In occasione della Conferenza dei Conservatori americani (CPAC), tenutasi a Washington in febbraio, il Presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha affermato nel suo discorso che la giustizia sociale è violenta e ingiusta, che non è né giusta né sociale, e che è semplicemente un’aberrazione; ha anche detto che la redistribuzione del reddito implica rubare ad alcuni per dare ad altri.

Da parte sua, il portavoce presidenziale, nella conferenza stampa del 28 febbraio, in sintonia con il Presidente, ha affermato che il benedetto Stato attuale ha tolto tutto e non ha dato nulla agli argentini, che la giustizia sociale è responsabile del 50 per cento dei poveri e di non essere d’accordo con le dichiarazioni fatte dal Santo Padre su questo argomento.

Cosa ha detto Papa Francesco? Nel suo discorso di apertura del Congresso convocato dal Comitato Panamericano dei Giudici (COPAJU), che ha inaugurato una sede nella città di Buenos Aires (28/02/2024), il Papa ha affermato che lo Stato è oggi più importante che mai ed è chiamato a svolgere il ruolo centrale della redistribuzione e della giustizia sociale. E ha aggiunto: non basta la legittimità d’origine, ma deve essere legittimo anche l’esercizio, e ha concluso con la seguente riflessione: a che serve il potere se si allontana dalla costruzione di società giuste?

In altre e ripetute occasioni, il presidente Milei ha anche affermato che lo Stato è un’organizzazione criminale e che la riscossione delle tasse è un furto. Senza dubbio questi errori concettuali e la confusione nella testa di chi ha in mano la gestione della cosa pubblica tra ciò che dovrebbe essere e ciò che realmente è, è a tal punto grave dall’avere conseguenze sul piano sociale ed economico.

Contrariamente a quanto sostiene ideologicamente il presidente Milei, lo Stato non è un’organizzazione criminale né la riscossione delle tasse è un furto. Bisogna distinguere tra l’azione dello Stato in Argentina, che si è realmente trasformato in un saccheggio politico, dove la cosa pubblica è diventata affare privato di pochi, e d’altra parte quello che lo Stato dovrebbe essere, la causa che lo legittima e l’azione redistributiva scopo della politica fiscale al fine della giustizia e dell’equità sociale.

Lo Stato – come la famiglia – è un’entità naturale (entità morale, non fisica) e necessaria alla vita dell’uomo, e come entità naturale significa unità di ordine, poiché l’uomo tende necessariamente a vivere in modo organizzato[1]. Parimenti, l’autorità è un bene essenziale dello Stato e la causa che la legittima, causa finale dello Stato, è il Bene Comune, inteso come l’insieme delle condizioni sociali che consentono ai cittadini lo sviluppo conveniente e pieno del proprio perfezionamento[2]. Per questi motivi Papa Francesco afferma giustamente che non si raggiunge la legittimità dell’origine dell’autorità, ma piuttosto che il suo esercizio deve essere legittimo purché adempia al proprio scopo, anche se il portavoce presidenziale non è d’accordo.

Non è nemmeno vero che la giustizia sociale sia responsabile del 50 per cfento dei poveri in Argentina, tanto meno che sia violenta e ingiusta, o un’aberrazione, come sostiene il presidente Milei. Errore concettuale gravissimo, inaccettabile da parte di chi detiene la massima autorità politica poiché comporta conseguenze non di poco conto nella definizione e nell’attuazione delle politiche economiche.

La gestione governativa del presidente Milei aderisce concettualmente e filosoficamente alle idee anarcocapitaliste e libertarie di David Friedman, figlio di Milton Friedman (Scuola di Chicago) e autore dell’opera “L’ingranaggio della Libertà” (1973), opera in cui egli proclama una società senza governo, poiché questo sarebbe responsabile di attività illecite come la riscossione delle tasse, e sostiene che solo la proprietà privata e il libero mercato rendono possibile la libertà e il controllo della propria vita da parte di ogni individuo, in una società interdipendente di collaborazione volontaria. Friedman aderisce anche al pensiero della Scuola austriaca dell’economia di mercato,  della quale uno dei principali esponenti è Friedrich von Hayek. Egli afferma: “(…) Sono arrivato a considerare la giustizia sociale come niente più che una formula vuota (…) L’espressione giustizia sociale oggi è generalmente usata come sinonimo di quella che un tempo veniva chiamata giustizia distributiva[3].

Alcune precisazioni concettuali

La giustizia distributiva si riferisce all’obbligo del tutto (klo sStato) nei confronti delle parti (cittadini) e il suo obiettivo è ridistribuire il reddito nazionale in modo equo e proporzionale, tenendo conto dei più bisognosi; obbliga inoltre lo Stato a generare e garantire le condizioni sociali che rendano possibile un livello di sussistenza dignitoso per tutti i cittadini. Per raggiungere questo obiettivo, lo Stato dispone di una politica fiscale, il cui scopo è di ottenere un effetto redistributivo del reddito nazionale attraverso le entrate e le spese pubbliche definite e approvate nel bilancio.

La giustizia legale si riferisce all’ordinamento delle parti (cittadini) rispetto al tutto (Stato),  in cui lo Stato impone oneri in ordine al Bene Comune in base al criterio di proporzionalità. Questa giustizia presuppone l’obbligo (obbligo morale) dei cittadini di pagare le tasse e di contribuire con i loro beni e redditi al Bene Comune, ma esige anche che il sistema fiscale non sia confiscatorio, cioè non attacchi la proprietà privata e che le tasse e gli oneri siano applicati e distribuiti nella giusta proporzione, attraverso una prudente misurazione della capacità contributiva dei cittadini. “(…) la giustizia legale è una virtù speciale nella sua essenza, in quanto guarda al bene comune come proprio oggetto. E quindi sta nel governante innanzitutto come virtù architettonica, e poi nei sudditi come obbligati amministrativamente”.[4]

Quanto poi alla giustizia sociale, si tratta di un concetto più ampio e generale di quello della giustizia legale e comprende le responsabilità dei governanti e dei governati, cioè dell’intero corpo sociale, rispetto ai più bisognosi e ancor prima la partecipazione dei cittadini al Bene comune.[5]

In breve, lo Stato non è un’organizzazione criminale, l’imposizione e la riscossione delle tasse non è un furto e la giustizia sociale non è un’aberrazione né è responsabile del livello di povertà in Argentina. Se arriviamo a questo è perché lo Stato ha non ha rispettato il suo scopo e ed è diventato un ambiente favorevole alla corruzione e all’assistenzialismo degradante.

Spero che le attuali autorità comprendano ciò e ricorrendo ad una certa dose di realismo arrivino a distinguere con chiarezza concettuale – lontano da ogni fondamentalismo e da ogni ideologia – ciò che è, da ciò che dovrebbe essere. Questo permetterà loro, come Papa Francesco ha detto, di esercitare il potere per costruire società giuste. Solo così sarà legittima l’autorità che la maggioranza del popolo argentino gli avrà affidato.

Daniel Passaniti

Marzo 2024

(Foto:wikipedia))


[1] Carmelo E. Palumbo: Guía para un estudio sistemático de la Doctrina Social de la Iglesia. Editorial CIES, 4ta Edición, págs.. 235 y ss.

[2] Juan XXIII: Pacem in terris, 58

[3] Friedrich von Hayek: Nuevos estudios, Editorial Eudeba –pág. 51

[4] Santo Tomás: Summa Teológica, II-II, q.58 – art.6

[5] Carmelo E. Palumbo: obra citada, pág. 105

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