Pubblichiamo la recensione firmata dal Prof. Fernando Pascual LC al libro di Stefano Fontana, Ateismo cattolico? Quando le idee sono fuorvianti per la fede, Edizioni Fede & Cultura, Verona 2022 [vedi QUI], pubblicata sulla rivista Ecclesia, 38 (2024) 1, pp. 139-144 del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum.

Le idee hanno conseguenze, come ricordava tempo fa un libro (che sosteneva questa tesi nel suo stesso titolo) di Richard Weaver. Il volume che qui presentiamo lo dimostra abbondantemente. Il suo autore è Stefano Fontana, saggista e studioso di dottrina sociale e della relazione tra fede e politica.

È difficile valutare in modo adeguato le numerose riflessioni dell’Autore, come anche indicare gli orizzonti aperti da questo lavoro. Fissiamo l’attenzione su una presentazione generale e su alcune idee che consideriamo centrali.

Già nella introduzione si evidenzia l’importanza di stabilire validi ponti tra la filosofia e la fede, a partire dalla domanda provocatoria: “Cosa capita se la fede, per elaborare la propria teologia, ossia la comprensione di se stessa nella Chiesa, adopera uno strumento filosofico inadeguato o, perfino, ingannevole?”. Per Fontana esiste il rischio che i credenti usino strumenti filosofici propri di un “cripto-ateismo”, che a poco a poco giungono a svuotare gli autentici contenuti della fede, riconducendoli ad un orizzonte riduttivo e immanentista (pp. 8-9). Non si tratta solo di un rischio e il volume mostra come questi fondamenti erronei sono stati prodotti in passato e mantengono una forza sorprendente e pericolosa ai nostri giorni.

Le varie analisi e riflessioni sono raccolte in nove sezioni o capitoli, senza numerazione. La prima sezione vuole delimitare e definire ciò che si intenderebbe per “ateismo cattolico”. L’Autore riconosce che si tratta di una nozione strana, però tramite di essa si esprime l’introduzione dell’ateismo filosofico (connesso con l’immanentismo moderno in filosofia) nella riflessione sulla fede fino a snaturarla (p. 11). Per sviluppare meglio l’idea, vengono presentati diversi momenti del pensiero moderno che andrebbero spiegati come una opzione non fondata razionalmente: credere che l’intelligibilità e la stessa esistenza del mondo dipendano dal pensiero. In questo modo si vede il mondo come autosufficiente, e si finisce per mettere da parte qualche eventuale aiuto di Dio per salvarlo (pp. 18-23).

Nella seconda sezione si confrontano due concetti: ateismo e filosofia cristiana. Dopo aver evidenziato come la recente costituzione Veritatis gaudium trascuri di ricordare la filosofia cristiana, Fontana cerca di chiarire cosa si intenda per filosofia cristiana, la quale troverebbe la propria ragione nel primato della fede sulla ragione (pp. 33-41). La sezione termina con uno sguardo sulla nozione di civiltà cristiana che richiede di fondare il bene comune in Dio (pp. 45-48).

In seguito (terza sezione) si analizzano le relazioni tra protestantesimo e ateismo filosofico, con un particolare interesse per Kant. Questa non sarebbe una novità dato che, quasi un secolo fa, Karl Löwith si era espresso sul tema. Nel finale si torna sulla tesi centrale di questo studio: l’ateismo sarebbe entrato nella teologia cattolica tramite la teologia protestante (p. 64).

Risulta di particolare interesse la sezione quarta, che mostra i legami tra la teologia di Karl Rahner e la situazione attuale della Chiesa cattolica. Inquieta constatare che in un libro pubblicato da Rahner nel 1972 si formulavano domande come la seguente: perché un cattolico non potrebbe approvare una legge sull’aborto, perché dovrebbe rispettare il comandamento di santificare le feste e perché le donne non possono essere ordinate sacerdote (p. 69), e nello stesso tempo si chiedeva una Chiesa “democratica, de-clericalizzata, pluralista anche nella dottrina e aperta a tutti” (pp. 69-70). Con gli sviluppi successivi di questi progetti di Rahner si è giunti a difendere l’idea di una autonomia del mondo, nel quale Dio si autocomunica nel profano e negli avvenimenti storici (pp. 77-79), e si sarebbe prodotta la cosiddetta “svolta antropologica” (pp. 80-81). Più avanti si descrive una serie di fenomeni molto presenti nella attuale situazione della Chiesa, anche tra i pastori, che mostrano deviazioni ed errori in temi molto importanti come la pluralità delle religioni, la subordinazione della dottrina alla pastorale, l’elaborazione di una nuova teologia morale (soprattutto a partire da Amoris laetitia) e sociale, che abbandona la precedente Dottrina sociale della Chiesa (pp. 81-91).

La quinta sezione esamina altre conseguenze delle scelte filosofiche che hanno modificato la teologia cattolica con proposte come la “conversione pastorale” e vari aspetti del progressismo cattolico. La conversione pastorale viene descritta come “emancipazione della prassi pastorale dalla sua dipendenza dalla dottrina, emancipazione giunta al punto estremo della partecipazione della prassi pastorale alla stessa costruzione della dottrina” (p. 93). In questo contesto si analizza il concetto di rivoluzione, in se stesso e applicato alla teologia (pp. 95-105). Tutto ciò ha condotto al passaggio da quanto in precedenza era “teologia della pastorale”, alla “teologia pastorale”, che sarebbe diventata la nuova teologia dogmatica (pp. 105-107). 

Le dense riflessioni esposte fino a questo punto del libro incontrano una certa parentesi nella sesta sessione (senza che per questo cessi di essere arricchente e stimolante) nel concentrarsi su Dante come lo presenta e critica Étienne Gilson, soprattutto per quanto riguarda le relazioni tra Chiesa e Stato, tra natura e soprannatura.

Il tema prosegue con il confronto tra il paradigma metafisico e il paradigma ermeneutico inquadrando il magistero sociale dopo il Vaticano II (settima sezione). Nel passaggio dalla metafisica all’ermeneutica è stato modificato la nozione di bene comune, slegandolo sempre di più dall’autorità di Dio (pp. 128-132). Qualcosa di simile sarebbe capitato per nozioni chiave come quelle di sussidiarietà e libertà religiosa (pp. 133-142).

La penultima sezione affronta il tema educativo (su cui Fontana ha pubblicato nello stesso anno 2022 un libro), per difendere la convenienza della scuola parentale cattolica. L’Autore segnala un grave pericolo se si esclude la Chiesa dall’ambito educativo: che nasca un “altro Grande Educatore, il Mondo, che educherà non solo i figli, ma anche i genitori, ad una religione disumana” (p. 148).

L’ultima sezione, presentata come una “divagazione finale” abbozza alcune idee sulla filosofia cristiana tra quelle proposte da Chesterton. Con i suoi paradossi, il grande scrittore inglese svelava la forza della filosofia cristiana: essere naturale, comune, semplice (p. 169). Inoltre, denunciava il grande crollo del mondo moderno, che non era tanto di carattere morale quanto di carattere mentale (o intellettuale, p. 173).

Non c’è bibliografia finale, né indice dei nomi. Possiamo segnalare, per terminare queste righe, l’uso adeguato delle note, che permettono di affrontare i diversi temi; note che raccolgono sia le fonti (soprattutto articoli e libri) di quanti hanno assunto una filosofia errata, atea, nell’elaborare le proprie proposte teologiche, sia quelle di chi, con grande lucidità (per esempio del Noce o Fabro) hanno criticato gli errori filosofici che hanno condotto alle gravi deviazioni teologiche presenti ai nostri giorni.

Fernando Pascual, LC   

(Foto:Pixabay)

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