utilizzato lo “Schermo”, perché il Mezzo è il Messaggio. Osserva McLuhan: «I più, inconsapevoli degli effetti pervadenti dei media sull’uomo, non si rendono conto anzitutto che lo stesso medium è il messaggio, non il contenuto, e inoltre ignorano che il medium è il massaggio, si perdoni il bisticcio, poiché esso intride, satura, plasma e trasforma ogni rapporto sensoriale. Il contenuto o messaggio di un qualsiasi medium ha tanta importanza quanta ne ha la stampigliatura sulla cassa d’imballaggio di una bomba atomica»
E, poco più avanti, precisa che solo subordinatamente, solo per accidens, si può fare del bene tramite internet: «Affermando che il medium è il messaggio, piuttosto che il contenuto, io non voglio affermare che il contenuto non giochi nessun ruolo, ma piuttosto che il suo ruolo è di natura subordinata».
Questo comporta delle conseguenze su cui non si riflette mai a sufficienza: esiste un livello di comunicazione, buona o cattiva che sia, di cui il fruitore non è cosciente e, soprattutto, la tipologia dello strumento comunicativo incide notevolmente sull’effetto che esso produce nel fruitore. Questo perché il Mezzo è lo sfondo (il percetto), mentre il contenuto (il concetto) è l’immagine che si staglia sullo sfondo. Nel caso della lettura di un libro abbiamo lo sfondo bianco della pagina e l’immagine nera delle lettere che compongono le parole. Il concetto, pertanto, è messo bene in evidenza. Ma cosa succederebbe se le parole fossero dello stesso colore dello sfondo? Se fossero bianche su sfondo bianco oppure nere su sfondo nero? Il concetto espresso dal testo, in teoria ancora presente, non è più intellegibile!
All’epoca intuii che le parole di McLuhan esprimevano una grande verità, ma sono riuscito a comprenderle nel loro profondo significato solamente leggendo il capolavoro di Marcel De Corte “L’intelligenza in pericolo di morte”, scritta nel lontano 1969!
Ebbene, per De Corte i Media sono gli stampini che danno consistenza all’informazione liquida in continuo divenire e che in-formano, cioè danno forma, alla stessa società. Pertanto, coloro che maneggiano e governano gli “stampini”, che si chiamino Google-Facebook-Instagram…, plasmano la stessa umanità secondo i loro desiderata. In sostanza, danno forma spirituale al disincarnato Villaggio globale, espressione non a caso coniata da McLuhan. Ai colossi di Internet, poi, s’associa una pletora infinita di bloggettari, che possono tramettere a piena tastiera la propria opinione su tutto lo scibile umano. Da evidenziare, a questo punto, le sagaci parole di De Corte, che sembrano scritte proprio per il mondo di internet: “Mentre in una società vivente l’essere sociale stabilisce l’opinione reale, nella “dissocietà” democratica è l’opinione che fa l’essere sociale e costituisce la società. Qui, dunque, non è l’essere del vero, del bello, del bene a cui tutti partecipano che dà nascita ed esistenza all’opinione, al contrario, è l’opinione che genera i valori di verità, di bontà, di bellezza: L’OPINIONE FA L’ESSERE” (maiuscolo nel testo originale, ndr).
Le parole di De Corte, ripeto scritte nel 1969, sono impressionanti, svelano la vera essenza di internet e gettano un fascio di luce sugli obiettivi dei suoi manovratori: “L’informazione deve raggiungere l’uomo moderno là dove rasenta il nulla, sul suo piano più basso, nella sua indeterminatezza, nella sua mancanza di carattere e di personalità, in tutte le sue debolezze. In tal modo si congiunge alla democrazia moderna, di cui è superfluo ricordare che è «livellamento in basso». Quindi, ad un certo grado di potenza tecnica d’informazione, il potere non può non mutarsi in volere, soprattutto quando è nelle mani dello Stato anonimo e radicalmente laicizzato. La tentazione è immensa. Ci si trova davanti un gregge che bela per essere guidato non importa dove? Come resistere? Ecclesiastici dalla mentalità postconciliare non esitano un istante: Dio lo vuole! Basta leggere la «buona stampa» progressista per constatare come la loro adesione di ventriloquo è esatta. La deformazione della informazione obbedisce a leggi di cui soltanto adesso cominciamo a supporre l’importanza. Ne abbiamo già sottolineata la più generale: quella del silenzio. Quanto da noia, viene eliminato. […] Ogni avvenimento, ogni ragionamento contrario all’opinione che l’informazione vuole creare è così sottratto alla conoscenza dell’informato. La pratica del «taglio» è diffusa in tutti i giornali, salvo forse in alcuni fogli ancora indipendenti. Alla televisione è la regola; se ne potrebbero citare qui esempi indiscutibili”.
E qui De Corte mette il dito sulla piaga del potere anti-cristico dell’informazione moderna che fa dire a McLuhan che, dopo tutto, il principe di questo mondo è un grande ingegnere elettronico: “Come osserva acutamente e forse inutilmente Jean Madiran, «l’informazione moderna, per natura, ignora ciò che è importante e non ritiene che la scorza estranea alla dimensione interiore e alla dimensione storica… Le tecniche dell’informazione moderna esigono anzitutto, da chi le maneggia, che si collochi fuori dalle condizioni umane di riflessione e meditazione, di confronto, le quali permettono di cogliere la portata dell’avvenimento»”.
Inoltre, l’informazione si situa psicologicamente “sul piano dell’attività sensoriale, ma invadente al punto da sopprimere l’attività propriamente intellettuale. È in permanenza il contrario di un’educazione della mente, che si effettua con l’analisi e la riunione dell’essenziale. È cancellazione della mente. E anche, come annunciava Péguy, ‘una cancellazione del creato: l’inizio della cancellazione del creato’».
In tale modo si giunge dove si deve giungere, partendo da un principio falso: all’incoerenza. Come dice sarcasticamente Chesterton, sempre più penetrante della maggior parte dei nostri sociologhi, «non occorre più lottare contro la censura sulla stampa, abbiamo una censura ad opera della stampa».
Oggi la censura avviene in modo opposto, tramite il bombardamento di notizie. I media elettronici funzionano proprio nel modo previsto da McLuhan: alterano lo sfondo. Quando si è letteralmente cannoneggiati di notizie, le informazioni si dissolvono, diventano inintelligibili. Cerco di spiegarmi utilizzando una metafora del mondo animale: i banchi di pesci cercano di sfuggire al predatore facendo gruppo. Se il predatore non riesce a fissare visivamente la singola preda allora non riuscirà a coglierla: tutto scorre, tutto è in divenire. Quando si è bersagliati da centinaio di notizie al giorno la realtà diventa fuggevole e l’approfondimento impossibile…
Come funziona, invece, l’ingegneria sociale? Consideriamo sempre ogni pesciolino del banco come il singolo fruitore del sistema mediatico: le orche dei manovratori, conoscendo bene le regole del gioco, spingono e riuniscono tutto il banco di pesci in un punto molto prossimo alla superficie del mare e, venendo da sotto a bocca spalancata, lo inghiottono interamente.
I manovratori di Internet possono pure permettersi che alcune persone si convertano alla fede cattolica, tramite la rete. Anzi, purché non escano dal sistema, in un certo modo ne sono funzionali: molti convertiti tramite il web lo elogiano, sperticandosi le mani!
Il potere mediatico, di cui Internet rappresenta il non plus ultra, è il meccanismo terribile che in-forma la massa di monadi scollegate le une dalle altre. Prosegue De Corte: “La principale legge deformante dell’informazione non è, però, negativa, come la precedente. Ma come lascia intravedere quanto si è detto, rappresenta nel campo politico e in quello sociale la stessa parte che le forme a priori della sensibilità e delle categorie mentali rappresentano nella conoscenza secondo Kant. L’informazione è quasi sempre una in-formazione, una forma introdotta nella materia dei fatti, una maniera di concepirli imposta loro dall’informatore, in maniera da rendersi padrone della mente di chi viene informato. Come il pensiero di Kant non conosce delle cose se non quanto vi mette, l’informato non conosce della storia presente, passata e futura, di cui l’informazione gli traccia il quadro, che l’interpretazione nel quale l’informatore la racchiude. È fin troppo chiaro, infatti, che l’individuo, membro della società di massa, non può orientarsi nel dedalo dei fatti, degli esseri e delle cose coi quali entra in rapporto per mezzo dell’informazione, senza ricevere qualche indicazione sul loro significato e senza ordinarli. Ha quindi bisogno di cornici, di etichette, di forme. Gli indicatori politici e religiosi (e i loro ispiratori, beninteso) sono in questo campo autentici virtuosi dell’ermeneutica dei fatti. […] Il fine perseguito dall’informazione deformante è chiaro: carrozzare l’avvenimento in maniera tale che sembri dire il contrario di quanto significa. La fonte di queste rappresentazioni stereotipe, che modellano i fatti sulla specifica eccitazione da provocare, è manifestamente la soggettività degli informatori e di quelli che li comandano. Uno spirito oggettivo riceve l’oggetto. La mente soggettiva invece si proietta sull’oggetto ridotto in precedenza allo stato di materia docile e duttile. Vi proietta le idee e le immagini che egli se ne fa e che, nate da lui, portano il suo segno. Così ritrova sé stesso negli esseri e nelle cose che egli informa. Qui tutta l’arte dell’informazione sta nel trovare una forma che si imprima sull’oggetto in maniera che l’individuo di massa l’accetti o la rifiuti. Qui si tratta di scoprire una maniera di interpretare gli esseri e le cose capace di scatenare nei loro confronti un comportamento positivo o negativo. Grazie a queste forme a priori, agli stampi così forniti gratuitamente, l’individuo della società di massa si convince di potere agevolmente riconoscere tutto quanto gli è ostile oppure favorevole. Non ha più bisogno di ragionare, di far personalmente una scelta, una opinione propria corrispondente alla realtà. Automaticamente applica i modelli prefabbricati di cui la propaganda gli ha arredato l’immaginazione, agli avvenimenti, agli uomini, alle condizioni che gli si presentano. E poiché tutti gli altri individui della collettività di cui fa parte sono stati sottoposti dall’informazione allo stesso bombardamento, viene a crearsi l’unanimità quasi completa che mina a meraviglia la coesione sociale delle comunità naturali e la soverchia”.
Per ottenere l’obiettivo di un governo mondiale totalitario e anticristico, in cui l’unica religione ammessa sia quella “umanitaria”, è necessario distruggere l’intelligenza. De Corte arriva alla conclusione del suo lungo capitolo sull’informazione deformante: “Nihil in intellectu quod prius non fuerit in sensu: non vi è nulla nell’intelletto – nessun vero giudizio – che prima non sia stato nei sensi. Gli Scolastici esprimevano questa evidenza dichiarando che l’intelligenza umana è di per sé imperniata sull’essere della realtà sensibile. Il giorno in cui l’uomo non potrà più sentire, non potrà più pensare, sarà separato dal vero, dal bene e dal bello. Quel giorno è sorto. Saremmo noi anche alla venticinquesima ora? Nello stesso tempo, l’intelligenza diviene per il travestimento dell’immagine, universale, generica, e si volge al genere umano tutto, vale a dire, al carattere animale dell’uomo. Tale universalità si è intensificata ancora dalla confusione fra l’immaginario e il reale proprio della informazione stessa. Persuasi che la finzione è realità e che le lucciole sono lanterne, dall’informazione che li priva della loro differenza specifica, l’intelligenza, i nostri contemporanei vogliono essere certi e sicuri che la loro malattia è salute. Perciò diffondono il contagio. E vogliono contagiare. Vogliono che la loro aberrazione divenga universale. La nota formula di Roosevelt: the world save for democracy, compendia tutte le loro aspirazioni. E lo si comprende: l’espansione ecumenica del loro smarrimento trasforma gli errori in verità. La propaganda ne fornisce loro il mezzo fissando la loro attenzione sull’immagine della realtà e non sulla realtà, sulla marca del sapone che rende-irresistibili-tutte-le-donne-come-le-stelle-del-cinema che l’usano e non sul sapone; associando l’immagine del sapone a quella dell’attrice-di-celebrità-mondiale, gli si conferisce una fama universale. Qualsiasi cosa può essere così dilatata alle dimensioni dell’universo. Bisogna che sia così: l’immagine deve rivestire l’attributo proprio della verità che soppianta e che è l’universalità. Quando la finzione é universale è vera. Come potrebbe l’intelligenza dell’uomo sopravvivere?”.
L’intelligenza dell’uomo, staccata dalla realtà, muore e, come conseguenza, risulta praticamente impossibile l’atto di fede. Infatti, la fede è eminentemente atto dell’intelletto: “Credere è direttamente atto dell’intelletto, in quanto ha per oggetto il vero che propriamente appartiene all’intelligenza. Perciò è necessario che la fede, essendo principio di quest’atto, risieda nell’intelletto (II-II, q. 4, a. 2; cfr. De Ver., q. 14, a. 4). Propriamente è un atto del giudizio (non dell’astrazione o del ragionamento). Infatti “Le cose conosciute sono in chi le conosce secondo la natura del conoscente. Ora è proprio della natura dell’intelletto conoscere la verità componendo o dividendo (ossia giudicando)” (II-II, q. 1, a. 2).
L’atto del giudizio è proprio quello che viene distrutto dall’informazione deformante. Per l’uomo così lobotomizzato, pertanto, l’unico atto di fede religiosa possibile, all’interno di questo perverso sistema anti-cristico, è quello MODERNISTA che si sposa perfettamente al sistema! Infatti, sempre De Corte, in La Grande Eresia, ci ricorda che il modernismo, che fa sua la filosofia della modernità, arriva a proclamare che il dato Rivelato non è una verità oggettiva di fronte alla quale l’intelletto deve inchinarsi, bensì l’idea che ognuno se ne forma.
Conclusione. I social net-work sono il veleno potente per distruggere, soprattutto nei giovani, l’intelligenza delle persone. Sono l’esca, l’amo e l’arma micidiale del potere anticristico, non usiamoli a cuor leggero o, meglio, usiamoli con molta parsimonia e se possibile non usiamoli affatto.
Gli strumenti mediatici elettronici, che si chiamino Google-Facebook-Instagram, veramente sono una minaccia terribile per la Chiesa incarnata. Quanti ne sono veramente consapevoli tra i fedeli ed il clero rimasto cattolico? Quanti ne subiscono, letteralmente, l’incantesimo infernale?
Cosa possiamo fare nel nostro piccolo? Il passo iniziale è esserne consapevoli per non ingoiare l’amo, che non esito a dire infernale: nam gaudet et piscis, quando hamum non videns, escam devorat (Sant’Agostino, De Agone Christiano, 7, 8), ma quello essenziale è rimanere saldi nella fede, tenendo conto che la nostra battaglia “non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Lettera agli Efesini).
Penso che l’unico modo per non venire bolliti, come nella metafora della rana nel pentolone, sia quello di avere la forza di tirare una riga da non superare. Occorre, però, esercitare le virtù cardinali nella loro massima espressione. Ne saremo capaci? Preghiamo per chiederne la grazia.
Andrea Mondinelli
(FOTO: PH, PxHere)
