
Pubblichiamo uno stralcio dello studio di Matteo D’Amico “Potere cibernetico e dominio globale. Il messianismo gnostico della Rete”, pubblicato nell’ultimo numero del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”, rivista trimestrale dell’Osservatorio [vedi QUI il sommario e le indicazioni per l’acquisto].
Se pensiamo la rete come un sistema cibernetico dobbiamo pensarla come un sistema proattivo che raccoglie incessantemente feedback e si adatta alla situazione mutevole, modificandosi (sistema di retroazione). In effetti Internet è un immenso sistema cibernetico dove il controllore conosce sempre meglio il controllato, lo anticipa, ne modella desideri e reazioni; la sua forza è data dal fatto che ogni interazione con la Rete è di fatto immediatamente registrata e processata traducendosi in una migliore profilazione degli utenti stessi e quindi in un migliore loro controllo e in una più accurata previsione dei loro comportamenti futuri.
Questo processo avviene applicando le tre leggi della cibernetica: wiener-Shannon-Ashby (il sistema di controllo deve superare il sistema controllato in potenza e complessità); Anokhin-Beer (il sistema di controllo deve essere in grado di anticipare lo sviluppo del sistema controllato); Sedov-Nazaretian (in un sistema complesso organizzato gerarchicamente la diversità al livello superiore può essere ottenuta riducendo la diversità ai livelli inferiori). Ecco spiegato il senso del gender, la cancel culture, la distruzione del passato storico dei popoli e della loro identità.
Necessità di una iperconnessione continua e assoluta di tutti
L’ottimizzazione del sistema di controllo cibernetico su cui si fonda la Rete esige che gli utenti siano collegati il più possibile alla Rete stessa e, se possibile, sempre, giorno e notte. Infatti, più si è connessi, più informazioni si cedono alla Rete e ai suoi controllori, più aumenta il controllo sugli utenti e la capacità di indirizzare le loro scelte.
Ricordiamoci che Google controlla circa il 65 % delle ricerche online e che sta scannerizzando tutto lo scibile (pare sia giunta al 5% dei testi scritti di tutti i tempi) in vista del raggiungimento di una super Intelligenza Artificiale, in pratica della singolarità.
Facebook ha quasi 3 mld di utenti, in pratica un adulto su due nel mondo ha la sua pagina Facebook. Un suo alto dirigente ha detto: “Per molti versi, Facebook somiglia più a un governo che a un’azienda tradizionale. Abbiamo una grande comunità di persone e più di altre aziende siamo davvero in grado di indirizzarne l’orientamento politico”.
L’algoritmo Edge Rank, che regola tutto ciò che accade su Facebook, utilizza 100.000 indicatori per decidere cosa mostrare agli utenti; il codice dell’algoritmo è composto da 60 milioni di righe di comandi. Regolando il codice di controllo degli algoritmi, Facebook è in grado di modificare ciò che gli utenti vedono o leggono, può mettere in evidenza i video, anziché i testi o bandire le presunte fake-news. In altre parole, il mondo in cui l’utente Facebook viene immerso è totalmente artificiale e pianificato millimetricamente dal codice.
Cameron Marlow, ex-direttore del team di scienza dei dati di Facebook, ha detto: “Per la prima volta abbiamo a disposizione un microscopio che non ci consente solo di analizzare i comportamenti social a un livello di dettaglio mai visto prima, ma anche di fare esperimenti ai quali sono esposti milioni di utenti”.
La società Amazon è un caso molto interessante di successo inarrestabile ed è nota a tutti per alcune sue particolarità: iniziamo con il ricordare che da Amazon transita il 65% degli e-book e il 40% dei libri acquistati on-line. Da questo controllo pressoché integrale del mondo dei libri consegue il suo potere schiacciante sulla sfera dell’editoria; è Amazon che dice alle case editrici come devono essere i libri, come devono svilupparsi le trame e ogni altro aspetto rilevante ai fini del successo editoriale. Infatti, soprattutto attraverso il controllo automatico da remoto degli e-book, l’algoritmo registra tutti i comportamenti del lettore: a che pagina si interrompe, cosa sottolinea, la velocità di lettura, il gradimento nei messaggi agli amici; il lettore è continuamente spiato e i dati così carpiti sono poi utilizzati dagli editori per sfornare nuovi libri sempre più conformi ai gusti di un pubblico ormai vivisezionato da Amazon.
Ma Amazon sta crescendo irresistibilmente anche nel settore del commercio on-line, dove è giunto a vendere 25 milioni di articoli al giorno ed è avviata a raggiungere un sicuro monopolio, spazzando via, lentamente, tutto il commercio al dettaglio e all’ingrosso.
Avanzano inoltre le applicazioni che utilizzano Big-data per pianificare le campagne politiche, per supportare le forze di polizia con programmi di previsione pre-crimine (software Giove italiano) o di riconoscimento facciale di tipo cinese.
È ormai un fatto assodato l’accesso dei servizi di sicurezza ai cellulari spenti (incluso microfono e telecamera).
Sono inoltre in forte crescita le applicazioni al mondo medico-sanitario con la stima di un mercato della e-salute che dovrebbe raggiungere i 10.000 mld dollari di fatturato. Si parla ormai sfacciatamente – e ridicolmente – di ricerca dell’immortalità con l’integrazione di robotica, genetica, nanotecnologie, neuroscienze, informatica, etc.
Con l’avvento delle reti super-veloci a 5g passeremo all’informatizzazione degli elettrodomestici, al controllo da remoto degli autoveicoli, ai braccialetti che controllano salute fisica e psichica con legami al costo dell’assistenza sanitaria (chi porta il braccialetto potrebbe ricevere forti sconti, essendo meglio prevedibili gli eventi infausti). Infine, l’integrazione e l’interfacciamento neuroni-silicio per alcuni dovrebbe aprire definitivamente al transumanesimo, con l’integrazione e l’eternizzazione dei singoli uomini dislocando la mente e la memoria su un supporto digitale.
Le conseguenze antropologiche e le derive totalitarie
A quali conseguenze porterà la crescente digitalizzazione della vita delle persone, la loro dipendenza totale dalla Rete, la necessità di essere sempre collegati e il loro vivere osservando migliaia di volte al giorno lo schermo del cellulare? Partiamo da una profonda osservazione di Marc Fumaroli secondo il quale la iper-digitalizzazione della vita dei singoli avrà questo effetto: “Imprigionare l’umanità nell’universo utilitarista e manipolabile della quantità”, ovvero ridurre la vita dell’uomo a qualcosa di misurabile, di completamente razionalizzabile e di interamente prevedibile, a cosa fra le cose, in un processo di reificazione assoluto e irreversibile.
Lo storico Francis Hartog ha spiegato come la Rete produca quello che lui chiama il “presentismo”, riducendo il tempo a una serie di momenti istantanei, senza un vero contesto e senza alcuna nervatura storica. Tutto accade in una generale assenza di provenienza e di passato, e dunque di futuro, di libero progettarsi, di libertà autentica. La digitalizzazione totale e compiuta dell’umano porta all’impossibilità di avere memoria; in tal modo, in un mondo onirico dove tutto può accadere, ma al di fuori di ogni contesto di senso autentico, non è più possibile nessuna interpretazione, ovvero nessuna adesione piena alla verità nel suo originario darsi. In altre parole, si è avviati verso modalità di vita che produrranno una pratica impossibilità di ogni vita spirituale.
La despiritualizzazione e desacralizzazione della vita prima di passare dal male e dalle turpitudini che la Rete rende possibili così a buon mercato, passa dalla frammentazione della temporalità del soggetto, ridotta ai brandelli di un’attenzione febbricitante e vuota, come di bambini imprigionati in un circo folle e desolato. Ma se il tempo e il silenzio sono frantumati, diventa impossibile abitare il miracolo della nostra presenza nel mondo e in queste condizioni di derelizione, sarà sempre più difficile pregare con vero fervore e scegliere con tutto il cuore di appartenere solo a Nostro Signore Gesù Cristo.
Matteo D’Amico
(Foto: Pixabay)
